Carini, la suora e la truffa: "Ci metto una più giovane"

Truffa, le ultime intercettazioni: “Ci metto una suora più giovane”

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Cosa diceva la fidata collaboratrice della madre superiora

PALERMO – È il 3 aprile 2025, una manciata di minuti prima delle otto del mattino Giuseppa Cardinale contatta un’impiegata delle Poste di Carini. Si presenta come “quella della Comunità”. Cardinale è la fidata collaboratrice di suor Antonina Cataldo, madre superiore dell’istituto “Sorelle missionarie della Misericordia”. Entrambe sono finite sotto inchiesta per truffa e autoriciclaggio.

Secondo la Procura di Palermo, la suora avrebbe ottenuto soldi e regali dai fedeli dietro la minaccia di subire punizioni divine in caso di diniego.

Le intercettazioni sono le ultime eseguite dai finanzieri del gruppo Tutela spesa pubblica del Nucleo di polizia economico-finanziaria. Conterebbero la prova delle manovre per proteggere un enorme giro di soldi. C’è il sospetto che in qualche modo la suora fosse venuta conoscenza dell’inchiesta. Qualcuno avrebbe violato il segreto d’ufficio.

“Ho fatto la donazione dei soldi e ora ne dovevo mettere ancora, però la dovevo aggiornare per metterci un nome della comunità più giovane, perché la madre (Antonina Cataldo, ndr)… diciamo… c’ha tanti anni…. ci metto una suora più giovane, u capiù (l’ha capito, ndr)?”. L’impiegata, che tra l’altro non lavora a Carini, è rispettosa delle regole e della procedura: “… signora deve parlare con la consulente… deve portare il codice fiscale della persona”, spiega annunciando che la farà contattare da una “collega”.

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L’ombra di una possibile talpa viene fuori dalle parole di una suora dell’Istituto che da tempo si era trasferita a Roma. Era tornata in Sicilia, in particolare a Monreale, per un funerale ed era stata avvicinata da una donna che “mi ha confermato l’esistenza di un’indagine e che madre Antonina avrebbe avuto bisogno di un avvocato. Da quel momento ho notato che le suore dell’istituto sono molto prudenti ed evitano di parlare al telefono”.

Addirittura “mi hanno chiesto di scaricare un’applicazione denominata Telegram in quanto ritenuta più sicura per le comunicazioni, cosa che non ho fatto”.


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