Suora di Carini sotto inchiesta per fruffa. "Così ci ha raggirato"

“Madre Antonina mi disse vuoi vivere o morire?” e spuntano 2 milioni

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Il racconto dei fedeli: "Era come una setta"

PALERMO – “Madre Antonina mi disse vuoi vivere o morire”, racconta una delle presunte vittime di suor Antonina Cataldo, finita sotto inchiesta per truffa e autoriciclaggio. La richiesta era di quelle che pesano: “Voleva che mia sorella diventasse suora e io prete”. Altrimenti ci sarebbero state “delle ripercussioni di salute”.

L’atto di accusa di pm e finanza

L’uomo non ha ceduto e ha raccontato tutto ai finanzieri del gruppo Tutela spesa pubblica del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo. Le denunce sono diventate l’ossatura dell’atto di accusa del pubblico ministero Maurizio Bonaccorso che ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini alla madre superiora dell’istituto “Sorelle missionarie della Misericordia” di Carini.

Come una “setta”

Qualcuno si spinge a definirla “una setta” che si muoveva in nome del dio denaro: “Madre Antonina Cataldo sfruttava le debolezze e lo stato di bisogno di ciascuna di noi per esercitare il suo potere. Molte persone, ad esempio, avevano gravi malattie (o le avevano dei prossimi congiunti), altre, invece, speravano in un intervento della suora per trovare un’occupazione o un marito, avere dei figli, ovvero ancora per altre necessità. In tutto questo, madre Antonina Cataldo cercava sempre di ottenere in cambio denaro, oggetti preziosi o altre utilità di varia natura”.

I soldi allo Ior

Le truffe contestate si attestano sui 210 mila euro, ma il giro di denaro è stato molto più ampio.
Il diacono incaricato dall’ex arcivescovo di Monreale, Michele Pennisi, di collaborare nella procedura di commissariamento e chiusura dell’Istituto, voluta dal Vaticano, ha scoperto che “solo in un conto corrente acceso allo Ior, vi era, a febbraio del 2022, una giacenza di oltre 1,5 milioni di euro, mentre su altri conti accesi presso istituti di credito italiani la disponibilità complessiva era di circa 500 mila euro”. ll punto è che ci sarebbe un’altra montagna di denaro in contanti che non è transitata dalla contabilità ufficiale dell’Istituto.

“La suora ci ha plagiati”

Un’altra presunta vittima non usa giri di parole: “Siamo stati plagiati. Ci faceva credere che parlava con il Signore, con la Madonna e con i Santi, di riuscire a vedere ed a parlare con i defunti. Madre Antonina era molto convincente, addirittura mi diceva che l’anima di mio padre si recava da lei piangendo per chiedere delle preghiere. Capite bene che queste cose mi hanno completamente reso incapace di capire che mi stava prendendo in giro e che si trattava di un metodo per estorcermi del denaro”.

Gioielli, cibo e vestiti

“Negli ultimi 10 anni – aggiunge un altro fedele – ha iniziato a prendere piede un vero e proprio commercio di beni di varia natura (corredi, braccialetti, medagliette, statuine e similari). Gli acquisti di questi oggetti non erano spontanei ma avvenivano a seguito di pressioni da parte di madre Antonina e delle altre suore. In alcuni casi, benché non venisse richiesta una somma precisa, madre Antonina e le altre suore costringevano a corrispondere le somme di denaro che volevano”.

Vigeva il “terrore” che obbligava le persone a consegnare oggetti preziosi. Madre Antonina Catado diceva che erano “maledetti o che c’erano delle fatture, per poi rivenderseli”. Credevano davvero che avesse poteri sovrannaturali. Il dipendente di un supermercato era convito che la sua assunzione fosse opera della suora e così “madre Antonina, sostenendo che lei era intollerante ad alcuni alimenti, si faceva comprare dei prodotti di pregio (prosciutto San Daniele, mozzarella di bufala, un tipo particolare di tonno, etc)”.

L’indagata, tramite il suo legale, l’avvocato Bartolomeo Parrino, si dice in grado di contestare l’accusa punto per punto. Le si può rimproverare una gestione opaca della contabilità, ma i soldi sono sempre e solo serviti per fare opere di bene e molte persone sono pronte a testimoniare in suo favore. L’istituto è stato chiuso, in gergo tecnico si dice laicizzato, ma le indagini non si fermano all’avviso di conclusione.


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