CATANIA – Il dipartimento della protezione civile siciliana informa di avere attivato la fase operativa di “allarme” per l’Etna. Una decisione presa a causa del passaggio a livello ‘F1 ETNAS’, cioè “alta probabilità di fontane di lava”, cosa che poi nel pomeriggio di oggi, giovedì 13 agosto, si è verificata. La Sac, intanto, sposta fino alle 2 del 15 agosto lo stop ai voli da e per l’aeroporto di Catania.
La situazione sull’Etna
La situazione sul vulcano, dunque, non accenna a migliorare, anzi il contrario. La Protezione civile regionale comunica di avere interdetto la zona sommitale del vulcano, che in questi giorni era stata meta di turisti e curiosi in cerca di foto ricordo dall’Etna. Il quadro ora è diventato più serio e non sono ammesse disattenzioni.

L’Ingv: “Nessuna regressione”
Che il quadro evolutivo dell’Etna non volgesse al meglio era già chiaro da metà pomeriggio, quando il direttore del dipartimento Vulcani dell’Ingv, Stefano Branca, aveva fatto il punto della situazione. “L’eruzione dell’Etna rimane stabile e non ci sono cenni di regressioni – le sue parole -, tanto che continua l’emissione di cenere al cratere Voragine spinta dai venti verso sud. Continua anche l’emissione di lava dalle bocche, ma i fronti restano attestati a quota 1.300 metri”.
Le osservazioni degli esperti Ingv sul campo, inoltre, hanno restituito un quadro nel quale l’attività esplosiva al cratere Voragine “ha mostrato un incremento significativo con emissione di cenere che si disperde nel quadrante meridionale”. I fronti lavici attivi più avanzati, invece, si attestano ad una quota di 1.340 metri, superando di poco Rocca Capra, nella desertica valle del Bove.
L’aeroporto di Catania resta chiuso
L’aeroporto di Fontanarossa, intanto, resta chiuso. L’ultima data indicata dalla Sac, società di gestione del Vincenzo Bellini, è quella delle 2 di sabato 15, giorno di Ferragosto. Continuano anche i disagi per i viaggiatori e le ripercussioni sul sistema turistico. Tra il 6 e il 12 agosto, a causa dalla presenza di cenere vulcanica nell’atmosfera, sono stati circa 630 i voli dirottati da Fontanarossa verso altri scali.

Sac ha osservato: “La gestione dei voli dirottati ha richiesto un costante lavoro di coordinamento tra aeroporti, compagnie aeree, autorità e operatori, con l’obiettivo di garantire la massima continuità possibile dei collegamenti e l’assistenza ai passeggeri. In questo quadro, gli scali di Comiso, Palermo e Trapani hanno contribuito in maniera cruciale ad assorbire parte del traffico originariamente destinato a Catania”.
Parole confermate anche dal presidente di Airgest, società che gestisce Trapani Birgi, Salvatore Ombra. “Questa emergenza ci ricorda quanto sia importante avere in Sicilia un sistema aeroportuale integrato, nel quale ogni scalo possa sostenere gli altri quando necessario, nell’interesse dei passeggeri, delle compagnie aeree e dell’intera economia dell’Isola”, le parole del manager.
Urso: “Avanti con la privatizzazione degli aeroporti siciliani”
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intanto, da Taormina accelera sulla privatizzazione della Sac e degli altri aeroporti siciliani. “Quello che è accaduto in questi giorni ci deve far capire che occorre investire nelle infrastrutture aeroportuali con una visione di lungo periodo – ha evidenziato -, per questo, sin da inizio legislatura, mi sono battuto perché fosse accelerata la fase di privatizzazione dei quattro scali”.

La golden power del governo su Fontanarossa
Dopo avere lanciato un messaggio alla politica siciliana (“non si attardi a litigare sul passato ma contribuisca a costruire il futuro”), Urso ha comunque rassicurato sulla vigilanza del governo in merito alla privatizzazione di Sac: “Quando avremo contezza del vincitore della gara, il governo eserciterà la sua golen power” per tutelare un asset fondamentale.
Incontro in assessorato sull’emergenza cenere
Dal fronte sindacale, invece, arriva una richiesta alla Regione Siciliana: istituire un fondo da mettere a disposizione degli handlers e delle società che possa garantire l’invio, in situazioni eccezionali, di una task force di personale già formato che supporti quello che già opera, rafforzando al contempo i collegamenti su gomma e binari da Catania a Palermo.
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Una proposta avanzata nel corso di una riunione convocata dall’assessore regionale alle Infrastrutture, Alessandro Aricò con Sac, Gesap, Airgest, Enac, Ast e Trenitalia. “Il caos voli in cui la Sicilia è piombata ormai da giorni non dipende dall’attività dell’Etna, che come tutti sanno è un vulcano attivo, ma dalla mancanza di piani operativi indispensabili a fronteggiare un’emergenza di certo non imprevedibile”, le parole di Gianluca Colombino, segretario generale Legea Cisal, che questo pomeriggio ha preso parte alla riunione.
Gli altri sindacati presenti, invece, hanno puntato sulla necessità di definire “protocolli condivisi per la gestione delle emergenze aeroportuali”, con procedure, competenze e responsabilità chiare ed “un efficace coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti”. Cgil, Cisl, Uil, Filt Cgil, Fit Cisl e Uil trasporti hanno anche chiesto che “si faccia chiarezza sul ruolo delle compagnie aeree e di Enac nella gestione dei disagi ai passeggeri”, evidenziando le criticità emerse negli aeroporti siciliani.




