Appunti per i poltronisti di ogni colore. Il fine è la Sicilia da garantire, non l’elezione da conquistare. Una nozione elementare di educazione civica. Ma si pone drammaticamente in bassorilievo, quando ti accorgi che tanti pensano ai consensi purchessia e della Sicilia non gli importa nulla. Un modo per dirla con una sintassi pubblicamente sdoganabile, non come, nel privato di un colloquio, mi ha riferito un politico perbene e lungimirante.
La campagna elettorale è già qui
La ventura (ma è già qui) campagna elettorale per le elezioni regionali, con gli annessi e i connessi, domina la psiche collettiva, con poche eccezioni. I Palazzi ribollono di strategie, percorsi, alleanze, inimicizie. Il discorso manifesto, almeno, ha il pregio della chiarezza. Regna sovrano il chiacchiericcio delle squadre in campo, ognuna impegnata nel racconto atroce degli avversari, nell’istante dell’auto-glorificazione.
Spesso, i più acerrimi sono proprio i più vicini. Si moltiplicano le occasioni in cui qualcuno sorride a qualcun altro: un minuto dopo, eccoli che – metaforicamente – si piantano entrambi il pugnale nella schiena. Il rumore di sottofondo macina tutto, producendo la polvere dell’ambizione per la poltrona.
La Sicilia resta nell’ombra
La Sicilia è una formula retorica. La Sicilia è l’ombra non rischiarata dalle parole. La Sicilia è una incidentale nelle circonvoluzioni di chi punta al bersaglio. Esistono, per fortuna, gli illuminati che sanno organizzare un pensiero coerente, magari per vecchia scuola. Forte riluce il sospetto: rappresentano la minoranza.
“È il momento della responsabilità e sarebbe un grave errore se questo scorcio di fine legislatura fosse condizionato più dai fermenti elettorali che dall’interesse generale della regione. La nostra isola non può permettersi mesi di tatticismi, annunci o contrapposizioni finalizzate esclusivamente alla ricerca del consenso”, dice Leonardo La Piana.
Il segretario generale della Cisl Sicilia offre una riflessione alta, necessaria, disattesa dalle pratiche concrete. Ci sono eserciti in marcia. I novizi agognano la conquista. Gli esperti già stanno muovendosi, per tornare lì da dove, a breve, usciranno.
Classe politica cercasi..
La Sicilia nell’ombra? Resterà lì. Avrebbe gli orizzonti giusti per raccontarsi come una speranza nell’odissea del futuro, affollata di mostri. La Sicilia accogliente, appassionata di singolarità, espressione di una bellezza unica, col suo culto per la ricchissima biodiversità, avrebbe, già ora, la fisionomia di un approdo. Con uno slancio straordinario potrebbe risolvere le sue ordinarie ferite.
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Per il fine ci vorrebbe il mezzo di una classe politica – lo scriviamo con i distinguo – meno dozzinale, più propensa alla generosità, all’impegno come dono per la collettività. Invece, non pochi tra costoro – quando vogliono specchiarsi da filosofi – riescono soltanto a immaginare l’idea platonica di una poltrona.
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