ROMA – Si è spento, nella giornata di oggi, mercoledì 4 novembre, il regista Tinto Brass. A darne notizia la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice Brass.
Tinto Brass era nato a Milano il 26 marzo 1933. In più di quarant’anni di carriera ha diretto una trentina di film, è diventato celebre con il cinema erotico, tra i titoli più celebri: Salon Kitty, La chiave, Monella, Capriccio.
L’omaggio alla Mostra del cinema di Venezia
A settembre la Mostra del cinema di Venezia gli aveva reso omaggio proiettando il suo Col cuore in gola come film di preapertura. Il regista non era potuto intervenire alla proiezione per le precarie condizioni di salute.
Chi era Tinto Brass
Nato a Milano, ma di famiglia veneziana, il regista proveniva da una famiglia di artisti, il nonno di Tinto era stato il pittore Italico Brass.
Nonostante la laurea in Giurisprudenza, sulle orme del padre penalista, Tinto viene attratto subito dal cinema. Sul finire degli anni Cinquanta trascorre un biennio come archivista e si esercita nel montaggio presso la Cinémathèque di Parigi, in Francia, dove incontra Roberto Rossellini, “più che un maestro di cinema è stato un maestro di vita – diceva di lui Tinto Brass – aveva una concezione del rapporto cineasta e uomo che era unico. Ricordo giornate bellissime a Parigi con lui, stavo a casa sua, nello studio di Cartier Bresson e vedevamo le immagini dell’India che lui aveva girato. Poi mi chiese di montarle, io non avevo mai fatto niente ma ci ho provato… Lui passava la notte con la sua moglie indiana e io stavo al montaggio con la pellicola. Se la sua notte era stata felice io la mattina ero un genio, se era stata un disastro ero un cretino e dovevo rifare tutto”.
Le opere di Tinto Brass
Esordisce alla regia nel 1963 con ‘Chi lavora è perduto’, critica del lavoro alienato (subito nel mirino della censura per l’insofferenza verso il potere e le sue istituzioni) e, alla fine degli anni Sessanta, dopo alcuni film sempre dedicati ai temi del lavoro, inizia il periodo londinese, sempre perseguitato dalla censura.
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Gira ‘Col cuore in gola’, ‘L’urlo’, ‘Nerosubianco’ e ‘La vacanza’, con Vanessa Redgrave e Franco Nero, con cui vince nel 1971 il Premio della Giuria alla Mostra di Venezia: è l’ultimo atto da regista ancora parzialmente ortodosso, prima di quegli anni Ottanta che vedranno la sua svolta erotica che gli permetterà di portare sullo schermo attrici sempre poco vestite, da Serena Grandi a Debora Caprioglio a Stefania Sandrelli con la quale realizzerà nel 1983 La chiave.




