PALERMO – Il recupero di un bambino poteva costare fino a 200 mila euro. Lo chiamavano “recupero”, in realtà era un sequestro di persona in piena regola. Perché Capaci era la base operativa di una banda che i piccoli li trattava come fossero merci. Una banda con sedi in mezzo mondo che sfruttava la Sicilia per la sua vicinanza all’Africa. Dal paese in provincia di Palermo parte un’inchiesta che si estende dal Maghreb al Nord Europa, passando per i paesi dell’Est. Quattro persone sono state arrestate. Tre stranieri e un palermitano. E c’è pure un ex campionessa olimpionica. Si tratta di Larysa Moskalenko, regina della vela, nata in Ucraina, trasferitasi a Palermo ormai da oltre vent’anni. Sull’inchiesta trapelano finora pochissimi particolari.
Si sa, però, che la tratta dei bambini si snoda attraverso Tunisia, Marocco, Egitto, Cioro, passa per Ucraina e Russia e arriva fino in Norvegia. A gestire la tratta sarebbero stati i quattro arrestati con l’aiuto di strutture paramilitari. Quando c’erano in ballo dei bambini contesi, una parte dei familiari si affidava all’organizzazione che pianificava dei blitz in piena regola per strappare i piccoli dal luogo dove erano rimasti. Con le buone o con le cattive. Le indagini sono coordinate dalla direzione distrettuale antimafia di Palermo. I carabinieri della compagnia di Carini e del Gruppo di Palermo hanno dovuto fare un’operazione di intelligence per arrivare agli arresti. Larysa Moskalenko, dopo i successi sportivi, è stata istruttrice di vela e titolare di un’agenzia per le sponsorizzazioni sportive.
A Palermo era arrivata al seguito della nazionale ucraina, ed è stata folgorata dalla calda atmosfera mediterennea. E così dal bronzo nel 470 a Seul del 1988 si è trovata catapultata nella realtà palermitana. Fra una regata e un’altra ha avuto tempo e modo di inserirsi nel mondo degli affari come imprenditrice nel settore del charterismo nautico. Tra le barche che noleggiava c’era pure la Molla2, la barca dei figli dell’ex sindaco di Palermo Diego cammarata. Quella dello scandalo che è costato la condanna dell’ex sindaco a tre anni perché avrebbe fatto lavorare come skipper sull’imbarcazione un operaio della Gesip. La Moskalenko ha frequentato i salotti buoni della città e strizzato l’occhio ai politici. Oggi finisce coinvolta in un’inchiesta internazionale. Sarebbe stata lei ad offrire l’appoggio logistico all’organizzazione internazionale che avrebbe compiuto due sequestri di bambini in Tunisia e ne stava progettando altri.
Almeno quelli finora conosciuti. Perché c’è tutto un mondo da fare venire a galla. Fatto di soldi, relazioni internazionali, compiacenze politiche e chissà cos’altro ancora.

