PALERMO- Totò Cuffaro è la linea di confine di due Sicilie che si odiano. Di qua quelli che lo considerano vittima di un torto e perciò hanno visto come un ulteriore accanimento il diniego dei servizi sociali. Di là quelli che si ritengono soddisfatti sia della sentenza che della permanenza in carcere. Ovviamente, per tutti si tratta di una questione di giustizia. Il sospetto è che ambedue le posizioni radicali si basino su un pregiudizio di affetto o di ripulsa. Cioè, siano la traduzione di un sentimento di vicinanza o di condanna che ha le sue fondamenta in fatti non soltanto penali. Resta una divisione inconciliabile che la lettera scritta per Livesicilia da Giusy Savarino ha illuminato senza ombra di equivoci e dubbi. Ora, il popolo di Totò si mobilita.
L’idea proposta dalla stessa Savarino di scrivere al presidente Napolitano (nella sua lettera tutte le istruzioni) ha trovato più di un consenso anche fra i lettori di Livesicilia. “Brava on Savarino – interviene Geronimo con un commento – tutti da oggi scriviamo al presidente della Repubblica”. Luca: “Complimenti ottima riflessione. Perché non riempire il Quirinale di cartoline o di messaggi? In fondo la gente rivuole il sorriso di Totò”. Il fronte opposto è comunque agguerrito: “Ma lo capite che Cuffaro è in carcere per aver favorito la MAFIA? – scrive Giuseppe Sciuti -. Si la Mafia, quell’organizzazione che uccide centinaia e centinaia di persone e altre migliaia e migliaia le costringe a scappare per il sottosviluppo, l’ingiustizia, il disordine e lo schifo che crea. Da palermitano costretto ad emigrare, non conosco reato più grave”. “Lo faranno diventare un martire”, aggiunge Giovanni Morana. E via sulla falsariga, con accensioni di tono e contumelie appena addolcite che non mancano mai in frangenti del genere.
Ma il sostegno arriva pure da un ‘insospettabile’, da una figura di antimafioso doc come Giuseppe Arnone che in una lunga lettera (pubblicata integralmente da Livesicilia) conclude: “Io credo che chi ha scelto liberamente di esporsi in Sicilia combattendo la prepotenza mafiosa, esponendosi e rischiando di persona, e tenendosi pure lontano dalle deteriori logiche dei professionisti dell’antimafia, chieda al nostro Stato, alla Repubblica Italiana il pieno rispetto delle regole della Costituzione. E tale pieno rispetto significa non pretendere, nel caso di Totò Cuffaro che sia costretto a raccontare ciò che vuol mantenere segreto per sé, e soprattutto consentire ad un cittadino italiano, se pur colpevole di colpe orrende, di avere le cure dei suoi familiari come tutti gli altri detenuti di questo paese che hanno appunto diritto anche nei loro confronti, anche a loro beneficio, all’osservanza da parte di tutti delle garanzie della Costituzione”.
Il richiamo dell’avvocato Arnone è duplice: per Cuffaro e per i diritti di Provenzano. E fornisce un ulteriore elemento di riflessione. Così come stimola altre riflessioni la circostanza che un ex potente ormai in carcere, ormai non più in grado di favorire nessuno, raccolga messaggi di stima e attestati d’affetto.

