Rap, città piena di rifiuti| Scoppia la polemica in consiglio

Rap, città piena di rifiuti| Scoppia la polemica in consiglio

Rap, città piena di rifiuti| Scoppia la polemica in consiglio

Totò Orlando chiede la rimozione dei dirigenti, il Pd punta il dito contro Orlando, Forza Italia invoca una seduta ad hoc in Aula.

sala delle lapidi
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PALERMO – “E’ insostenibile la situazione relativa alla mancata pulizia di alcune zone della città. Per questo condividiamo la richiesta fatta dal sindaco al presidente della Rap, Sergio Marino, di rimuovere quei dirigenti che entro una settimana non riescono a garantire un servizio efficiente”. Lo dice il presidente del Consiglio comunale di Palermo, Totò Orlando, intervenendo così nella polemica che da giorni agita le acqua della politica cittadina. “La costituzione della nuova società – aggiunge – la salvaguardia occupazionale ed il nuovo contratto di servizio sono stati un grosso sacrificio per il Comune e per i cittadini che non può essere ricambiato con atteggiamenti e incrostazioni tipiche della vecchia gestione Amia. È bene far sapere che questa condizione non troverà alcuna copertura politica, come è accaduto nel passato”.

Sulle barricate il Pd. “Mentre la città affoga nell’immondizia, l’amministrazione Orlando presenta una riduzione della Tari che è solo uno specchietto per le allodole – dice Sandro Leonardi – non solo il gettito previsto di 122 milioni di euro resta altissimo, specie se rapportato al servizio scadente, ma il tanto decantato taglio del 7% è dovuto semplicemente allo spostamento in Amap degli addetti alle caditoie. Nessuna eliminazione di sprechi, nessun aumento di produttività, nessun provvedimento finalizzato a rendere efficiente una macchina che perde pezzi: i dirigente della vecchia Amia sono sempre al solito posto, la città è piena di rifiuti, i benefit restano intatti. A cambiare è stato solo il nome dell’azienda, un’operazione di marketing pagata in modo salato dai palermitani”.

Per il capogruppo di Fi Giulio Tantillo “sulla Rap serve chiarezza: I cittadini pagano un servizio che costa ben 130 milioni di euro, che colloca Palermo tra le città con le tariffe più alte. Non è certo con i licenziamenti che si risolvono i problemi di Rap, ma con un piano di interventi coordinati e programmati. Ognuno deve fare la propria parte, dai lavoratori agli amministratori dell’Azienda. Gli investimenti tanto annunciati sono rimasti sulla carta, il piano dello spazzamento e della raccolta sono risultati un flop. La raccolta differenziata non decolla, la città è invasa, se pur a macchia di leopardo, dai rifiuti. Le soluzioni non spettano né ai lavoratori né ai cittadini, ma alle scelte politiche di chi governa, chiamato ad assumersi le responsabilità del caso. Il Consiglio Comunale non può rimare inerme, ha un mandato ben preciso quello che gli elettori gli hanno affidato per il controllo dei servizi essenziali. Occorre con urgenza una convocazione del Consiglio Comunale che coinvolga i sindacati ed i vertici dell’Azienda, ma diciamo subito che siamo contro ogni richiesta di aumento del contratto di servizio che avrebbe una ricaduta negativa sulle tasche dei cittadini. Appare facile scaricare le responsabilità ad altre istituzioni, diciamo no a proclami populisti e di facciata. Sì a proposte concrete per dare risposte immediate, la città non può attendere, il sindaco si decida a prendere quelle iniziative che occorrono per poter dare a Palermo quel decoro che oggi appare solo una illusione”.

“Il Consiglio comunale – dice Nadia Spallitta del Pd – si appresta ad approvare le tariffe relative alla tassa sui rifiuti, ovvero la Tari 2015. Si tratta di una tassa con la quale si copre, del tutto o parzialmente, il costo del servizio di igiene ambientale. Nell’anno 2014 la Tari accertata è stata pari a quasi 132 milioni di euro, somma di gran lunga superiore sia al costo del contratto di servizio stipulato con la Rap (pari a 106 milioni di euro più Iva) che al costo stimato per il 2014, pari a circa 128 milioni di euro. Sostanzialmente l’Amministrazione ha incassato più di quanto avrebbe potuto, dato che non potrebbe chiedere come Tari somme superiori rispetto al costo della raccolta dei rifiuti. Per questo motivo, con la nuova proposta, si prevede un parziale ridimensionamento della tariffa, rapportata al costo del servizio stimato per il 2015 in 122 milioni di euro. Questo valore tiene conto anche della società “Palermo Ambiente”, il cui costo ammonta a circa 4 milioni di euro e la cui attività, invece, non dovrebbe rappresentare uno degli elementi oggetto di una possibile tassazione. Il parziale abbattimento delle tariffe è legato a un indice che l’Amministrazione ha fissato al 4% che, una volta applicato, consentirebbe una riduzione del 5-6% delle tariffe in relazione alle diverse categorie. Questo coefficiente, in realtà, potrebbe essere ulteriormente aumentato per consentire un ulteriore ridimensionamento della pressione fiscale, anche alla luce della effettiva situazione di disservizio in cui versa la città. Una delle principali questioni è quella relativa al piano industriale della Rap, analizzando il quale non è ben chiaro quale sia l’effettivo progetto di sviluppo e di investimenti della società. Emerge invece che, allo stato attuale, la raccolta differenziata su una base di 350 mila tonnellate di rifiuti è ferma a 25 mila tonnellate (circa il 7%, a fronte di una percentuale dovuta di almeno il 45% e la cui mancata attuazione determina un’onerosa sanzione europea a carico del Comune). In altre parole si continuano a produrre rifiuti senza le virtuose ed economicamente vantaggiose attività di differenziazione, riciclaggio e recupero. Inoltre, inverosimilmente, la raccolta differenziata che implica un’entrata di poco più di 500 mila euro (e che riguarda attualmente solo 130 mila abitanti del capoluogo) costa alla Rap moltissimo: circa 12 milioni di euro. L’altra criticità riguarda la riduzione dei costi che appaiono effettivamente esorbitanti rispetto alla qualità del servizio reso alla città. Infatti le spese della Rap oggetto di Tari ammontano a circa 58 milioni per i costi di gestioni e 45 milioni circa di costi amministrativi e generali, mentre invece potrebbero essere utilizzate le entrate derivanti dall’utilizzo della discarica di Bellolampo (2-3 milioni circa) o le entrate derivanti dall’incremento della differenziata (laddove attuata di circa 6 milioni) o da servizi resi a terzi per abbattere le tariffe e non fare gravare la gestione aziendale sui cittadini. Non è ben chiaro come mai il parco mezzi, sistematicamente rinnovato, sia costantemente oggetto di guasti che determinano la sospensione delle attività di raccolta. Anche da questo punto di vista il piano industriale risulta lacunoso. Tra l’altro il regolamento sulle agevolazioni ed esenzioni è stato fallimentare. E infatti, in tutta Palermo, solo un paio di persone, per un totale di 1.700 euro in un anno, hanno goduto della riduzione per la raccolta differenziata. Ciò è stato determinato dal fatto che, a due anni dall’approvazione delle riduzioni, non sono state istituite le “isole ecologiche” presso le quali effettuare la misurazione della raccolta differenziata. Secondo i dirigenti della Rap la responsabilità della mancata istituzione sarebbe dovuta al fatto che l’assessore all’Urbanistica non avrebbe ancora, inverosimilmente, individuato le sedi dove localizzare le “isole ecologiche”, provocando un danno all’intera collettività dal momento che non risulta incentivata la raccolta differenziata. Inoltre anche le altre voci di riduzione e agevolazione sono assolutamente irrisorie e addirittura nel 2015 sono inferiori, per un complessivo importo di circa 500 mila euro (con una media di poco più di un euro di riduzione a contribuente). Ritengo che la delibera possa essere migliorata, incrementando il coefficiente di abbattimento e riducendo la pressione fiscale (ovvero il “coefficiente di recupero di produttività”, portandolo per esempio da 4 a 6), escludendo dalla tariffazione il costo di “Palermo Ambiente” e imponendo alla Rap un piano industriale reale che in primo luogo sviluppi la raccolta differenziata, il riciclo e il recupero. Ovviamente bisogna riportare il servizio alla normalità perché non è pensabile che Palermo continui a essere sporca, abbandonata e degradata, anche alla luce degli investimenti milionari effettuati per la nuova società, che sulla base di ciò avrebbe dovuto fare tesoro di questa ricchezza economica che le è stata conferita e garantire un servizio eccellente”.

“Mentre la città è invasa dai rifiuti e molti roghi sono accesi – dice il capogruppo Pd Rosario Filoramo – la Giunta e la maggioranza in consiglio che sostiene il Sindaco stasera vorrebbero approvare le aliquote delle tasse comunali per il 2015. Si sveglino dal loro sogno, affrontino la realtà. Venga subito in Consiglio il Sindaco per affrontare il reale tema dell’assenza del servizio di igiene ambientale. Non hanno avuto il coraggio di scegliere e hanno scelto la conservazione, adesso urlare e minacciare non serve. Ci dicano quanti cittadini in più, in questi tre anni, sono stati serviti dalla raccolta differenziata, quali agevolazioni concrete sono concesse a coloro che partecipano alla differenziata, quante nuove isole ecologiche sono state attivate? Zero. Deve essere affrontato il tema di un nuovo piano industriale e relativo contratto di servizio. I cittadini devono pagare il reale costo del servizio e non gli sprechi di pessimi amministratori”.

“A Londra, Parigi, Madrid il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti è affidato in concessione tramite pubblica gara a più imprese che si muovono nel territorio delle tre capitali e i risultati sono ben noti a chi conosce queste città – scrive il comitato Cittadini per Palermo – l’ostinazione a tenere il servizio di “igiene urbana” a Palermo affidato a una sola società ineffficiente e inaffidabile, divoratrice di risorse è un atto contro la ragione e l’interesse pubblico. Si sta verificando un grave danno erariale lasciando che le risorse raccolte attraverso la tassazione siano dilapidate così. Al Sindaco passare alla storia come l’uomo che dopo 50 anni ha restituito Palermo alla pulizia e al decoro, oppure essere consegnato alle cronache come inerte spettatore di un’ennesimo fallimento gestionale. Per chi ama l’Europa e il nostro Sindaco la ama, il dilemma non dovrebbe neanche porsi: facciamo come Madrid, Londra e Parigi subito!!! All’ingegner Marino che insinua sospetti di secondi e terzi fini sulle proposte di rescissione del contratto con la RAP chiediamo: ma davvero pensa di redimere una azienda che ogni giorno si condanna da sola al disprezzo della gente? Vi sono decine di dichiarazioni in questi due anni che preannunciano soluzioni ravvicinate e nessuna di queste si è avverata. Potremmo metterle in fila una per una ma l’urgenza oggi è fermare i devastatori della Rap con soluzioni definitive e non con le esortazioni e le pacche sulle spalle”.

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