Catania, arresti e indagati: il blitz antimafia con 32 indagati

Catania, mafia, sangue e droga. Blitz contro i Mazzei: 32 indagati – VIDEO

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Duecento gli agenti coinvolti

CATANIA- Maxi operazione della Procura etnea contro il clan Mazzei, l’ala stragista di Cosa nostra. Disposta la custodia cautelare per 20 indagati, altri 12 saranno interrogati preventivamente.

L’accusa è di “associazione di tipo mafioso, con l’aggravante dell’essere armata, finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti”. Indagini della squadra mobile.

Catania, blitz contro il clan Mazzei

Secondo la Procura emergono “gravi indizi a carico degli indagati, a vario titolo, per i reati di associazione mafiosa, clan dei Carcagnusi, finalizzata al traffico di stupefacenti e tentato omicidio”.

Le indagini scaturiscono dalle verifiche su un trafficante di cocaina che, insieme allo zio, gestiva lo smercio di stupefacenti “attraverso una struttura organizzata”, sottolineano gli inquirenti. Dalle intercettazioni emergono i contatti del trafficante, ritenuto affiliato al clan Mazzei.

La squadra mobile ha documentato che l’uomo sarebbe “il fornitore di parte della sostanza stupefacente del clan Mazzei, collaborando in prima persona con altri due soggetti, ritenuti gravemente indiziati di essere esponenti della famiglia mafiosa, essendo, peraltro, legati da vincoli di sangue con il capo storico del sodalizio, uomo d’onore di Cosa Nostra, essendone nipoti”.

I nomi

Nelle operazioni criminose sono coinvolti la figlia del boss Santo Mazzei, Simona Concetta Mazzei, e i nipoti Matteo Mazzei e Cristian Marletta Intravai, ritenuti esponenti della famiglia mafiosa. Tra gli altri indagati legati da vincoli di sangue con il boss figurano gli altri nipoti, l’omonimo Santo Mazzei e Filippo Intravaia L’uomo di fiducia della famiglia sarebbe, sulla base degli indizi raccolti, Carmelo Grasso, che sarebbe stato operativo sul territorio con compiti di gestione anche del traffico di stupefacenti.

Mazzei, parentele di sangue e droga

Coinvolti anche due nipoti del boss dei Mazzei, nonché la figlia. La famiglia mafiosa si conferma egemone a San Cristoforo, in particolare in via Belfiore, nella zona nota come ‘Traforo’.

Fiumi di soldi e droga, la polizia parla di “un importante giro d’affari, strutturato, non solo sulla gestione diretta e statica delle piazze di spaccio di pertinenza dell’organizzazione, ma anche su un sistema di rifornimento di trafficanti locali e di piazze di spaccio gestite da soggetti vicini al clan o anche da altri clan mafiosi”.

Non solo piazze di spaccio, gli investigatori hanno scoperto l’esistenza di ‘case di spaccio’, ovvero “appartamenti presidiati con barriere e ostacoli fissi muniti di sistemi di videosorveglianza che riescono a riprendere le strade circostanti in modo da rendere visibile l’eventuale arrivo della polizia giudiziaria”.

I verbali dei pentiti e il tentato omicidio

I collaboratori di giustizia hanno svelato i retroscena degli affari gestiti dal clan e i rapporti con le altre famiglie.

Le indagini hanno permesso di fare luce su un tentato omicidio con colpi di arma da fuoco sparati il 19 agosto del 2024 in viale Bummacaro nr. 10, contro il parente di esponenti del clan Cappello – Bonaccorsi. Sequestrati ingenti quantitativi di drogva e arsenali riconducibili ai clan.

La squadra mobile ha sequestrato un vero e proprio arsenale con numerose pistole, mitragliatori, cartucce, fucili semiautomatici con matricole abrase e diversi Kalashnikow, nel quartiere Picanello.

Sequestrati anche più di 11 chili di cocaina e 48 chili di marijuana. In data 17.04.2025, veniva tratto in arresto il soggetto che si ritiene fosse incaricato della custodia dell’arsenale del clan e della sostanza stupefacente con cui venivano rifornite le piazze di spaccio gestite dall’organizzazione.

E ancora, droga, mitragliatori e fucili sono stati sequestrati anche a San Cristoforo, segnale che il clan Mazzei non aveva smesso di controllare il territorio, almeno fino all’intervento della Squadra mobile.


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