Accorinti | e il travaglio dei moralizzatori

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A Messina come a Palazzo d'Orleans, i proclami rivoluzionari si scontrano con i disastri del presente. Ma come accade per Crocetta, la paura del futuro e la cattiva coscienza del passato degli altri tengono in piedi gli alfieri della rivoluzione.

PALERMO – Messina, anno di grazia 2015. Rubinetti a secco per settimane, code alle autobotti per l’acqua. E intanto, nella stessa città dodici consiglieri comunali vengono obbligati a firmare le presenze sotto gli occhi dei vigili urbani, dopo lo scandalo di gettonopoli, quasi alla stregua di tifosi irrequieti soggetti a un daspo. È questa la fotografia che le cronache consegnano della terza città della Sicilia, la tredicesima d’Italia. Uno spaccato deprimente di un disastro siciliano. Che ha visto tornare protagonista mediatico, suo malgrado, Renato Accorinti, il sindaco sopra le righe, fuori dagli schemi, la versione messinese di quell’exploit antisistema altrove incarnato dai 5 Stelle.

Eletto sindaco a sorpresa due anni e mezzo fa, battendo al ballottaggio il candidato che al primo turno aveva mancato i l successo per una manciata di voti, il pacifista Accorinti si era fatto notare da principio per le sue pose anticonformiste, a partire dal look, tra t-shirt e piedi scalzi (per il suo ingresso al Comune). La sua sindacatura doveva essere quella della rottura con il passato, quello stesso passato che gli sviluppi della vicenda di gettonopoli (da cui la sua lista è rimasta fuori) ha riportato all’attenzione dei media. Il ribelle Accorinti, insomma, era uno dei nomi di quell’ideale albo dei moralizzatori a cui politica e antipolitica hanno attinto in questi anni, quasi sempre con risultati modesti. Un ideale elenco di personaggi “contro”, dalle capacità amministrative tutte da dimostrare. Come nella Roma di Ignazio Marino, punta di diamante del suddetto albo. O, mutatis mutandis, a Palazzo d’Orleans nell’era di Rosario Crocetta. Rivoluzioni, rotture col passato, proclami. A cui hanno fatto seguito risultati tutt’altro che trionfali.

A Messina, ad esempio, Accorinti si è trovato nell’occhio del ciclone per la gestione dell’emergenza acqua. Che in queste ore sembra stia finalmente per terminare, dopo gli interventi della protezione civile. Il sindaco ha respinto ogni accusa, additando il dissesto idogeologico, e i ritardi nell’affrontarlo, come responsabile dell’accaduto. Intanto, però, Regione e Stato sono intervenuti a forza di commissariamenti. E non solo. Prima la nomina del dirigente generale del dipartimento della Protezione Civile della Regione Siciliana, Calogero Foti, a commissario delegato per il superamento dell’emergenza. Poi le accuse di Rosario Crocetta a sindaco e Amam: “Quando ero sindaco a Gela – ha detto il governatore – e c’era un guasto al dissalatore pensavo a come risolvere il problema e non a chiedere lo stato di calamità naturale”. E ancora, il j’accuse della prefettura che ha rinfacciato al Comune “gravi carenze organizzative”. Non è semplice individuare torti (di certo molti) e ragioni (probabilmente poche) in questo gigantesco scaricabarile. Quel che è certo è che il sindaco in t-shirt (la indossò anche, in barba al protocollo, per la sua prima volta all’Ars), si è ritrovato in mezzo a questo enorme disastro, con un’opinione pubblica inferocita. E una disavventura che mediaticamente segna la sua sindacatura.

Un assist per uscire dall’angolo è arrivato al sindaco dall’inchiesta di gettonopoli. “Io sono incazzato come una bestia, la mia condanna e’ totale”, ha detto in radio Accorinti commentando l’indagine che ha coinvolto i consiglieri comunali. “Chiediamo ai cittadini con più forza di partecipare alla vita collettiva altrimenti si allontaneranno sempre di più”, ha commentato altrove con altri toni il primo cittadino. E se qualcuno ancora pensava di sfiduciarlo, ora la cosa si fa ben più complicata (quale uscente si avventurerebbe mai in questo clima in una campagna elettorale?). Perché alla fine, c’è sempre un passato di manciugghia e un futuro di totale incertezza per chi in quel passato ha operato a tenere in piedi il moralizzatore di turno, da Messina a Palazzo d’Orleans. A prescindere dai risultati.

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