Palermo, è caos sulle multe| Comune a rischio ricorsi

Palermo, è caos sulle multe| Comune a rischio ricorsi

Palermo, è caos sulle multe| Comune a rischio ricorsi

Migliaia di verbali potrebbero essere annullati, ma le sentenze si smentiscono a vicenda. Palazzo delle Aquile cerca una via d'uscita.

PALERMO – Le multe per violazione del Codice della Strada, se notificate da un privato e non da Poste Italiane o da messi comunali, potrebbero essere annullabili, tanto che non varrebbe neppure la pena provare a difendersi in Tribunale. A mettere nero su bianco quello che sembra un giudizio tranchant è nientemeno che l’Avvocatura di Palazzo delle Aquile che nel 2015, a più riprese, ha segnalato al Comune il problema. Una questione di non poco conto se si considera che nelle ultime tre settimane l’amministrazione ha inviato 36 mila avvisi bonari per chiedere ai palermitani il pagamento di multe arretrate per un totale di 28 milioni di euro. Multe che si sommano a quelle elevate ogni anno (circa 700 mila) e che, guardando al bilancio comunale, fanno segnare una ipotetica entrata di 65 milioni.

La vicenda è complessa e ha inizio nel 2011 quando il Comune decide di affidare il servizio alla sua partecipata Sispi che nel 2012 emana un bando da 1,1 milioni di euro (vinto dal Consorzio Olimpo) per la notifica dei verbali della Polizia municipale. Il sistema prevede che il messo notificatore nominato dal sindaco cerchi per ben due volte a casa il destinatario della multa e che, in caso di fallimento, si ricorra a una raccomandata con ricevuta di ritorno. Il problema però è duplice: la raccomandata può essere mandata solo da Poste Italiane o anche da un altro operatore? Il dipendente privato nominato messo notificatore dal sindaco può notificare la multa, al pari di un messo comunale?

Due interrogativi di non poco conto, visto che da essi dipende la validità di migliaia di multe che valgono milioni di euro, ma su cui il caos è totale. Esiste infatti una profonda divergenza fra quello che dice la giustizia ordinaria, ossia i giudici di Pace e la Cassazione, e quanto dice quella amministrativa, vale a dire il Tar.

Una differenza di vedute che l’Avvocatura descrive in risposta a un’interrogazione del vice presidente del consiglio comunale Nadia Spallitta che, in un servizio di “Striscia la Notizia” andato in onda mercoledì sera, ha provato a fare luce sulla vicenda. Secondo l’Avvocatura, visto e considerato che i ricorsi vengono presentati al giudice ordinario e che la giurisprudenza sulla materia in questo senso pende dalla parte del cittadino, non varrebbe nemmeno la pena provare a resistere in giudizio, visto che le spese sarebbero superiori all’incasso della multa e che i giudici darebbero torto. In ogni caso l’Avvocatura sta tentando la strada delle impugnazioni “pilota”.

E in effetti la divergenza fra giustizia amministrativa e ordinaria è evidente. Il Consiglio di Stato nel 2003, ma anche il Tar Piemonte nel 2003, il Tar Firenze nel 2006, il Tar Palermo e il Tar Lazio nel 2008, dicono chiaramente che il servizio di notifica può essere svolto anche da messi privati nominati dal Comune, tanto che il Tar Palermo ha anche annullato una determinazione sindacale con cui piazza Pretoria nel 2013 aveva a sua volta annullato la nomina dei messi privati. Nel 2013 il Cga ha accolto perfino il ricorso del Consorzio Olimpo sul caso della gara del comune di Termini Imerese; orientamento confermato dal Tar Palermo nel 2014.

Il problema, però, è che chi decide sui ricorsi contro le multe, ossia i giudici di Pace di Palermo, invalidano sistematicamente i verbali notificati dal Consorzio Olimpo: “Si deve rilevare – scrive l’Avvocatura di Palazzo delle Aquile – che presso il giudice ordinario si riscontra un consolidato indirizzo giurisprudenziale di segno opposto a quello del giudice amministrativo”. In effetti la Finanziaria del 2006 già escludeva i verbali per infrazioni al Codice della Strada da quelli che potevano essere notificati da privati e il Tribunale di Perugia lo ha confermato nel 2012, così come più volte ha fatto la Cassazione (l’ultima volta nel 2014). E quando la Polizia municipale ha chiesto all’Avvocatura comunale di Palermo di impugnare le sentenze sfavorevoli, l’Avvocatura ha sempre risposto picche (note di marzo, giugno e agosto 2015).

Anche su chi debba inviare la raccomandata (se Poste o un privato) le acque sono confuse. Se i privati, forti di alcuni pareri legali, ritengono di essere nel giusto, il 23 settembre dello scorso anno l’Avvocatura ha stilato un parere con cui conferma la propria posizione che è del tutto opposta. “Ipotetiche generalizzate impugnazioni vedrebbero il Comune quasi certamente soccombere, con la condanna al pagamento di spese di giustizia in molti casi in misura di gran lunga superiore al valore delle stesse sanzioni irrogate”, scrive l’Avvocatura nella risposta alla Spallitta.

“I cittadini che non hanno pagato possono impugnare i verbali in qualsiasi momento con probabile esito vittorioso – dice la Spallitta – la notifica viene considerata ‘inesistente’ e quindi non produttiva di effetti. Se dovesse essere avviata una class action l’Amministrazione potrebbe risultare soccombente in centinaia, forse migliaia di giudizi. Mediamente ogni anno vengono notificati 150 mila verbali e il rischio è di perdere anche alcuni milioni di euro. Sono stati registrati 60 mila casi di compiuta giacenza, cioè di notifiche a mezzo del servizio postale. A ciò si aggiunga che attualmente i messi esterni hanno conseguito la qualifica di messo notificatore che, secondo la legge 296 del 2006, commi 158 e seguenti, può notificare solamente atti di accertamento di tributali locali o in generale connessi con la riscossione delle entrate, mentre non possono notificare secondo la stessa legge atti amministrativi o verbali relativi al Codice della Strada”.

“La vicenda non solo é paradossale, ma anche voluta e mantenuta – dice Filippo Occhipinti, capogruppo dei Comitati Civici – questa amministrazione sapeva che le multe erano e sono annullabili sotto il profilo giuridico per difetto di notifica. Tutti i cittadini che hanno ricevuto avvisi bonari facciano richiesta di accesso agli atti e poi valutino se fare il ricorso. L’aspetto più grave è che l’Avvocatura aveva già espresso il suo parere prima della chiusura del bilancio 2015 e tutte le entrate delle multe si trovano dentro il bilancio. E se fossero tutte annullabili? Come sostituiremo i mancati incassi?”.

Il problema, adesso, è però tutto del Comune. Se infatti i palermitani dovessero fare ricorso al giudice di Pace e vincere perché la notifica è stata fatta da un messo non comunale o mediante un operatore postale che non sia Poste Italiane, Palazzo delle Aquile si ritroverebbe con un buco nei propri conti che farebbe il paio con quello (indiretto) della Ztl. L’amministrazione si fa forte della giurisprudenza amministrativa che però, al momento del giudizio ordinario, vale ben poca cosa. “Il contratto fra la Sispi e il Consorzio Olimpo – replicano dal Comune – preveda una notifica a norma di legge, senza ulteriori dettagli, e la responsabilità è quindi del soggetto terzo. Alla luce della situazione determinatasi, già dallo scorso febbraio sono stati avviati contatti con il Consorzio per venire a capo della vicenda e la prossima settimana si terrà una riunione per capire come agire in termini legali”.

 


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