PALERMO – È stata assolta con la formula ‘perché il fatto non costituisce reato’ Annamaria Vancardo, impiegata del palazzo di giustizia di Palermo accusata di rivelazione di segreto d’ufficio. La sentenza è stata emessa dal tribunale presieduto da Marina Petruzzella. Il pm Piero Padova aveva chiesto la condanna dell’imputata a due anni di carcere.
La donna, che nel 2015, epoca dei fatti, lavorava presso la segreteria della Procura, difesa dagli avvocati Francesco Crescimanno e David Grasso Castagnetta, era accusata di avere inserito nella mailing-list dei magistrati della Dda l’indirizzo di posta elettronica di un giornalista de L’Espresso che, per mesi, ricevette indebitamente i verbali top secret delle riunioni della Direzione distrettuale antimafia destinati ai soli componenti del pool e agli aggiunti. Vancardo, dopo la scoperta e l’avvio dell’indagine, venne trasferita all’ufficio decreti di citazione.
A scoprire la ‘falla’ nella trasmissione delle comunicazioni riservate fu la stessa Procura che aprì un’inchiesta e dispose una consulenza informatica per accertare chi avesse inserito il nome del cronista nell’indirizzario. Dalla consulenza venne fuori il pc dal quale le email erano partite e si accertò che il nome del cronista compariva sia nella maling-list dei giornalisti, che in quella dei pm. La funzionaria si è difesa sostenendo di avere spostato per errore l’indirizzo del cronista. “Giustificazione” a cui, però, non aveva creduto la Procura visto che lo spostamento dell’indirizzo e-mail del giornalista avrebbe dovuto determinarne la cancellazione dall’indirizzario di provenienza, cosa che non è avvenuta.

