Massoneria di “rito” catanese |L'infiltrazione dei Santapaola

Massoneria di “rito” catanese |L’infiltrazione dei Santapaola

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Coppole, grembiulini, omicidi e contatti con persone importanti. QUARTA PUNTATA.

CATANIA – La cupola del clan Santapaola si è infiltrata nella massoneria per arrivare alle istituzioni e tentare di condizionare, addirittura, alcuni magistrati. Un tentativo fallito già vent’anni fa, che, però, svela l’esistenza di un mondo fatto di coppole e grembiulini, ma anche di interessi opachi e di una battaglia, continua, per la gestione del potere all’ombra dell’Etna.

IL BOMBOLARO – “Uno che vendeva gas”. Un imprenditore del settore della distribuzione del gas, proprietario di un deposito a Misterbianco, sarebbe l’anello di congiunzione tra una importante loggia massonica e Vincenzo Santapaola, figlio di Nitto. Non un imprenditore qualunque, ma un uomo legato a Nitto, fratello di chi ha favorito la latitanza di Nitto Santapaola a Mascalucia, ospitandolo nella propria abitazione.

IL COGNATO – Le cimici della direzione investigativa Antimafia registrano, intorno al 2000, contatti con ambienti massonici di Giuseppe Minniti, cognato di Nitto Santapaola. Dalle conversazioni tra massoni, gli uomini della Dia riescono a ricostruire la genesi della più sanguinosa guerra di mafia in Sicilia, quella tra catanesi e palermitani. Sullo sfondo ci sarebbe un “compromesso” con Giuseppe Intelisano detto “Pippo U Niuru”. Siamo tra il 1997 e il 1998, quando i carabinieri eseguono l’operazione Orione e ipotizzano l’intesa tra Francesco Riela e Pippo Intelisano all’interno di un progetto “militare” concordato con Vito Vitale, considerato capo di Cosa nostra dopo l’arresto di Giovanni Brusca; l’obiettivo sarebbe stato quello di contrastare l’egemonia dei Santapaola e favorire una “nuova” famiglia, i “Carcagnusi” guidati da Santo Mazzei, i cui eredi vantano, oggi, rilevanti contatti con mafia e, perfettamente alla luce del sole, con il mondo politico. È qui che entra in ballo Nuccio Cannizzaro, figlio di Pietro e nipote di Giorgio, chiamato “fratellone” dal gran maestro Corrado Labisi, arrestato recentemente con l’accusa di associazione per delinquere ma estraneo alle indagini di mafia. Che c’entra la massoneria?

GUERRA DI MAFIA – La Dia ha documentato che qualcuno era in contatto con tutti. Un massone. Nuccio Cannizzaro sarebbe stato l’obiettivo di questa offensiva mafiosa, della sua uccisione era stato incaricato Angelo Mascali durante una riunione palermitana. Ma Mascali avrebbe confidato tutto a Cannizzaro che, per vendetta, avrebbe ordinato l’uccisione di Francesco Riela (alla guida di un colosso da 30milioni di euro degli autotrasporti) e Massimiliano Vinciguerra. Ma al posto di Francesco, venne ucciso il fratello Giovanni, iniziato alla massoneria dal “massone” in contatto con tutti, lo stesso che aveva agganciato anche Vincenzo Santapaola, il figlio del boss Nitto.

I VERBALI – Ma Nitto Santapaola era massone? Secondo il killer pentito Maurizio Avola, sì. Secondo Avola, Nitto Santapaola, il boss indiscusso, sarebbe un massone e il boss Aldo Ercolano avrebbe avuto la capacità di mantenere rapporti con la politica.

“Voglio preliminarmente far presente – ha detto Avola ai magistrati – una circostanza che ho avuto modo di apprendere nel corso delle mie conversazioni con Marcello D’Agata. Intendo riferirmi cioè al fatto che, secondo le indicazioni del D’Agata, i vertici di “Cosa Nostra” sono inseriti nelle logge segrete della massoneria. Benedetto Santapaola, secondo quanto riferitomi dal D’Agata, è quindi inserito in una loggia segreta della Massoneria. Attraverso tale inserimento egli è stato presentato ai personaggi autorevoli del mondo accademico e delle istituzioni di Catania…”.

Il collaboratore Avola parla della massoneria come di una “mafia parallela”. “…Non so dire con precisione in che modo, a quel tempo, Aldo Ercolano avesse queste conoscenze. Come ho già dichiarato all’autorità giudiziaria di Catania, però, Cosa Nostra aveva ed ha tuttora organici rapporti con la Massoneria, per cui debbo concludere che le predette conoscenze di Aldo Ercolano derivassero appunto da questi rapporti”.

Il pentito parla di “persone importanti”. “Ciò che mi risulta è che le conoscenze di “persone importanti” fuori da Cosa Nostra, gli appartenenti a quest’ultima organizzazione le possono avere solo per il tramite della Massoneria. La Massoneria, insomma, per quello che mi risulta, è come una “mafia parallela” che mantiene rapporti con Cosa Nostra ed utilizza Cosa Nostra come “braccio operativo”, senza sporcarsi direttamente le mani”.

Continua…

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