Cursoti: omicidi e agguati falliti |Il clan all'ombra dei falsi incidenti

Cursoti: omicidi e agguati falliti |Il clan all’ombra dei falsi incidenti

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Lo scenario criminale che emerse dall'inchiesta Nuovo Corso, da cui parte il fascicolo parallelo che ha portato alle 77 richieste di rinvio a giudizio. (Nella foto un filmato dell'operazione Nuovo Corso)

CATANIA – L’azzeramento dei Cursoti e poi il tentativo del vecchio boss, U Maritatu (Giuseppe Garozzo), di riorganizzare le file di una delle cosche storiche della mafia catanese. Il clan aveva ed ha il suo quartier generale tra via Plebiscito, via Torre del Vescovo e soprattutto via Antico Corso, nel regno della carne di cavallo, delle stalle clandestine e dei “tesori” come il “Bastione degli Infetti”. Le 77 richieste di rinvio a giudizio nei confronti di Antonino Arena e di un esercito di professionisti per le truffe assicurative ha riacceso i riflettori sul gruppo criminale catanese che per anni ha seminato il terrore a Catania.

L’inchiesta è una costola della maxi operazione che nel 2012 portò in carcere il capostipite Pippo Garozzo che dopo gli omicidi di Nicola Lo Faro e Franco Palermo, due teste di serie dei Cursoti, stava cercando di rimettere in piedi il gruppo anche con l’aiuto di Antonino “U Puppittaru”, che grazie alle sue attività di ristorazione avrebbe finanziato gli acquisti di droga per conto della cosca. Questo il quadro almeno che emerge dal processo scaturito da un’indagine della Squadra Mobile coordinata dall’attuale procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita. Procedimento che si è concluso nello stralcio abbreviato con una serie di condanne, alcune anche pesantissime. I guai giudiziari di Nino “U Puppittaru” portano per un periodo i sigilli al ristorante Torre del Vescovo che poi riapre con la gestione dell’amministrazione giudiziaria.

I Cursoti, dunque, erano stati eliminati. Gli eredi del vecchio boss erano stati freddati. Nicola Lo Faro è ucciso da Iano Lo Giudice e dal gruppo di fuoco dei Cappello (sentenza definitiva per i boss), un omicidio che serve a evitare una guerra tra i Carateddi e i Santapaola. Infatti Nicola Lo Faro – per sua iniziativa e per dissidi personali – aveva a sua volta ammazzato Giuseppe Vinciguerra da poco transitato nei Santapaola. Appena fu ammazzato i Santapaola chiesero conto e ragione, ci furono diverse riunioni. E come raccontano i pentiti i vertici dei Cappello non solo lasciarono solo Lo Faro a risolvere la questione con i Santapaola, anzi decisero di eliminarlo per dimostrare la totale estraneità all’episodio di sangue. Anche l’altro vertice dei Cursoti, Franco Palermo viene ammazzato. Questa volta però la risposta arriva direttamente dai Santapaola.

Senza cupola i Cursoti perdono potere e per questo interviene il vecchio boss. Il ritorno in auge di Pippo Garozzo nel 2011 non sarebbe stato ben visto: tanto che U Maritatu è vittima il 3 giugno del 2011 di un agguato fallito a Misterbianco. Per il tentato omicidio del boss la Squadra Mobile ha arrestato alcuni anni fa Tony Nicotra, esponente dei Tuppi della cittadina etnea. 

Il blitz “Nuovo Corso” prende il via perché i poliziotti hanno fondati sospetti che U Maritatu volesse scappare all’estero. Dalle cimici piazzate dalla Mobile sarebbe emerso il piano di fuga. A quel punto la Procura (2012) emette i fermi e scatta l’operazione. Il clan sarebbe stato anche armato. Pochi mesi prima della retata la polizia all’interno di un garage sequestrò bombe a mano e mitragliatori. Tra quelle intercettazioni ce n’erano alcune telefonate che spinsero ad aprire un fascicolo parallelo che ha portato a scoprire il circuito rodato dei falsi incidenti e delle truffe per intascare i risarcimenti dalle società assicurative.

 


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