Bloccata la posta di Enzo Santapaola |Il boss: "Auguri per lo zio Nitto"

Bloccata la posta di Enzo Santapaola |Il boss: “Auguri per lo zio Nitto”

Vincenzo Santapaola, detenuto al 41 bis e accusato di essere il mandante dell’omicidio di Gino Ilardo, si è rivolto alla Corte d’Assise di Catania per sbloccare alcune missive destinate allo zio, il capomafia Benedetto Santapaola.

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CATANIA – Vincenzo Santapaola, boss di primo piano di Cosa Nostra catanese e detenuto al 41 bis, chiede ai giudici che venga “autorizzato l’inoltro” della sua corrispondenza allo zio Benedetto Santapaola. Il figlio di Salvatore (fratello del capomafia Nitto), accusato di essere uno dei mandanti dell’omicidio dell’infiltrato Gino Ilardo,  formula questa richiesta proprio nell’ultima udienza del processo che lo vede imputato insieme a Giuseppe Piddu Madonia, reggente della famiglia di Caltanissetta, al cognato Maurizio Zuccaro e a Benedetto Cocimano, ritenuto uno dei killer dei Santapaola. Il boss si è rivolto alla Corte d’Assise di Catania, presieduta da Rosario Cuteri, per chiedere lo “sblocco” di alcune lettere inviate allo zio Benedetto Santapaola.

“Io a Natale e a Pasqua scrivo ai miei cari e in particolare a mio zio Benedetto – spiega il boss alla Corte – che si trova al 41 bis in isolamento: è isolato da tutti da più di vent’anni. E praticamente a Natale mi hanno bloccato questa cartolina”. Gli auguri di natale, infatti, non sarebbero arrivati nella cella del “capomafia”. Da Novara dove è detenuto in regime di carcere duro avrebbero “bloccato” le missive che Vincenzo Santapaola ha indirizzato allo zio Nitto, reggente indiscusso di Cosa Nostra catanese. Una censura prevista proprio in regime di 41 bis per “controllare” eventuali messaggi in codice tra sodali e affiliati dello stesso clan. E non sarà passata di certo inosservata una cartolina tra il nipote del capomafia e Benedetto Santapaola. Un probabile segno di rispetto al capofamiglia.

Il boss, in videoconferenza, non comprende il motivo della censura. “Mi hanno detto che siccome è di un altro gruppo io non posso scrivere, ma quello – afferma l’imputato –  è un mio parente diretto. Se avessi scritto ad una persona estranea potevano mettere una motivazione più consona, ma si tratta del fratello di mio padre, una persona che per me è un signore perbene, una persona educata. E inoltre – aggiunge Santapaola – ho scritto anche a suo figlio che sta male ed è all’ospedale del carcere e mi hanno bloccato anche questa. Mi hanno bloccato tutte e due le cartoline. Ora chiedo gentilmente che la posta sia sbloccata, anche perchè adesso arriva Pasqua”.

Vincenzo Santapaola, insomma, vuole poter essere “libero” di inviare una cartolina per le imminenti festività pasquali allo zio Nitto, capo della famiglia, e non trovarsi il biglietto “bloccato” come sarebbe successo a Natale. Il boss cita anche “l’articolo 18 ter” della legge dell’ordinamento penitenziario che ha portato al mancato inoltro della corrispondenza, ma anche su questo l’imputato sollecita l’intervento della Corte: “La mia posta la possono visionare e possono vedere che si tratta solo di saluti. E gentilmente esigo una risposta”. Sulle cartoline censurate i giudici non hanno dato spiegazioni, la Corte evidenzia che “se ci sono provvedimenti di trattenimento sono sicuramente motivati” e ha invitato Santapaola attraverso il difensore a fare opposizione se lo ritiene. “Mi hanno detto che è competente questa Corte, Presidente” – spiega ancora l’imputato collegato in videoconferenza. “Questa Corte ha ascoltato le sue richieste. Se ritiene può fare istanza attraverso il suo legale” – conclude il presidente Cuteri.

Il controllo della corrispondenza è uno dei filtri previsti nel regime del 41 bis (o detto carcere duro) applicato ai soggetti ritenuti attualmente pericolosi e che hanno ancora modo e possibilità di avere contatti con l’esterno per dare direttive sulle strategie del clan di riferimento. Sulla gestione della corrispondenza dei detenuti al 41 bis è previsto il “visto” di censura: le missive inviate e recapitate vengono esaminate per verificare se nel contenuto possano esserci messaggi criptici o linguaggi in codice. L’articolo 18 ter dispone che “qualora, in seguito al visto di controllo, l’autorita’ giudiziaria ritenga che la corrispondenza non debba essere consegnata o inoltrata al destinatario, dispone che la stessa sia trattenuta. Il detenuto è immediatamente informato. Contro i provvedimenti – stabilisce la legge –  può essere proposto reclamo”.

La corrispondenza sospetta in caso di sentenza definitiva viene inviata per lo sblocco o la censura definitiva al magistrato di Sorveglianza competente oppure in caso di indagati e imputati al magistrato che si sta occupando del procedimento a carico del detenuto. Nel caso di Vincenzo Santapaola è la Corte d’Assise di Catania davanti a cui si sta celebrando il processo per l’omicidio di Gino Ilardo il magistrato competente. Troppo presto per dire se dall’esame della corrispondenza sia stato rilevato un messaggio sospetto.

 

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