Abusivi, clochard e questuanti | Centro città senza controllo

Abusivi, clochard e questuanti | Centro città senza controllo

Abusivi, clochard e questuanti | Centro città senza controllo

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Fernando Lo Voi, avvocato e cittadino palermitano che lamenta l'invasione di bancarelle abusive, questuanti, chochard e assenza di legalità nel centro di Palermo.

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Fernando Lo Voi, avvocato e cittadino palermitano che lamenta l’invasione di bancarelle abusive, questuanti, chochard e assenza di legalità nel centro di Palermo. 

Premesso che la vera sfortuna è di avere deciso di rimanere a vivere in questa città e di averci investito giovinezza, speranze, tempo e danaro (ma il medesimo errore non commetterò con i miei figli, a cui sto insegnando a scappare ed a dimenticare questa, che non è una città, ma un aggregato di uomini senza regole, ma soprattutto senza rispetto per il prossimo), la condizione del tratto della via Mariano Stabile, Palermo, compreso tra l’incrocio con la via Ruggero Settimo e la piazza San Francesco di Paola, in cui ho la sfortuna di avere lo studio professionale ed ho la sfortuna di lavorare, è ormai diventata intollerabile. Nel mondo, solo in India o in Vietnam (che ritenevo, a torto, paesi arretrati) ci sono luoghi simili (e molto spesso migliori).

Bancarelle di mercanzia inqualificabile poste dovunque e che impediscono ai cittadini che paga(va)no le tasse di fruire del marciapiede pubblico; angoli di strada (anch’essi pubblici) trasformati, nella migliore delle ipotesi, in latrine, dai quali proviene (soprattutto ora che la temperatura si è alzata) un odore intollerabile che si infila nelle case e negli uffici, costretti a tenere le finestre aperte; passaggi pubblici tra piazzale Ungheria e via Mariano Stabile usati come alberghi (ridotti in condizioni igieniche, che i lager degli emigranti in Libia al confronto sembrano luoghi di vacanza); vasi, privi di piante, trasformati (dai civili abitanti di questo aggregato di edifici chiamato città di palermo) in cestini (anche perché non ci sono più contenitori della carta sui pali). E di fronte a tutto questo la Polizia Municipale risponde che io, cittadino, ho “ragione”, ma di “non potere fare niente” per risolvere il problema. E allora, a questo punto, visto che le istituzioni non “possono fare nulla”, si lasci che lo faccia il cittadino (quello vero).

Ma come è possibile, mi chiedo, che la città di Palermo, i suoi servizi socio assistenziali non vedano come vivono i due ragazzi (forse anche minorenni) che hanno trovato dimora nel passaggio tra piazzale Ungheria e via Mariano Stabile (in pieno centro città). Come è possibile che non intervengano per aiutare questi due poveri disgraziati, mangiati dall’alcol, che fanno marchette, la notte, per recuperare qualche moneta (li vedo quando esco o torno la sera tardi a casa). Vi assicuro che è uno spettacolo umiliante per una città che il nostro sindaco si ostina a definire europea. Io questo schifo in Europa lo ho visto solo in questa città, che è nord Africa, forse anche centro Africa, ma non Europa. Non mi dilungherò su altro (posteggiatori abusivi, di giorno e di notte, questuanti, rom ai semafori in pieno centro, con la Polizia Municipale che guarda dall’altro lato).

Si lasci al cittadino la possibilità di porre fine a questo schifo intollerabile, a questa deriva dei costumi e dei comportamenti, a questa inciviltà. Però, a fronte di ciò, io cittadino, pretendo che le istituzioni si facciano da parte, si astengano dall’intervenire, spariscano, eliminino la loro inutile, ingombrante presenza, la loro ipocrisia, fatta di parole che ormai capiscono solo i politici o sedicenti tali. Se le istituzioni non servono a garantire il cittadino è inutile che esistano. E’ chiaro. Gli organi di governo e vigilanza della città di Palermo servono a nulla. Il cittadino deve auto organizzarsi. Deve predisporre lui stesso le barriere all’inciviltà ed alla deriva sociale. Questo, però, si sappia, produrrà un effetto devastante: finirà la solidarietà. La solidarietà c’è, se qualcuno (le istituzioni) si preoccupa di garantire il giusto equilibrio tra protezione di chi lavora, produce, investe, migliora la nostra città e chi, invece, ha bisogno di essere “aiutato”. Se chi lavora, produce, investe, migliora la nostra città deve anche sopportare l’arroganza e l’assenza di ogni regola, a quel punto finisce la solidarietà.

Rivolgo il mio accorato appello al Sindaco ed alla Polizia Municipale perché facciano sentire la loro presenza da Istituzioni. Se no sarà il caos. Perché io cittadino non sono più disposto ad aspettare ed a tollerare. Abbiamo buttato trent’anni di storia. Vediamo di non fare altrettanto con il nostro futuro. Cordialità.

Fernando Lo Voi

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