Acqua pubblica, questione rovente | Il nodo è il ruolo dei privati - Live Sicilia

Acqua pubblica, questione rovente | Il nodo è il ruolo dei privati

Tante le posizioni in attesa dell'Aula. Panepinto: "Da nessuna parte si parla di scioglimento, ma di una verifica dei contratti in essere". Mangiacavallo: "La questione di costituzionalità non la decide il parlamento, ma la Corte Costituzionale".

7 Commenti Condividi

PALERMO – “Oggi ci sono in ballo la tenuta del governo Crocetta e quella del Partito Democratico che hanno fatto della ripubblicizzazione del servizio idrico un cavallo di battaglia in campagna elettorale”. A poche ore dalla discussione generale all’Ars sul disegno di legge in materia di risorse idriche, il deputato del Pd Giovanni Panepinto non si nasconde: “Quella che si sta per giocare è una partita seria”.

E a rendere ancora più delicata la posta in gioco, ci sono le diverse le posizioni sul ddl all’interno sia della maggioranza, sia del governo. Da un lato l’assessore all’Energia e ai servizi di pubblica utilità Vania Contrafatto, che ha sollevato dubbi di costituzionalità su alcune norme e teme il commissariamento da Roma. Dall’altro il governatore Rosario Crocetta, che ha manifestato la volontà di sostenere il disegno di legge in Aula.

Sul fronte della maggioranza, l’Udc ha aperto le danze con le dichiarazioni del segretario regionale Giancluca Micchichè al Giornale di Sicilia. L’Unione di centro sarebbe pronta a presentare alcuni emendamenti “che prevedono una gara d’appalto e dunque un ruolo dei privati dove i comuni non sono in grado di gestire in maniera efficiente il servizio”. Miccichè che ha sollevato dubbi anche sullo scioglimento del contratto con Sicilia acque. “Pagheremmo una penale di 300 milioni di euro. Tanto varrebbe comprarsi le quote”.

“Da nessuna parte si parla di scioglimento – replica oggi Panepinto – , ma di una verifica dei contratti in essere. Per ciò che riguarda, poi, la questione di costituzionalità, la Sicilia ha competenza esclusiva in materia di risorse idriche. Non lo dico io, lo prevede lo Statuto. E anche lo ‘Sblocca Italia’ fa una distinzione tra le Regioni a statuto ordinario e a statuto speciale. Quindi a mio avviso non c’è alcun pericolo di incostituzionalità della riforma – ribadisce il deputato Pd -. Oggi l’Ars deve decidere se essere semplice esecutrice di disposizioni nazionali o se rivendicare la propria autonomia statutaria. Non dimentichiamo che siamo di fronte ad un referendum che ha detto ‘no’ alla privatizzazione del servizio idrico – conclude -, e dire che l’acqua è un bene pubblico ma gestibile da privati è una ipocrisia insopportabile. Dobbiamo capire se siamo qui per fare la volontà dei cittadini o meno”.

Sulla stessa linea la posizione del Movimento cinque stelle. “La questione di costituzionalità non la decide il parlamento, ma la Corte Costituzionale. Noi dobbiamo andare avanti per la nostra strada, consapevoli che la Sicilia ha competenza esclusiva in materia e può legiferare in maniera difforme dal resto d’Italia. Senza dimenticare – aggiunge Mangiacavallo – che anche il nostro Statuto è una legge costituzionale. Noi diciamo ‘no’ alla privatizzazione dell’acqua, e questo significa soprattutto due cose: da un lato, con questa riforma, l’acqua diventerà un bene privo di rilevanza economica. Nessuno potrà trarne alcun profitto. Dall’altro, il servizio idrico dovrà essere gestito da enti di diritto pubblico”.

Una battaglia condivisa dal deputato Margherita La Rocca Ruvolo: “L’Udc ha votato il testo in commissione e il nostro gruppo parlamentare non ha presentato alcun emendamento volto a riconoscere ruoli ai privati. Siamo per la gestione pubblica dell’acqua, degli impianti e delle reti, pronti a riconoscere anche l’affidamento diretto ai comuni o a consorzi di comuni. E soprattutto per il riconoscimento di un quantitativo minimo vitale giornaliero che metta fine ai distacchi delle utenze – spiega La Rocca Ruvolo -. È strano sentir parlare l’assessore Contrafatto di incostituzionalità – aggiunge infine -. Mi chiedo perché per gli Ato rifiuti la formazione delle Srr andava bene, mentre per gli Ato idrici non si possa individuare gli ambiti ottimali. Forse perché Renzi non vuole?”.

Articoli Correlati


Le nostre top news in tempo reale su Telegram: mafia, politica, inchieste giudiziarie e rivelazioni esclusive. Segui il nostro canale
UNISCITI


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI

7 Commenti Condividi

Commenti

    Scusate ma sbaglio o (esclusi gli ultimi 5 anni) l’acqua in Sicilia è sempre stata (per un centinaio di anni) in mano pubblica?

    Il risultato?

    1 – Siamo come in Africa
    2 – Abbiamo speso miliardi e miliardi di lire senza alcun beneficio
    3 – Abbiamo fatto fare affari alla mafia

    Infatti in questi ultimi 5 anni,non è cambiato nulla:i servizi sono rimasti pessimi ma in compenso le bollette sono diventate astronomiche:già solo per questo,l’acqua dovrebbe tornare pubblica senza dimenticare che il principio è stato pure sancito dal risultato di un referendum popolare, che tuttora è rimasto ignorato!!!!

    Volevo poi aggiungere che a parole si è tutti favorevoli a ritorno dell’acqua pubblica ma a manifestare davanti l’ARS per questo sacrosanto diritto, ci sono si e no una decina di persone a differenza di quanto succede per altro tipo di proteste che interessano solo categorie ristrette di persone… Voglio poi vedere, se non dovesse passare questa legge,cosa faranno coloro che continueranno a vedersi recapitare bollette salatissime con importi anche intorno ai 500 Euro grazie “all’efficiente servizio” fornito dalle società private!!!

    ROMA LANCIA I SUOI DIKTAT, IL GOVERNO DELLA SICILIA RISPONDE!!!QUESTA PARTITA DELL’ACQUA PUBBLICA I SICILIANI NON LA VINCERANNO!!!E’ SOLO UN PEZZETTO DEL PD CHE STA PORTANDO AVANTI QUESTA BATTAGLIA.PENSATE CHE L’ASSESSORA AL RAMO (PD) E’ CONTRARIA!!!!!CHE SPETTACOLO INVERECONDO!!!

    Permettetemi un paio di interrogativi:
    Se per erogare a Marcello e Gisella un congruo quantitativo di acqua si sostengono costi vivi (costi energetici, di manutenzione degli impianti, ecc) per un ammontare di 200 lire e a costoro si facesse pagare solamente 50 lire ciascuno, chi dovrebbe farsi carico della restante quota di costi ammontanti a 100 lire?
    a) ai due utenti che hanno usufruito dell’erogazione del servizio
    b) a carico delle amministrazioni pubbliche (Regione, Comuni, ecc.,) che ribalterebbero sulla fiscalità generale
    c) a cappiddazzu?
    d) ___________________ (risposta a piacere).
    Purtroppo, a prescindere dalla gestione pubblica o privata, i costi (direttamente o indirettamente) saranno sempre a carico dei cittadini!!!!!!
    Ovviamente, se per il normale fabbisogno giornaliero si dovessero percorrere centinaia di metri per riempire una caraffa di acqua e sostenere dei costi per ottenerla, si può parlare di bruta privatizzazione di un bene essenziale, mentre se lo stesso quantitativo viene erogato nella residenza dei cittadini è giusto che quest’ultimi paghino per il servizio reso, senza ribaltare parte dei costi su altri cittadini.

    Un caso a parte l’assenza totale del potere legislativo siciliano degli ultimi anni, inadeguato per legiferare in merito.

    Ma il punto non è pagare per i servizi che,ovviamente,hanno un loro costo, ma pagare cifre esorbitanti rispetto ad altre parti d’Italia o comunque con efficienza non proporzionale a quello che si paga… In Sicilia,checchè se ne dica,l’acqua c’è ma a qualcuno conviene fare credere il contrario, per mascherare altre inefficienze o favorire determinati interessi e speculazioni!!!

    E’ ovvio che a parità di prestazioni il privato “deve avere” un costo superiore per il semplice motivo che l’imprenditore “vuole avere” un utile. Il problema è come viene gestito il servizio e come vengono impiegate le risorse umane e materiali. Con il servizio pubblico i lavoratori hanno i giusti diritti e per questo debbono rispondere a giusti doveri. Con il privato i diritti dei lavoratori spesso, specialmente in Sicilia, vengono calpestati e quella che può sembrare “efficienza” spesso è solo sfruttamento. Se poi guardiamo la questione da altra angolazione, spesso, nel pubblico ci sono le “bustarelle” ma nel privato c’è il “pizzo”. E allora? Gli Italiani, con il referendum hanno deciso che l’acqua deve essere pubblica. Se, anche, questo referendum non è stato una farsa, venga messo in atto il suo esito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *