PALERMO – Finisce con la Lega che dice apertamente: “Non possiamo più continuare così. In aula il passo viene dettato dell’opposizione”. Il ddl Enti locali sta per ricevere il voto definitivo e il capogruppo del Carroccio, Salvo Geraci, recapita il messaggio ai colleghi di maggioranza: “Bisogna cercare di capire se, e come, si vuole andare avanti con questa legislatura”.
La proposta per un chiarimento interno è lanciata, resta da capire se qualcuno la coglierà. Troppo profonde le divisioni emerse nell’ultima seduta. Una situazione aggravata dall’assenza di una figura che possa sedere sulla sedia della regia e dettare i tempi delle mosse parlamentari, ” e questo – ancora Geraci – ha pesato”. Il rimpasto di governo potrebbe rappresentare un balsamo per i nervi tesissimi della maggioranza ma i tempi non saranno immediati.
La riforma degli Enti locali naufraga all’Ars
Nessuna ‘riforma’, nessun disegno organico in favore dei Comuni, intanto, viene fuori da Sala d’Ercole. Il Parlamento la difficoltà della maggioranza a far prevalere i numeri è diventata ormai una costante. Il pallottoliere, chiamato in causa con il voto segreto tre volte, è inesorabile. Saltano il terzo mandato per i sindaci dei Comuni fino a 15mila abitanti e la figura del consigliere supplente per gli eletti chiamati a vestire i panni di assessore comunale.
Il ddl, di fatto, viene svuotato di contenuti. Restano in piedi poche norme, come quella che introduce il tagliando antifrode per le elezioni comunali e quella che aumenta le indennità agli assessori, al vice sindaco e al presidente del consiglio nei Comuni fino a 5mila abitanti.
I numeri dell’aula e l’amarezza di Galvagno
I numeri in aula sono impietosi: a fronte di 25 deputati di opposizione, la prima norma salta con 32 voti, la seconda volta sono addirittura in 34 a votare con Pd, M5s, Sud chiama nord e Controcorrente. Il quadro è così chiaro che su un paio di altri articoli si andrà al voto palese: cadranno anche quelle norme. “Cosa resta del ddl? Macerie, quelle volute dal Parlamento”, osserverà amaramente il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno.

Sud chiama nord: “Un Vietnam annunciato”
“Il Vietnam che avevamo preannunciato si è consumato norma per norma”, commenta alla fine l’esponente di Sud chiama nord Giuseppe Lombardo. Il testo approvato dopo una estenuante navetta tra l’Aula e le commissioni che ha accompagnato tutta la legislatura “è figlio di una maggioranza che nei fatti – dice il deputato Scn – non esiste più”. Il capogruppo di Forza Italia, Stefano Pellegrino, ammette: “Il voto segreto sta condizionando l’attività del Parlamento”.
Mpa contro Sammartino
Il clima nel centrodestra è pesantissimo. Il Movimento per l’autonomia alza la voce contro il vice presidente della Regione, il leghista Luca Sammartino, stigmatizzandone “il comportamento” tenuto in occasione della bocciatura dell’articolo 10 del ddl. Si tratta della famigerata norma sulla digitalizzazione degli archivi degli uffici tecnici comunali, bocciata nella precedente seduta. L’indicazione giunta ai banchi del centrodestra in quell’occasione portò la maggioranza a togliere i tesserini: rimasero solo quelli degli autonomisti e di parte di Forza Italia, bollati come franchi tiratori.
Di Mauro: “Qui non ci sono franchi tiratori”
Roberto Di Mauro, ex collega di giunta di Sammartino, dà la sua lettura di quanto accaduto in quella occasione e non sono parole tenere per il l’assessore che oggi detiene la delega a curare i rapporti con il Parlamento. “Lei rappresenta tutta la maggioranza, non può dare indicazione di togliere il tesserino solo ad una parte e non a tutti”. Di Mauro dice apertamente: “Qui non ci sono franchi tiratori, c’è gente che non ha condiviso quell’articolo e o ha fatto alla luce del sole”.
La Rocca Ruvolo: “Chi c’era dietro all’articolo 10?”
Margherita La Rocca Ruvolo, voce critica all’interno di Forza Italia, rincara la dose: “‘Franco’ sì ma ‘tiratore’ no. La mia intenzione di voto è sempre stata palese e sempre lo sarà. Chi favoriva quella norma sulla digitalizzazione che avrebbe avuto costi pesantissimi per i Comuni?”. Nel mirino finisce il presidente della prima commissione Ignazio Abbate, che ha curato il testo giunto in aula ma che si difende: “Il ddl non è il mio, è un collage di norme sedimentate nel tempo e avanzate da diversi deputati”.
L’allarme di Cracolici: “Quei faccendieri…”
Dopo le parole di Di Mauro e di La Rocca Ruvolo inizierà l’esame del ddl e sarà ancora una volta debacle per la maggioranza. In un clima da tutti contro tutti nel centrodestra finiscono quasi in secondo piano le parole, pesantissime, del presidente della commissione Antimafia Antonello Cracolici (Pd). Il focus è sempre la norma sulla digitalizzazione. “Quell’articolo autorizzava i comuni a privatizzare i propri archivi urbanistici. Ci sono uomini e donne che stanno tornando a girare con le valigette nei Comuni e negli uffici di questa Regione. Siamo in piena fase di faccendieri“.
L’Anci Sicilia: “Autonomia speciale che non aiuta i Comuni”
L’addio al terzo mandato e al consigliere supplente, intanto, non va giù all’Anci Sicilia, che aveva sponsorizzato a lungo le norme. L’associazione dei Comuni non ci sta e al termine della giornata dice la sua in una nota chilometrica: “La Sicilia vive un’autonomia speciale che non dà vantaggi ai Comuni ma, al contrario, incertezza normativa, instabilità istituzionale e mancato riconoscimento della dignità istituzionale”. Secondo l’Anci Sicilia “occorre avere il coraggio di aprire una riflessione seria sull’utilità dell’autonomia speciale per gli enti locali”.
Le donne dell’Ars festeggiano le ‘quote rosa’
L’unica novità legislativa degna di nota arriva così dall’obbligo per i Comuni sopra i tremila abitanti di osservare il criterio della soglia minima del 40% di quote di genere nella definizione delle giunte. E anche lì, per dirla con le parole dell’esperto deputato Pd Giovanni Burtone, il dibattito sarebbe comunque articolato: “La presenza delle donne in politica dovrebbe essere un fatto naturale e non previsto per legge”. dice il sindaco di Militello in Val di Catania.
La novità non riguarderà, tuttavia, i 150 comuni siciliani sotto i tremila abitanti. Le donne dell’Ars, che avevano fatto fronte comune con un flash mob per scongiurare il rischio di un affossamento del ddl, alla fine comunque festeggiano l’istituzionalizzazione, di fatto, delle quote rosa. Marianna Caronia, deputata di Noi moderati tra le più combattive sul punto, parla senza mezzi termini di “giornata storica”.

Ora la riforma della dirigenza regionale
Oggi, mercoledì 18 febbraio, si torna in Aula e all’ordine del giorno spunta la riforma della dirigenza regionale. Un tema quantomeno proibitivo per una maggioranza che deve necessariamente fermarsi a ragionare. Il centrodestra deve individuare una regia in grado di dettare i tempi e governare le dinamiche d’Aula. Senza questo passaggio ogni votazione in quest’ultima fase della legislatura sarà un terno al lotto.

