PALERMO – È con la droga che il clan di Brancaccio di recente avrebbe fatto fatto i soldi. La tesi dei pubblici ministeri è stata accolta dal giudice per l’udienza preliminare Giuliano Castiglia. Sono arrivate tredici condanne e una sola assoluzione, quella di Filiberto Palermo (assistito dall’avvocato Tommaso De Lisi), cantante neomelodico napoletano conosciuto con il nome d’arte di Gianni Clemente.
Le condanne di oggi si aggiungono alle tre emesse in un altro processo nei confronti di Maurizio Costa e dei fratelli Natale e Giuseppe Bruno. “Al vostro buon cuore… a Natale e a Pasqua”, diceva Natale Bruno, dimostrando come i nuovi boss continuano ad imporre il pizzo. Gli Imprenditori si presentavano spontaneamente nel magazzino di Bruno, in via Gaetano Di Pasquale, per mettersi a posto. Non solo estorsioni, ma anche e soprattutto un grosso giro di droga quello emerso grazie al blitz Zefiro della Squadra mobile di Palermo. I poliziotti della Sezione criminalità organizzata scoprirono, nel novembre del 2014, che i nuovi boss che dettavano legge nel feudo dei fratelli Graviano per superare le difficoltà avevano cercato nuove alleanze criminali. L’operazione, infatti, si estese anche nelle città di Trapani, Milano e Napoli.
Questi i nomi dei condannati su richiesta dei pubblici ministeri Demontis, Mazzocco e Malagoli: a Giuseppe Furitano sono stati inflitti 10 anni, 5 anni e 8 mesi a Francesco Paolo Valdese (collaboratore di giustizia a cui non è stato riconosciuto lo sconto di pena previsto per i pentiti), 2 anni e 2 mesi a Pietro La Vardera, 3 anni e 7 mesi a Vincenzo Di Piazza, 6 anni e 8 mesi a Cristian Balistreri, 3 anni a Patrizio Catanzaro, 2 anni e 8 mesi a Giuseppe Cusimano, 4 anni e 4 mesi a Mario Iannitello, 4 anni e 2 mesi a Claudio Crocillà, 3 anni e 11 mesi a Vincenzo Montescuro, 3 ani e 9 mesi a Santo Cozzuto, 4 anni a Egidio Zucchini, 3 anni e 4 mesi a Antonio Zucchini.

