Alain Delon, la sua Sicilia mitologica e l'aneddoto del cappotto non firmato

Alain Delon, la sua Sicilia mitologica e l’aneddoto del cappotto non firmato

I ricordi di un mito legato alla nostra terra
LA SCOMPARSA
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Alain Delon è morto. L’uomo che tutti gli uomini invidiavano e che tutte le donne amavano, in quel luogo letterario e magico che appartiene ai sogni, ha chiuso i suoi occhi indimenticabili, con una scheggia di Sicilia nel cuore. Una Sicilia cinematografica, di libri e visioni, di carte antiche e misteriose, di polvere ombre. Una Sicilia concreta, di belle speranze e notti ruggenti, con l’ambizione dell’infinito.

Invece: “Il ballo è finito. Tancredi è salito a ballare con le stelle… per sempre tua, Angelica”: rivivendo un’ultima volta le storiche scene che li videro indimenticabili protagonisti de “Il Gattopardo”, così Claudia Cardinale ha affidato all’Ansa le sue ultime memorie per Alain Delon. E noi li rivediamo, sempre in quell’intercapedine di sogni, immersi in una giovinezza sfrontata, che resterà immortale.

Tanti sono i ricordi di quella Sicilia nei suoi affascinanti crocevia. Ha scritto, su Facebook, Vittorio De Simone: “Un giorno Alain Delon giunse a Palermo per girare il Gattopardo di Luchino Visconti. Nelle notti libere lo vedevamo rombare con la Porsche 5000 in via Ruggero Settimo. Noi giovani dell’epoca non avevamo pace”.

La pagina ‘Noi Porticello e dintorni, qualche anno fa, ha pubblicato sui social una foto in bianco e nero, dalla tenera didascalia: “Alain Delon e Claudia Cardinale a Porticello … ai tempi del Gattopardo”. Si vedono entrambi, sorridenti, circoscritti dalla spuma del mare.

“I ruggenti anni ’60, con donne bellissime come la Bardot, la Cardinale, la Deneuve, e attori che recitavano se stessi, come Delon, Mastroianni o Steve McQueen, furono irripetibili, tutto sembrava possibile, mentre oggi tutto sembra già visto”, ha scritto Giovanni Pizzo. Che fissa l’archetipo: “E Delon era così. Classe pura”.

C’è poi ‘l’aneddoto del cappotto’, raccontato sempre su Facebook da Salvo Barone: “Era il 1992/1993, giocavo nel Trapani Calcio, ci avevano dato le divise ma non il giubbotto, e qual sabato faceva freddo… avendo 18 anni, non usavo dei copri-abiti e me ne feci prestare uno dal mio amico e compagno di casa Filippo. Mi diede un cappotto, tipo ispettore Derrik, di colore amaranto (il colore del Trapani)”.

“Quella domenica giocavamo nel Napoletano, al rientro nell’aeroporto di Napoli, incontrammo Alba Parietti e Alain Delon (era stato ospite a Domenica In proprio dalla Parietti, che allora si registrava a Napoli)…”.

“La mia innata sfrontatezza – prosegue il racconto – mi portò ad avvicinarmi e chiedere un autografo. Alain Delon tirò fuori una penna ma non avevamo un foglio di carta e io gli proposi di firmare il polsino del cappotto di Filippo… Mi guardo, mi diede uno scappellotto simpatico sul viso e mi disse… è troppo bello questo cappotto per sporcarlo con la mia firma….”. Memorie di un tempo che non tramonterà.

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