Allarme conti, vertice alla Regione | A rischio mezza manovra

Allarme conti, vertice alla Regione | A rischio mezza manovra

Allarme conti, vertice alla Regione | A rischio mezza manovra

Riunione stamattina tra assessori e dirigenti generali. Baccei intanto vola a Roma. Lo Stato ha minacciato di bocciare norme fondamentali della legge di stabilità. Ecco quali. Il bilancio adesso rischia di "saltare in aria". E venerdì si attende il giudizio di parifica della Corte dei conti.

PALERMO – Un vertice è stato convocato per stamattina nella sede dell’Ufficio legislativo e legale della Regione siciliana. Presente mezza giunta e un gruppo di dirigenti generali. Nelle stesse ore, l’assessore Alessandro Baccei è a Roma, per un confronto col Ministero dell’Economia. Il tema è lo stesso: il rischio che una parte fondamentale dell’ultima Finanziaria regionale venga impugnata di fronte alla Corte costituzionale.

Un pericolo serio, serissimo, nonostante le rassicurazioni del sottosegretario all’Economia Gianclaudio Bressa: “Lo Stato non ha bocciato la legge di stabilità regionale” ha fatto sapere ieri. Vero. Nessuna bocciatura è ancora arrivata. Ma i rilievi che il Ministero ha fatto giungere a Palazzo d’Orleans sono molto pesanti. E, pur andando a toccare un numero limitato di norme, puntano il dito verso il “cuore” della legge stessa. Le fondamenta sulle quali poggiano i conti della Regione.

Perché ad esempio, tra le norme a rischio impugnativa c’è un articolo già da tempo “sospetto”. Quello, cioè, che prevede l’utilizzo dei Fondi di sviluppo e coesione, somme normalmente destinate agli investimenti, per il “concorso al risanamento della finanza pubblica”. Si tratta di circa due miliardi destinati, tra le altre cose, alle infrastrutture dell’Isola, che nelle intenzioni del governo regionale dovranno servire per la copertura del “buco”. E dai rilievi del ministero, la somma stanziata, già dubbia, potrebbe persino non essere sufficiente: le risorse del Fondo sviluppo e coesione programmazione 2007-2013 assegnate alla Sicilia , si legge nella nota del Mise, ammontano a 4 miliardi cui si aggiungono 80 milioni che la Regione ha ottenuto cedendo “spazio finanziario” (margini di spesa rispetto al patto di stabilità). Quei soldi, fa sapere il Mise, non bastano a coprire le spese previste in Finanziaria, “anche se la Regione siciliana intendesse definanziare tutti gli altri interventi già programmati dal Cipe”. Nemmeno se la Regione, insomma, rinunciasse a tutti i finanziamenti già previsti, riuscirebbe a racimolare quei due miliardi circa. E tra le risorse che potrebbero “sparire”, per coprire il buco, il Ministero sottolinea, a mo’ d’esempio, gli interventi sulla “Ragusa-Catania, la cui copertura è stata assicurata utilizzando 217,7 milioni” di quelle risorse. Uno spiraglio ci sarebbe, sembra indicare il Mise, nei fondi non utilizzati della vecchia programmazione “ancora da trasferire alle Regioni, presumibilmente anche assegnate alla Regione siciliana, di cui non si conosce l’effettivo utilizzo”. Somme “virtuali”, quindi. Tutte da verificare.

Ma non solo i Fondi di sviluppo e coesione. A “ballare” sono anche i 300 milioni, ormai famosi, che sarebbero il frutto di un accordo tra la Regione e lo Stato centrale. Il governo Renzi, insomma, si sarebbe impegnato a “risarcire” all’Isola i mancati introiti legati alla riscossione delle ritenute sui redditi dei residenti nell’Isola. Un accordo dato per certo anche in seguito a una “missione” romana, nei giorni caldi della Finanziaria, di una delegazione del Pd siciliano, ma mai formalizzato. Non a caso, recentemente il governatore ha richiesto con forza all’esecutivo romano il rispetto di quegli accordi. Accordi che prevedevano anche il congelamento dei prestiti per due anni. Ma la nota del Ministero all’Economia non è affatto rassicurante: “Non risultano in essere provvedimenti – si legge nella lettera – di riconoscimento da parte dello Stato di somme a titolo di ritenute sui redditi delle persone fisiche che hanno residenza nel territorio della Regione”. Somme che il governo Crocetta ha posto come entrate in bilancio, ma sotto forma di “accantonamento”. In pratica, se questo accordo non dovesse essere formalizzato, bisognerà trovare quei 300 milioni altrove. E in finanziaria è già previsto anche quali capitoli verrebbero mutilati: verrebbero dimezzati, tra le altre cose, i trasferimenti per i Comuni, per le ex Province, per i precari, per gli ex Pip e, nelle intenzioni del governo, anche le quote di compartecipazione alla spesa sanitaria. Su quest’ultima voce, il Ministero è categorico: quelle somme sono obbligatorie. La Regione dovrà trovarle comunque, a prescindere dall’accordo. Anche sul congelamento dei mutui, Roma “avvisa” la Sicilia: questa operazione non può essere utilizzata come “strumento di liberazione immediata di risorse, soprattutto se utilizzate per far fronte alla spesa corrente”.

Sotto la lente del Ministero, poi, anche le norme sui prepensionamenti dei regionali. Secondo il governo Renzi, l’articolo previsto in finanziaria prevede “oneri non coperti”. Anche perché la norma siciliana, che prevede una finestra aperta fino al 2021, si porrebbe in contrasto con la legge nazionale, che limita i prepensionamenti fino al 2016. E dubbi sono stati sollevati anche sulla copertura finanziaria degli eventuali Tfr. E il governo Renzi, scendendo dal dettaglio tecnico a una considerazione generale afferma che la norma prevista in Finanziaria rappresenta una “ampia deroga, totalmente asistematica e foriera di richieste emulative comportanti ulteriori e rilevanti oneri per la finanza pubblica”. Insomma, altre Regioni potrebbero chiedere lo stesso trattamento della Sicilia, mettendo in crisi le casse dello Stato.

Il cuore della Finanziaria regionale è tutto lì. I presupposti su cui poggiano i conti dell’Isola sono proprio quelle somme su cui lo Stato chiede immediati chiarimenti. Ma nel frattempo, a rischio impugnativa sono anche altre norme meno “fondamentali” ma comunque importanti. Ad esempio, nei giorni della Finanziaria, il governatore aveva brindato, anche con i diretti interessati, all’approvazione dell’articolo che prevedeva una sorta di “risarcimento” per i marittimi siciliani imbarcati in pescherecci sequestrati nel Mar Mediterraneo. Per il Ministero quella norma è un “aiuto di Stato” e deve prima essere approvata dalla Commissione europea. E il governo Renzi dice no anche all’articolo che prevedeva la “stabilizzazione” dei medici che da quattro anni sono assegnati all’assessorato alla Salute. I cosiddetti “comandati” della Sanità non possono essere assunti alla Regione. Anche per loro, serve il concorso. Lo dice la Costituzione. Che rischia di mandare in frantumi la Finanziaria regionale. I conti già fragili della Sicilia.

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