PALERMO – I sindacati sono sul piede di guerra per la vicenda Amaviva, dopo l’annuncio di 2.500 esuberi nell’Isola. Oggi, nel corso di una conferenza stampa, hanno chiesto un incontro al presidente della Regione Rosario Crocetta, che però non eviterà le proteste. Quattro le giornate di assemblee nelle sedi siciliane del call center (due sono a Palermo, una a Catania) per decidere le iniziative di protesta.
Per i sindacati “la crisi del gruppo potrebbe avere un effetto domino per le altre sedi italiane di Almaviva Contact e per questo chiedono un intervento delle istituzioni”. “Almaviva ha sede legale in Sicilia – dice il segretario regionale della Uilcom Giuseppe Tumminia – Paga le tasse qui. Il governo ha il dovere di intervenire. Crocetta deve stare a fianco dei lavoratori”. Gli fa eco il segretario provinciale dell’Ugl Claudio Marchesini. “La crisi del gruppo – aggiunge – parte dalla Sicilia ma rischia di estendersi ad altre sedi. L’Ugl già dal 2010 con cortei, sit-in e manifestazioni denuncia gli effetti devastanti della delocalizzazione e delle gare a massimo ribasso, denunce rimaste inascoltate dalle istituzioni. Anzi, il governo Renzi ci ha messo del suo peggiorando la situazione con le nuove norme: non ci sarà un posto di lavoro nuovo, ma ci saranno lavoratori costretti ad auto licenziarsi dalle aziende per essere riassunti nel migliore dei casi dopo sei mesi a tutele crescenti, quindi meno salario per lo stesso lavoro e zero nuova occupazione ma solo sgravi fiscali per le aziende e meno diritti per i lavoratori. Il vero obbiettivo per avere occupazione stabile è coinvolgere direttamente i committenti Tim, Wind, Sky, Vodafone, H3g, Enel, che sono i veri responsabili di questa giungla di call center in outsourcing che si contendono il tozzo di pane (volumi di traffico)al prezzo più basso. Gli stessi committenti forse dovrebbero spendere meno in pubblicità è più in risorse umane che sono il vero cuore dei servizi offerti agli utenti”. Per Eliana Puma della Fistel Cisl “vanno scongiurate ipotesi di delocalizzazione”, mentre per Massimiliano Figuccia della Slc Cgil “serve una politica industriale serie e percorsi di riqualificazione del personale”.
Almaviva in Sicilia conta circa 6 mila addetti tra lavoratori a tempo indeterminato e lavoratori a progetto; in totale in Italia ha un organico complessivo di 10 mila operatori. Per le sedi siciliane il gruppo non ha ancora acquisito nuove commesse e da gennaio i dipendenti, già “provati “dai contratti di solidarietà in scadenza a febbraio, potrebbero restare senza lavoro.
Oggi si è svolto anche il presidio davanti l’Ispettorato del lavoro organizzato da Rifondazione Comunista, a cui hanno partecipato oltre settanta lavoratori a progetto di Almaviva che oggi si sono astenuti spontaneamente dal lavoro per essere presenti e chiedere l’intervento dell’ispettorato per violazione del contratto stipulato nel 2013. Una delegazione di lavoratori è stata ricevuta da un ispettore ed ha esposto il loro caso. E’ stata presentata una bozza di denuncia che verrà formalizzata la prossima settimana. “Nonostante questi lavoratori siano ricattati e privi perfino dal diritto a scioperare, oggi decine di persone hanno deciso di astenersi dal lavoro ed esporsi pubblicamente per rivendicare il loro diritto ad un lavoro degno – dichiara Vincenzo Fumetta, segretario provinciale di Rifondazione Comunista Palermo -. Il nostro partito li sostiene e nei prossimi giorni formalizzeremo la denuncia all’Ispettorato del Lavoro e se è necessario proteggere i lavoratori, la faremo come partito. Il nostro obiettivo comune – conclude Fumetta – e non solo evitare che il talking time venga esteso anche ad altri servizi dell’azienda ma soprattutto quello di riportare Almaviva sui propri passi, all’accordo firmato nel 2013. Il talking time deve rimanere solo un brutto incubo nella vita lavorativa di queste donne e questi uomini”.

