CATANIA – L’azienda sarebbe prossima al collasso, nonostante le dichiarazioni del vertice. La situazione dell’Amt, società di trasporto pubblico, non sarebbe affatto quella dipinta dal presidente, rimasto solo alla guida del Cda dopo il rifiuto di Daniela Baglieri e di Sebastiano Gentile, e del sindaco Bianco che, nella relazione che leggerà stasera in aula, quando accenna all’Amt, sembra raccontare una storia ben diversa da quella che vivono i dipendenti dell’Azienda metropolitana trasporti.
L’Amt, su sollecitazione dell’amministrazione comunale, ha messo in campo
alcune iniziative per migliorare il trasporto pubblico il servizio cittadini – si legge nel testo che il sindaco leggerà in aula. Bisogna ricordare che nel giugno 2013, all’insediamento al dell’amministrazione Bianco, la media dei bus in servizio giornalmente era di 60, un numero insufficiente. Oggi la media di 100 autobus, in aumento. L’azienda soffre di problemi finanziari strutturali e del taglio del pagamento dei chilometri effettuato dalla Regione in questi anni, ma numerosi progetti sono comunque nati”. E tra questi il sindaco annovera il biglietto elettronico l’Alibus il Librino Express e l’assunzione di 40 lavoratori.
Un quadro diverso da quello rappresentato dagli autisti che, accoratamente, scrivono al presidente Lungaro, secondo cui l’azienda è stata rilanciata. Una lunga missiva nella quale illustrano una situazione non certo rosea. Tutt’altro. E nella quale non temono di parlare di fallimento prossimo.
“Egregio Dottor Lungaro, mi permetta di dissentire totalmente alle sue dichiarazioni, in quanto di vivo in questa azienda c’è solo la voglia disperata di circa 700 famiglie, di tenerla in piedi nonostante la costante edificazione di muri alti per ostacolarne la crescita e l’uscita dal baratro in cui si trova attualmente. Vorrei farle notare che è ormai del tutto inutile continuare a buttare fumo negli occhi dei cittadini, perché la verità è palesemente sotto gli occhi di tutti e le persone di certo non sono così stupide da credere che tutto sia a posto e che l’AMT sia sana e viva.
La verità è che continua a scendere vertiginosamente il numero di vetture in servizio, 60 o 80 al massimo, fornendo un servizio inadeguato alle esigenze della città, facendo si da aumentare le attese estenuanti degli utenti alle fermate ed i conducenti ormai sono diventati un vero bersaglio per lo sfogo di tutti.
È inaccettabile apprendere da un professionista con una esperienza come la sua, che tutto questo sia solo frutto di allarmismo da parte dei sindacati. È facile addossare sempre la colpa ai lavoratori. Se si deve chiedere responsabilità a chi si chiede? Ai lavoratori, l’azienda deve attuare una politica di risparmio? A chi si può chiedere dei sacrifici economici? Ai lavoratori .
Insomma, sembra proprio che i lavoratori siano i diretti responsabili di qualsiasi circostanza accada in questa azienda. Vorrei ricordarle esimio dottor Lungaro che è merito dei lavoratori se ancora la mattina, nonostante tutto ancora esce uno straccio di servizio con vetture ormai logore e malconce, e vorrei ricordarle ancora che la ritardata erogazione degli stipendi ha causato ai lavoratori non indifferenti problemi economici e disastri familiari e che nonostante siano state trattenute ai lavoratori le somme necessarie per I contributi Inps, quinto dello stipendio, fondo Priamo, ci sono vuoti di almeno tre anni nel regolare versamento delle stesse da parte dell’azienda agli istituti di competenza. Inoltre, sappiamo tutti che gravano sull’azienda diverse ingiunzioni fallimentari da parte di fornitori e debiti per 50 milioni di euro. Quindi penso proprio che non si tratti di allarmismo ma di autentica realtà e che i fornitori capiscono da soli che l’azienda si avvia al fallimento se si continua a perdere tempo in chiacchiere inutili.
Inoltre, egregio dottor Lungaro, vorrei precisare che se ci fosse stato veramente l’impegno di far rinascere questa azienda, dall’elezione del Sindaco Bianco ad oggi penso proprio che saremmo stati già sulla buona strada per il risanamento. Ad oggi non è stato fatto nessun piano industriale nessuna politica di risanamento ma solo chiacchiere ed un piano strategico ai danni esclusivamente del lavoratore (vedi ordine di servizio 38).
Pertanto, illustrissimo dottor Lungaro, penso sia arrivato il tempo di appendere le scarpette al chiodo e di godersi la sua meritatissima pensione lasciando il posto a chi veramente ha nel cuore la rinascita di un’azienda, che è il patrimonio dei cittadini e una perla preziosa per l’economia di una città metropolitana in continua crescita , sia demografica che culturale. Con osservanza e immensa stima la saluto. Firmato La voce dei lavoratori.


