CATANIA – Terra Nostra denuncia il Presidente della Regione e il sindaco di Catania chiedendo il sequestro dell’anfiteatro romano di Piazza Stesicoro. Il monumento a rischio crollo. La referente nazionale, Debora Borgese, assistita dall’avvocato Monica Foti, ha presentato denuncia querela alla Procura della Repubblica per i reati ipotizzati di omissione di atti di ufficio e danneggiamento, nonché il rettore della Chiesa di San Biagio per il reato di abuso edilizio. Il bene, tra i più importanti in Italia, risulta da tempo in una situazione che la Borgese definisce “allarmante”, con scarichi fognari ed acque bianche che vi scorrono al di sotto e che starebbero compromettendo la stabilità stessa.
“Le parti chiamate in causa non possono fare finta di non sapere – commenta la Borgese – dal 1997 si registrano agli atti segnalazioni e conferenze di servizio utili solo a riempire carta stampata. I problemi strutturali e le criticità ad essi connessi – continua – non si affrontano con soluzioni tampone o con ricostruzioni virtuali per favorire gli amici, e che mal celano i mancati interventi di tutela e salvaguardia”.
Problemi che l’attivista ha constatato di persona, durante un sopralluogo autorizzato effettuato nella parte chiusa al pubblico dell’anfiteatro romano il 19 marzo del 2014 cui ha fatto seguito, il primo aprile 2014, un intervento di fine seduta al Senato della Repubblica. Un vero e proprio polverone che porta all’interessamento da parte della Sovrintendenza ai Beni culturali di Catania che per questo convoca un apposito tavolo tecnico cui prendono parte il Comune di Catania, l’Università, il Rettore della Chiesa San Biagio e la Sidra.
Un incontro dal quale emerge, secondo la Borgese, che, sebbene fosse stata emessa un’ordinanza del Comune di Catania del 1999 che obbligava i residenti a provvedere all’allaccio alla rete fognaria, non era stato appurato se tutti avessero adempiuto. “La denuncia querela alla Procura della Repubblica è un atto dovuto – precisa: per anni ho cercato di coinvolgere la politica locale e nazionale senza ottenere risultati concreti. L’anfiteatro romano di Piazza Stesicoro giace in silenzio, tra l’inerzia e la negligenza che si consuma da oltre vent’anni ormai. E i risultati sono noti a chi, pur sapendo, ha fatto spallucce venendo meno alle proprie responsabilità. Così oggi ci ritroviamo un monumento sotterraneo che sì, è stato riconosciuto tra le grandi attrattive strategiche ma solo dopo infinite polemiche e interventi anche da Roma, con l’aggravante che adesso è pronto al collasso a causa dei reflui fognari altamente acidi che vi riversano, schiacciato dal peso delle acque da innaffio del giardino di Villa Cerami, violentato da abusi edilizi ad opera del rettorato della Chiesa di San Biagio”.
Borgese denuncia infatti che, rispetto al tavolo tecnico del 2014 nulla è cambiato “anzi – aggiunge – la situazione dell’anfiteatro romano sarebbe notevolmente peggiorata con inerzia da parte dei responsabili. Il sindaco avrebbe dovuto attivarsi per il trattamento dei reflui fognari, avrebbe dovuto garantire l’incolumità dei cittadini, mettere in mora i soggetti privati per regolarizzare l’allaccio alla rete fognaria e attivare una mappatura della rete fognaria. Responsabilità ravvisabili anche in capo al governatore Rosario Crocetta in quanto l’anfiteatro ricade nella responsabilità della Regione”.
Il rettore della Chiesa San Biagio, invece, sarebbe responsabile della realizzazione “non solo di una passerella non autorizzata ma anche della chiusura di punti luce. Persino alla Villa Cerami – prosegue – sarebbero presenti delle difformità”. Parla di “scellerata mancanza di attenzione destinata ai nostri beni” e chiede che l’anfiteatro venga messo in sicurezza e poi recuperato alla pubblica fruizione. “Anche per questo – conclude – ho giocato forse l’ultima carta rimasta affidandomi alla Procura della Repubblica per salvare l’anfiteatro di Piazza Stesicoro, preservando l’incolumità dei cittadini e immaginando la possibilità di sbocchi occupazionali per gli addetti ai lavori”.

