"Ti servono i documenti...": Pizzuto gli esami 'pilotati' e le spese Aci

“Presidente ti servono i documenti”, gli esami ‘pilotati’ e le spese dell’Aci

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Come si è arrivati all'arresto di Angelo Pizzuto, direttore della Motorizzazione

PALERMO – Cinquemila e 500 euro nello zaino di Angelo Pizzuto e 2.500 nella tasca dei pantaloni di Ignazio Pepati. I messaggi WhatsApp che si scambiavano: “Presidente ti servono sti documenti o me ne vado”. Persone che si sono presentate agli esami per la patente di guida al posto dei veri candidati. Altri piazzati nelle ultime file che utilizzano i cellulari durante la prova.

C’è tutto questo nell’inchiesta che ha portato all’arresto di Pizzuto, direttore della Motorizzazione di Palermo, e di Pepati, collaboratore di una alcune agenzie di disbrigo pratiche e autoscuole. Si sono conosciuti quando Pizzuto era presidente dell’Aci di Palermo, mentre Pepati è amministratore unico della “Gestione Aci Palermo”, una srl in house dell’Automobile Club d’Italia.

Non c’è soltanto la corruzione per le “patenti facili” contestata dalla Procura di Palermo sulla base delle indagini della polizia stradale. C’è un altro capitolo dell’inchiesta, condotto dal Nucleo di polizia economico-finanziaria che riguarda le spese dell’Aci di Palermo oggi in liquidazione dopo che è stato scoperto un buco milionario. Nei mesi scorsi Pizzuto ha subito un sequestro preventivo per l’ipotesi di peculato: ci sarebbero spese non giustificabili per una cifra che supera i 130 mila euro.

Gli agenti della Polstrada indagavano da mesi su alcune autoscuole l’11 settembre scorso l’accelerazione. Rosalia Cardinale, titolare di un’agenzia in via Malaspina, scrive un messaggio a Pepati: “Ignà sto passando”. Poco dopo le videoriprese documentano l’incontro.

Le telecamere captano una serie di frasi: “… questi siamo noi qua”, “sopra”, “lui sopra”, “e giù Lau”, “qua c’è scritto 8. 80 via Imera”, “i codici”, “va bene”. Il 15 settembre Pepati va a casa di Pizzuto. Non porta con sé il cellulare. Il 17 settembre Michele Cardinale, fratello di Rosalia, esce dall’autoscuola “Leonardo da Vinci” nell’omonima strada portando con sé alcuni documenti e una busta bianca.

Ha un appuntamento con Pepati. Si vedono in un garage in via Daidone. Cardinale dice “tutto a posto ci sono tutte cose, sei pari”. Secondo i poliziotti, si tratta di una mazzetta di 6.000 euro. Pepati risponde “ci sono tutte e due, questa e quello”.

Subito dopo Pepati raggiunge Pizzuto in un bar vicino alla Motorizzazione. Pizzuto ripone il cellulare dentro il bauletto dello scooter di Pepati. Quindi entra nell’aula 3 dove stanno per svolgersi le prove teoriche di cui è esaminatore: 18 candidati iscritti, 13 idonei e cinque bocciati.

L’aula è piena di telecamere. Si vede Pizzuto prelevare da una carpetta gialla alcune buste e consegnarle a due candidati. Nelle ultime file otto candidati usano i cellulari durante le prove. Nel frattempo un’altra telecamere inquadra Pepati nel suo ufficio, all’Aci, mentre preleva una busta dalla giacca “corrispondente a quella che gli ha consegnato Michele Cardinale”.

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Estrae una prima mazzetta di banconote che infila nella tasca dei pantaloni, mentre una parte del soldi resta nella busta. Alle 16:45 invia il messaggio WhatsApp a Pizzuto: “Presidente ti servono i documenti o me ne vado”.

Vicino casa di Pepati avviene la consegna a Pizzuto: banconote da 50 euro per un totale di 5.500. Gli indagati dicono che si tratta di un prestito che Pepati ha restituito al direttore. Per il procuratore aggiunto Francesca Mazzocco e i sostituti Giulia Falchi e Antonio Carchietti, si tratta di una tangente. Il Gip Alessandra Marino concorda con l’accusa, convalida l’arresto i flagranza di reati. I due indagati restano ai domiciliari.


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