Arancine, caos e posteggiatori | Ferragosto, istruzioni per l'uso

Arancine, caos e posteggiatori | Ferragosto, istruzioni per l’uso

foto d'archivio

Stai per andare in spiaggia con qualunque tempo? Dai un'occhiata qui. Potrebbe esserti utile...

Eccoti qua, milite ignoto ed eroico del Ferragosto, che ti appresti a vivere, meteo permettendo, una giornata di passioni, sudori e furori, se non sei già in spiaggia da due settimane, per prendere posto prima degli altri. Accanto a te, il mondo è scomodo, tragico, incomprensibile. Ma, in fondo, tutti hanno il diritto alle ferie, alla sospensione delle ostilità, alla grazia di un pensiero leggero, all’illusione.

Pare di vederti, mentre attrezzi la macchina con quei due o tre quintali di masserizie necessarie per la sussistenza. Sembra di ascoltarti, mentre biascichi le tue orazioni a San Daletti, per scongiurare le scottature e le papole ai piedi. E ti spalmerai addosso creme anti-ustione preparate in casa da te, perché il marketing mica ti frega. Sicché, dopo un paio di minuti dall’applicazione su cute, emanerai un irresistibile odore di frittura tale da fare perdere la testa a tutti i gatti del circondario, che ti seguiranno in devota processione.

Comunque, sei un eroe, con le tue armi sorridenti e i tuoi bagagli straripanti, che, tuttavia, potrebbero non bastare. Tu sarai lì, in attesa, con qualunque tempo. Così, ti regaliamo un piccolo vademecum del quindici agosto circa la fauna che incontrerai sulla battigia. Forse potrà esserti utile, suddiviso in capitoletti. In caso di pioggia vale per la prossima volta.

Ed è subito posteggiatore

L’incipit ferragostano è lui, il posteggiatore abusivo. Con una mano formato Groenlandia ti inviterà al parcheggio, con l’altra accennerà il segno del contante da corrispondere per la prestazione non richiesta. “Mu fa pigghiari un cafè”, è il saluto d’esordio. Moltiplicando per tutti i clienti, urge controllatina della pressione.

Gengis Khan

Egli è il più pericoloso tra i frequentatori del litorale. Come per il truce condottiero da cui, non a caso, prende il nome, ha la fissazione della conquista. Dunque, non appena messo piede sulla sabbia incandescente, proverà a delimitare il suo spazio vitale per il raggio di una decina di chilometri. Piazzerà i remi del canotto, i braccioli del bambino, la tappina della zia Rosina: tutto quello che può fungere allo scopo anti-sconfinamento. Lascerà la nonna materna a vigilare, mentre lui, beatamente, sguazza tra le onde, e la riprenderà verso sera, quando la mischina sarà rossa e cianotica come un peperone con l’enfisema. Nel frattempo, chiuderà i porti, incardinerà le sbarre, sistemerà i nipoti in custodia aggiuntiva. E scoraggerà chiunque, con sguardi terribili e fonemi di oscura minaccia, dall’attraversare la zona proibita.

Il penitente

Egli è la figura mistica del bagnasciuga. Nessuna sa quale atroce colpa debba scontare, eppure la penitenza appare impietosa. Il soggetto sbarca intorno alle nove e mezza, seguito dalla moglie e da una confezione misteriosa che presto svelerà alla curiosità degli astanti dalle diciotto alle ventiquattro arancine, bastevoli per due. Ma qui sta l’inghippo: il penitente non si tufferà all’istante, rimandando il pasto a un momento successivo. No. Egli consumerà subito tutte le arancine, sostenuto dalla graziosa signora al suo fianco. Poi, ligio alle regole della balneazione sicura, si stenderà al sole, aspettando le tre ore di prammatica che lo separano dal refrigerio (quattro, meglio, vista la quantità delle libagioni). Infine, effettuerà una memorabile panzata allo scadere del tempo prescritto, rincasando con i lividi e le scottature del caso. Davvero una crudele condanna.

Il bimbo-ninja

Simpatico frugoletto che ti gioca a pallone sulla testa, mentre stai disteso nel tuo centimetro di spiaggia. Il soprannome deriva dalla pettinatura che rammenta un raffinato giocatore di calcio, così noto ai più, e dall’atteggiamento spericolato che lo rende amabilissimo. Occhio, meglio non protestare, anche se un tiro casualmente decapitasse il vostro amato barboncino con il costume ascellare. Sorridere, sorridere, sorridere sempre e ammiccare compiaciuti. Altrimenti, arriva il papà del ninja. E vi dà il resto.

Il selfista anonimo

Egli è una acquisizione scientifica abbastanza recente. Se ne sta tutto il tempo a scattare selfie, da condividere, senza curarsi di ciò che accade oltre il perimetro dell’inquadratura. In acqua scatta un selfie. Sulla spiaggia scatta un selfie. Un bimbo-ninja lo prende di petto, urlando attipo l’ultimo dei mohicani, e lui scatta un selfie. Scende un’astronave tra le cabine, che fa? Scatta un selfie. Notazione: quando scatta il selfie, il selfista anonimo sfoggia immancabilmente un’aria di irrefrenabile letizia. Quando non scatta, invece, somiglia al fratello depresso della tristezza. Forse perché non si diverte?

La canasta infinita

La partita incominciò nel luglio del settantadue (1972), nel cortile accanto al bar: era l’anno del colpo di stato in Ghana, dell’elezione di Berlinguer a segretario del Pci e, nelle sale, usciva ‘Il padrino’. Sono ancora lì.

Quelli della pasta al forno

Si dividono in ortodossi e scismatici. L’ortodossia prevede l’uovo duro tra gli ingredienti, i ribelli contestano il dogma. Le occhiate, tra di loro, sono ferocissime, le conseguenze imprevedibili e superano la religione della pasta al forno. Si dice che in una cabina di Mondello sia rinchiuso, da anni, un eretico che metteva il dado nella caponata.

Gli amanti del biliardino

Nostalgici. Solo che i biliardini ormai scarseggiano, perciò vagano come orfani di un mito. Prima o poi si organizzeranno in squadre di ‘biliardinisti umani’, con la maglietta blu o rossa per distinguersi, e giocheranno al lido, in rigorosissime file, imitando i movimenti dei pupetti, mentre qualcuno farà ‘sbonk’, in rappresentanza sonora della pallina, con la voce, al megafono.

Il ‘doppiofilista’ estremo

Lo ritroverai, milite ignoto del Ferragosto, quando vorrai tornare a casa. E lui te lo impedirà. E’ lui, infatti, che ti blocca, con un carrarmato travestito da Suv, parcheggiato davanti al tuo cofano. Clacsonerai fino a sgolarti e lui, sì lui, si arricamperà, giulivo, dopo un’ora, con una espressione placida e la frase di prammatica: “Miiii, mancu un cafè nni putemu pigghiari?”. E’ sempre il caffè che ci frega.

I raccoglitori di conchiglie

Li puoi scorgere ora che vai via, con un’ultima occhiata al tramonto che incendia il panorama, in lontananza. Hanno circa cinquant’anni e sono dei romanticoni inguaribili. Furono incantati da una zia che, quando erano bambini, predisse: “Se accosterai la conchiglia all’orecchio, sentirai il rumore del mare, anche da grande”. Non è accaduto, il mare nella conchiglia non l’hanno mai trovato in verità. Ma questo non è un motivo sufficiente per smettere di cercarlo.

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