MASCALUCIA – Avevano deciso di “dare una lezione” a Giuseppe Cesarotti. Salvatore Tiralongo si stava già dando da fare per procurarsi una pistola. E “sparare”. Si respirava aria di guerra a Mascalucia. I carabinieri hanno percepito che la tensione era salita alle stelle. Alfio Carciotto e Salvatore Tiralongo sarebbero stati i protagonisti di “una violenta diatriba” con Giuseppe Cesarotti, personaggio storicamente legato alla famiglia di Mascalucia alleata a Cosa nostra catanese. In un’occasione, se non fosse intervenuto Tiralongo, Alfio Carciotto avrebbe preso a schiaffi Cesarotti.
Ma procediamo con ordine. Le intercettazioni mettono le pulci nell’orecchio agli inquirenti. Gli animi si stavano riscaldando tra i boss di Mascalucia. L’officina di un gommista è stato il teatro di uno scontro animato tra Alfio Carciotto e Cesarotti. Dall’analisi dei filmati di videosorveglianza si nota che i due entravano in un piccolo ufficio e discutevano. Carciotto stava per picchiare Cesarotti, addirittura gli è stato impedito di uscire. Una lite che rischiava di sfociare nella violenza.
L’affronto non poteva restare impunito. Salvatore Puglisi e Antonio Carciotto erano già d’accordo. Era un susseguirsi di telefonate. Tra il 5 e il 9 marzo scorsi i dialoghi captati dai carabinieri non lasciano adito a dubbi. Il gruppo aveva deciso di pianificare un’azione violenta. Salvatore TIralongo, insieme a un altro sodale, doveva procurare una pistola. Una volta recuperata, avrebbe dovuto “sparare” a Cesarotti.

