PALERMO- Quattordici milioni, euro più euro meno. E’ questa la cifra della contesa fra la Gesip e il comune di Palermo e, in particolare, fra il liquidatore Giovanni La Bianca e l’assessore al Bilancio Luciano Abbonato. Un “duello” che mercoledì sera è esploso in un furente comunicato di Abbonato, che non ha usato mezzi termini per accusare La Bianca di “illudere i lavoratori” con “dichiarazioni mirabolanti”.
E il riferimento è proprio ai 14 milioni di euro che la Gesip chiede a piazza Pretoria per fatture mai pagate, ma che Abbonato ha dichiarato inesistenti parlando di “fatto assolutamente falso”. Le voci di corridoio raccontano di uno scontro fra i due corso anche lungo la linea del telefono, mentre a Sala delle Lapidi partiva la contestazione dei lavoratori.
Ma da cosa scaturiscono questi soldi? E perché sono così importanti? La somma richiesta, in realtà, è di 9.008.207,17 euro, tanto per essere precisi, a cui si aggiungono quelli chiesti in precedenza dall’ex liquidatore Massimo Primavera e tutti gli interessi, con cui si arriva appunto a circa 14 milioni.
Nello specifico, via Maggiore Toselli chiede 4.200.106,66 euro per i servizi “asili nido”; 324.917,48 per i servizi a domanda, cioè quelle prestazioni occasionali chieste di volta in volta; 839.656,18 euro per sottopassi e spiagge, specie per la pulizia e il diserbo; 481.669,93 per il “progetto palme”, ovvero la riqualificazione di aree verdi degradate; 7.464,20 per i servizi di cremazione fino al 2006; 635.225,21 per i servizi di cremazione dal 2007 ad oggi; 646.968,76 per altri servizi; 203.106 per il Foro italico. Somme a cui vanno aggiunti anche 203.106 euro per penali contestate e 388.078,11 euro per servizi di staff.
La cifra non è certamente bassa, e ha addirittura spinto La Bianca a “sfidare” apertamente l’amministrazione arrivando a minacciare anche un decreto ingiuntivo. E in effetti, se i 14 milioni arrivassero veramente, i lavoratori potrebbero tornare subito in servizio almeno fino a fine anno, visto che è quanto chiede il Comune allo Stato per la cassa integrazione in deroga. Ma piazza Pretoria, da questo orecchio, sembra non sentirci: quei soldi non sono dovuti, ribadiscono dall’amministrazione. La Bianca ha comunque teso la mano a Palazzo delle Aquile, dicendosi disponibile a una soluzione bonaria ma senza che questa ritardi ulteriormente il pagamento richiesto.
“Dobbiamo riavviare subito – dice Pietro La Torre della Uiltucs – le attività lavorative dei dipendenti della Gesip e garantire loro l’occupazione pure durante il periodo natalizio, attraverso delle somme residue di cui è in possesso la Gesip e nel frattempo recuperando i crediti vantati dall’azienda”.
“Tenuto conto che abbiamo siglato un verbale d’incontro in cui il liquidatore della Gesip ci rassegnava l’esistenza certa di 14 milioni di credito e che il Comune ha negato l’esistenza dei crediti vantati, pretendiamo chiarezza sull’argomento – si chiede la segretaria della Filcams Cgil di Palermo, Monja Caiolo – qual è la reale situazione debitoria e creditoria? Se esistono dei crediti, chiediamo che vengano resi immediatamente esigibili in maniera da riprendere l’attività lavorativa”.
Ma ieri i lavoratori sono stati allarmati da un’altra notizia, e in particolare da una circolare emanata dalla Ragioneria generale di via Roma, che ha ribadito come la ferie non godute non possano essere pagate, cioè trasformate in soldi, a meno di particolari eccezioni. Una fattispecie che si applica alle pubbliche amministrazione ma che, secondo il Comune, varrebbe anche per Gesip. La nota, però, è sembrato più un atto di prudenza per evitare eccessi e abusi, che un veto ad eventuali scelte del liquidatore che ha comunque l’ultima parola.
Oggi i lavoratori torneranno in piazza, se non per protestare, almeno per andare in tv. E’ circolata fra i dipendenti la notizia, infatti, che alle 18 una troupe del programma “La vita in diretta” di Rai1 sarà presente a piazza Pretoria per intervistare i lavoratori. Nella speranza che i riflettori, anche se per poco, riportino un po’ di tranquillità in piazza, riuscendo lì dove tanti hanno ormai fallito.

