PALERMO – “L’Autonomia differenziata richiesta da alcune regioni del centro-nord non può e non deve far paura. L’Autonomia può essere una buona soluzione a tanti problemi, avvicinando i centri decisionali dallo Stato centrale in direzione dei cittadini, individuando responsabilità chiare e compiti precisi”. Così Leoluca Orlando, presidente di AnciSicilia. “Occorre però individuare, perché l’Autonomia non sia strumento per acuire le differenze fra nord e sud del Paese, fra regioni ricche e regioni povere, che per ciascuno dei temi che rientreranno nelle competenze autonome, siano individuati livelli essenziali. Così come avviene per il Sistema sanitario che è di fatto già federale, occorre stabilire standard minimi nazionali, livelli essenziali di servizi che siano garanzia per tutti i cittadini. Questo non può non valere per i servizi sociali, per la scuola, per la sanità e per tanti altri ambiti nei quali Autonomia non può trasformarsi in deregulation.”
Molto preoccupata sulla riforma del regionalismo differenziato è la Cisl. «No a un’Italia-arlecchino in cui ognuno pensi solo ai fatti suoi chiudendo le porte agli altri: che siano immigrati o altre Regioni». Così la Cisl Sicilia in una nota polemica sulla vicenda della cosiddetta autonomia differenziata rivendicata da alcune aree del Nord. E che c’è il rischio che questa storia si trasformi in un boomerang per tutti, è convinto Sebastiano Cappuccio, segretario generale regionale. «Senza politiche organizzate e supportate da flussi finanziari definiti, di perequazione e compensazione, dall’energia alle infrastrutture ai servizi sociali fondamentali – afferma – davvero il Paese finirà col frantumarsi tra chi è ricco e sarà sempre più ricco e chi è povero e sarà sempre più povero». E al governatore Musumeci che stamani sul punto ha sollevato il dubbio, chiedendo al premier Conte cosa intenda riservare al Mezzogiorno, la Cisl ribatte che «non possiamo aspettare che il Paese deflagri mandando a carte quarantotto i principi costituzionali di solidarietà, coesione e unità nazionale. Perché quando i buoi saranno scappati dalla stalla, riportarglieli sarà impossibile. O quasi». Per la Cisl va assicurato, «anche grazie al piano Marshall per il Mezzogiorno di cui Musumeci ha parlato ma di cui non si vede l’ombra, neppure all’orizzonte», uno sviluppo equilibrato di tutte le aree del Paese garantendo a tutti le stesse chance. E uguali opportunità. E per questo serve aprire, a più livelli, una stagione di dialogo sociale e istituzionale. Il punto, puntualizza il segretario, non è il diritto costituzionale all’autogoverno. Sempre che l’autogoverno funzioni «perché in Sicilia l’Autonomia speciale ha funzionato male. Ed è rimasta lettera morta per lo più». Il tema è che «la differenziazione dell’autonomia non può essere un’ipoteca accesa sull’unità nazionale. Non può come sembra, invece, indebolire e sfilacciare il sistema dei diritti. Né innescare un rischio-disintegrazione per il tessuto unitario del Paese». La logica delle porte chiuse, insomma, per la Cisl non porta da nessuna parte. Meglio, «è dannosa e regressiva, sia che si tratti di immigrati che desiderano essere inclusi nella società. O di Regioni che dimenticano d’essere parte di un sistema. E pensano di andare per la propria strada».
“Ci auguriamo che la scuola e l’istruzione restino completamente fuori dal progetto del governo sull’autonomia differenziata”. Lo dice il segretario regionale della Flc Cgil Sicilia, Adriano Rizza. “Le pretese avanzate dalle Regioni che invocano l’autonomia differenziata – spiega – non fanno altro che aumentare il divario tra Nord e Sud, in termini di qualità e di diritti negati agli studenti e ai lavoratori. A Palermo come a Milano la scuola deve offrire le stesse opportunità e le stesse condizioni a tutti”.
Sul tema interviene il dem Luca Sammartino. “Diciamo ‘no’ al regionalismo differenziato nella Scuola, una riforma che aumenterebbe in maniera esponenziale il gap tra Nord e Sud del Paese: per questo convocherò al più presto in Commissione all’Ars insegnanti, dirigenti scolastici, ed organizzazioni sindacali di categoria portando avanti la battaglia intrapresa dal Partito Democratico a sostegno del modo scolastico che si schiera contro la ‘regionalizzazione’ dell’istruzione”. Lo dice Luca Sammartino, presidente della quinta commissione Cultura, Formazione e Lavoro all’Ars. “Abbiamo il dovere di chiederci quali possano essere le conseguenze della regionalizzazione del comparto scolastico – aggiunge Sammartino – indagando attraverso l’audizione degli addetti ai avori sulle eventuali ipotesi di miglioramento e sui rischi che una riforma come questa farebbe ricadere sull’intero comparto. Regionalizzare la scuola e l’intero sistema formativo tramite una vera e propria ‘secessione’ delle Regioni più ricche, porterebbe ad un sistema scolastico con investimenti e qualità legati alla possibilità del territorio: la conseguenza immediata sarebbe quella degli inquadramenti contrattuali del personale su base regionale con salari, forme di reclutamento e sistemi di valutazione disuguali e percorsi educativi diversificati. Tutto ciò non è accettabile – conclude il parlamentare PD – non possiamo dimenticare che l’istruzione resta il primo e vero motore di sviluppo. Legare gli investimenti per la formazione alla ricchezza di un territorio creerebbe divari inaccettabili facendo venire meno il ruolo dello Stato come garante di unità nazionale, solidarietà e perequazione tra le diverse aree del Paese”.
Positivo invece l’approccio dei Giovani imprenditori siciliani di Confindustria, che guardano con estremo interesse al processo in corso sul regionalismo differenziato, cogliendone un’occasione per il rafforzamento della competitività dei territori, “a patto che – afferma il presidente Gero La Rocca – vengano definiti, nel rispetto dell’unità nazionale, parametri chiari con clausole di supremazia su materie strategiche per l’economia che hanno un impatto sull’intero sistema-Paese, a partire dalle grandi reti, le fonti di energia, le infrastrutture e, soprattutto, si dia finalmente dignità allo Statuto siciliano”. “L’autonomia – aggiunge La Rocca – può essere considerata come una modalità di coinvolgimento dei diversi livelli di governo nella formazione delle politiche pubbliche e nell’esercizio più efficiente delle competenze, ma occorre agire con buon senso assicurando il principio di equità, scongiurando incrementi della pressione fiscale e, quanto alle risorse, auspicando un sistema di premi e sanzioni capace di coniugare efficienza, solidarietà e perequazione a tutela del Mezzogiorno e, nello specifico, della Sicilia”.
L’autonomia rafforzata può essere una sfida per il futuro dell’Italia: “Per questo – commenta il presidente dei Giovani imprenditori della Sicilia – l’auspicio è che il processo decisionale sia trasparente e allargato, condizioni che possono essere assicurate da un ruolo attivo di compartecipazione e vigilanza del Parlamento, garante del pluralismo istituzionale e sociale, e da un dibattito aperto alle rappresentanze degli interessi”.

