Banca Nuova, si dimette il cda | Si va verso la vendita dell'Istituto - Live Sicilia

Banca Nuova, si dimette il cda | Si va verso la vendita dell’Istituto

Il Fondo Atlante ha chiesto la sostituzione degli amministratori vicini a Zonin. E adesso la creatura lanciata da Maiolini fa gola a tanti.

Il crac della Popolare di Vicenza
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PALERMO – Si è dimesso il consiglio di amministrazione di Banca Nuova. E presto, l’Istituto controllato dalla Popolare di Vicenza e radicato in Sicilia e Calabria potrebbe essere venduto. Nel frattempo, sull’ex presidente Marino Breganze rischia di abbattersi il giudizio di responsabilità sulla gestione della Banca, passata nel frattempo ai nuovi azionisti del “Fondo Atlante” che hanno, di fatto, chiesto il rinnovo del cda, composto da troppi collaboratori storici di Giovanni Zonin.

Così, dicono addio alla banca il presidente Marino Breganze de Capnist, i vicepresidenti Paolo Angius e Fiorenzo Sbabo, i consiglieri Ezio Castiglione, Giorgio Colutta, Manuela Romei, Alvise Rossi di Schio, Antonino Todaro, Francesca Zangara. Le dimissioni, però, saranno operative dal prossimo 2 dicembre, quando l’assemblea dei soci si riunirà per eleggere il nuovo Consiglio. Un gesto “di delicatezza istituzionale” le dimissioni di oggi, spiega qualche ex amministratore, visto che quei componenti erano stati scelti dal precedente azionista. Ma è evidente che la scelta era quasi obbligata: i nuovi azionisti non solo vogliono sostituire gli amministratori che rappresentano la continuità con l’esperienza di Zonin poi risoltasi in un buco miliardario e in un clamoroso crac, ma che stanno anche pensando di promuovere una azione di responsabilità nei confronti degli stessi amministratori che rischiano di ricevere presto pesanti richieste di risarcimento.

Cosa succederà alla Banca messa in piedi anni fa da Francesco Maiolini e adesso investita dal ciclone che ha coinvolto il patron della Popolare vicentina Zonin? La scelta del Fondo Atlante di nominare un nuovo consiglio di amministrazione allontanerebbe per il momento l’ipotesi della fusione di Banca Nuova con la Popolare vicentina in mano ai nuovi soci. Un passaggio che rischiava di tradursi in perdite notevoli sul piano occupazionale. Ma adesso tra le ipotesi ecco quella della vendita della banca. Il 10 ottobre scorso, infatti, è stata avviata una due diligence per verificare la disponibilità di eventuali acquirenti. Che ci sarebbero. Sia tra istituti italiani “deboli” del Mezzogiorno che potrebbero quindi mettere le mani sui 107 “punti vendita” di Banca Nuova, sia tra alcuni istituti stranieri intenzionati a entrare nel mercato del credito italiano.

Vendere, quindi. Questa l’ipotesi per l’unica banca che al momento, pur essendo controllata dalla Pop vicentina, mantiene dei margini di indipendenza. E anche un patrimonio non indifferente in termini di presenza in Sicilia e nel Sud Italia. Un patrimonio, ovviamente, anche di correntisti spaventati dalle notizie provenienti da Vicenza e dall’acquisto di azioni sostanzialmente “fasulle” che rischia di far sparire risparmi piccoli e grandi. Correntisti che negli ultimi tempi, proprio come se si trattasse di una nemesi storica, hanno spostato i propri risparmi anche sulla nuova Banca Igea, lanciata proprio da Francesco Maiolini.

Oggi Banca Nuova conta su 107 punti vendita: 93 filiali bancarie, 9 negozi finanziari e 5 punti “Private”. La maggior parte di questi punti è in Sicilia. Ma ecco anche 15 filiali in Calabria. Solo a Palermo città e provincia, invece, un terzo delle filiali: 28 in tutto. Sono tre le filiali a Catania e 15 in tutto quelle della Sicilia orientale. Nella zona di Trapani invece sono state aperte 17 filiali. Altre 15 nella Sicilia centrale (province di Agrigento, Enna, Caltanissetta e Ragusa).

Sono 710 i dipendenti in organico al 31 dicembre 2015: due in meno rispetto all’anno precedente. Costano circa 48 milioni di euro. Quasi tutti i lavoratori sono assunti a tempo indeterminato (705) e la stragrande maggioranza impiegati in Sicilia: 621 dipendenti in tutto. Altri 77 lavorano in Calabria, 8 nel Lazio e un dipendente è dislocato nel Veneto. Lì dove ha avuto origine tutto. Compresi gli ultimi sviluppi. Dai guai di Zonin, all’arrivo dei nuovi soci, fino alla “decapitazione” di oggi del vecchio cda composto da fedelissimi del patron e, domani, probabilmente ecco anche la vendita della Banca siciliana e la possibile azione risarcitoria nei confronti di quei Consiglieri. Un caos veneto, dall’accento siciliano.

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Commenti

    Visti i danni che hanno fatto Zonin e company, oltre a far dimettere loro, bisogna licenziare parte di personale dipendente (direttori, impiegati e promotori finanziari) che hanno azzerato i risparmi dei siciliani e tavolta anche dei loro familiari e amici intimi. Le centinaia di personale impiegato, per fare carriera ( pur essendo scarsi professionalmente) e garantirsi l’occupazione magari il più vicino possibile a casa, sono stati e sono ancora ad oggi delle pecore a a disposizione della direzione vicentina. Detto cio’, visto che gli impiegati hanno contribuito a prendere in giro i clienti e impoverire le famiglie siciliane, e’ giusto processare anche loro, facendoci pagare i danni causati, per poi avviare il provedimento di licenziamento (buona parte di personale sono zavorre x la banca)

    Ok, ma prima restituite i soldi che avete ladrato alla gente.

    Ci avevano perso tempo…

    Il tempo è galantuomo

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