PALERMO – Condannato a quattro anni per bancarotta documentale e assolto dalla distrazione di beni. È il verdetto della quarta sezione del Tribunale, presieduta da Bruno Fasciana, nei confronti dell’imprenditore Michele Giandalone, un tempo titolare del bar Chantilly di viale Strasburgo a Palermo.
Il collegio ha ribaltato la richiesta della Procura: assoluzione per la bancarotta e condanna per la distrazione. La pasticceria è stata confiscata, i lavoratori avevano creato una cooperativa per gestire il locale dopo la parentesi dell’amministrazione giudiziaria. Non è andata come speravano.
La difesa contesta il verdetto. Ritiene impossibile che Giandalone abbia occultato le scritture contabili visto che risalgono al periodo successivo in cui il bar era in amministrazione giudiziaria. Il bar fu sequestrato nel 2019 e confiscato nel 2021.
In un altro processo Giandalone è stato assolto dalle accuse di intestazione fittizia, utilizzo di capitali illeciti e autoriciclaggio. È stato condannato in primo grado per evasione fiscale ed è in corso il processo di appello.
Nel frattempo, sulla base delle indagini della Direzione investigativa antimafia, fu avviato il procedimento davanti alle misure di prevenzione. I giudici ritennero l’imprenditore “portatore di una pericolosità sociale generica” legata “alla commissione di truffe, frodi all’Iva comunitaria nel settore del commercio di auto da parte di imprese operanti in Italia e all’estero mediante società cartiere (frodi carosello), ritenute nella disponibilità di Giandalone”. Tanto bastò per togliergli i beni. L’avvocato Domenico Trinceri annuncia ricorso in appello contro la condanna a 4 anni.

