Beni confiscati, dall'Antimafia |dossier su presunte anomalie

Beni confiscati, dall’Antimafia |dossier su presunte anomalie

Beni confiscati, dall’Antimafia |dossier su presunte anomalie
Umberto Postiglione
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Ben il 40% del totale di tutti i beni tolti a Cosa nostra, camorra, 'ndrangheta e Sacra Corona unita si trova a Palermo e nella sua provincia, dice il prefetto Postiglione. Anomalie nella gestione dei beni, la commissione Antimafia regionale presieduta da Musumeci (foto) prepara un dossier

Sentito il prefetto Postiglione
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6 min di lettura

PALERMO – E’ Palermo la capitale in Italia per numero di beni confiscati alle mafie. Ben il 40% del totale di tutti i beni tolti a Cosa nostra, camorra, ‘ndrangheta e Sacra Corona unita si trova a Palermo e nella sua provincia. A fornire il dato è il prefetto Umberto Postiglione, direttore dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la gestione dei beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata. Intanto, l’Antimafia regionale prepara un dossier su presunte anomalie proprio nella gestionegiudiziaria  dei beni confiscati.

Postiglione, che è stato audito dalla Commissione Antimafia dell’Ars,  ha poi aggiunto che “in questo modo si otterrebbero diversi benefici: non cementifichiamo ulteriormente le città, riqualifichiamo il territorio urbano e non creiamo ‘isole di difficoltà’ evitando concentrazioni di nuclei con problemi e dando speranza di vita migliore”. “Attraverso questo sistema – ha proseguito – forse si potrebbe risolvere il problema dell’assegnazione degli alloggi la cui manutenzione costa e i comuni come si sa hanno difficoltà finanziarie. Il comune di Palermo come quello di Napoli è specializzato ad avere difficoltà economiche. In questo modo – ha concluso – diamo un segnale concreto di legalità”.

 

Il caso Villa Santa Teresa

“La struttura d’eccellenza Villa Santa Teresa di Bagheria, nel novero dei beni sequestrati alla mafia, allo stato commissariata, non è ancora confluita all’interno del servizio Sanitario regionale, così come era stato deliberato dalla Giunta Crocetta il lontano 22 luglio 2013, tutt’oggi lettera morta”. Pietro Alongi, che aveva già depositario un atto ispettivo all’Ars con il quale chiedeva di accelerare i tempi della procedura, durante la seduta odierna in commissione Antimafia, ha consegnato al prefetto Umberto Postiglione, al vertice dell’Agenzia per i beni confiscati, una corposa relazione predisposta da lavoratori della clinica. Alongi ha focalizzato l’attenzione, durante la seduta della commissione con Postiglione, su tre possibili soluzioni contenute nella nota “per la salvaguardia dei lavoratori così come della salute dei cittadini e garanti di un futuro al riparo da qualsiasi infiltrazione – spiega il deputato Ncd – La prima: superare l’attuale fase di convenzione con una gestione diretta della Asp 6 con un notevole risparmio per la Regione. Oppure, l’accorpamento a una azienda ospedaliera già presente sul territorio; per esempio, il Policlinico che già tiene la scuola di specializzazione in radioterapia nei locali della stessa clinica. Infine, la costituzione di una fondazione o l’eventuale accorpamento a un’altra eccellenza quale Giglio di Cefalù la quale vede al proprio interno già presenti i maggiori ospedali palermitani, dal Civico al Policlinico, dal Cervello a Villa Sofia”.

“Da più parti riceviamo, in audizione, denunce che rivelano la persistenza di molte ombre nella gestione dei beni confiscati alla mafia. Denunce che, dopo  le trascrizioni, trasmetteremo alla magistratura e al ministero dell’Interno per le necessarie verifiche”. Lo ha affermato il presidente della commissione regionale Antimafia Nello Musumeci presiedendo l’audizione che si è tenuta stamattina all’Ars, dove il prefetto Umberto Postiglione, direttore dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati alla criminalità,ha incontrato i componenti dell’Antimafia regionale. Musumeci ha lanciato l’allarme su una situazione che ha definito “preoccupante”: “In alcuni casi abbiamo ricevuto denunce di incompatibilità, eccessiva concentrazione di incarichi, in altri tentativi di favorire società o studi professionali vicini all’amministratore – ha aggiunto. “Abbiamo richiamato l’attenzione del prefetto Postiglione su questa realtà che richiede urgenti ed efficaci strategie di revisione normativa”. “Stiamo elaborando, insieme con la commissione Lavoro dell’Ars, una proposta di modifica della legge nazionale vigente – ha concluso Musumeci –  ponendo particolare attenzione a due problemi: la tutela dei dipendenti di quelle aziende che spesso chiudono dopo la confisca; il patrimonio di edilizia abitativa da destinare, a nostro avviso, alle famiglie indigenti e alle Forze dell’ordine piuttosto che restare inutilizzato e in completo abbandono”.

La proposta di Maggio

Ho chiesto una riunione congiunta della Commissione Antimafia e della Commissione Lavoro per verificare se il governo regionale, insieme all’agenzia nazionale dei Beni confiscati, si possa attivare ponendo in essere una forte azione propositiva nei confronti degli istituti di credito. Un’azione che miri, essenzialmente, a far sì che questi ultimi rendano possibile per le aziende confiscate, e quindi in fase di riorganizzazione della propria attività nella legalità, la continuità di accesso al credito”. Lo afferma il vicepresidente della Commissione lavoro, Mariella Maggio, che oggi ha avanzato la proposta durante l’incontro della Commissione Antimafia con il prefetto Umberto Postiglione, a capo dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati. “L’obiettivo è dimostrare come attraverso la gestione legale dei beni confiscati si possono mantenere sia la qualità produttiva delle aziende sia la tutela dei lavoratori, in attesa che a livello nazionale si definiscano le nuove regole per le gestioni commissariali dei beni confiscati (è ancora all’esame della Commissione Giustizia della Camera il ddl di iniziativa popolare numero 1138 presentato il 13 giugno del 2013) – spiega il deputato Pd -, considerato che uno dei problemi principali che si evidenzia nella gestione di tali beni è la mancanza di risorse, che si dovrebbe risolvere mediante la costituzione di un fondo di rotazione da cui attingere per impedire che le aziende e le attività confiscate chiudano i battenti, con le conseguenti ricadute negative sui lavoratori”.

Il dossier dell’Antimafia

L’Antimafia siciliana sta preparando un dossier contenente alcune denunce raccolte dalla commissione parlamentare dell’Assemblea nel corso di audizioni su presunte anomalie nelle amministrazioni giudiziarie di beni confiscati e sequestrati alla mafia. “Dopo avere completato le trascrizioni – annuncia il presidente dell’Antimafia, Nello Musumeci – provvederemo a trasmettere il documento anche all’autorità giudiziaria”.

Da più parti riceviamo, in audizione, denunce che rivelano la persistenza di molte ombre nella gestione dei beni confiscati alla mafia. Denunce che, dopo  le trascrizioni, trasmetteremo alla magistratura e al ministero dell’Interno per le necessarie verifiche”, ha affermato il presidente della commissione regionale Antimafia Nello Musumeci presiedendo l’audizione che si è tenuta stamattina all’Ars con Postiglione. Musumeci ha lanciato l’allarme su una situazione che ha definito “preoccupante”: “In alcuni casi abbiamo ricevuto denunce di incompatibilità, eccessiva concentrazione di incarichi, in altri tentativi di favorire società o studi professionali vicini all’amministratore – ha aggiunto. “Abbiamo richiamato l’attenzione del prefetto Postiglione su questa realtà che richiede urgenti ed efficaci strategie di revisione normativa”.

“Stiamo elaborando, insieme con la commissione Lavoro dell’Ars, una proposta di modifica della legge nazionale vigente – ha concluso Musumeci –  ponendo particolare attenzione a due problemi: la tutela dei dipendenti di quelle aziende che spesso chiudono dopo la confisca; il patrimonio di edilizia abitativa da destinare, a nostro avviso, alle famiglie indigenti e alle Forze dell’ordine piuttosto che restare inutilizzato e in completo abbandono”.

“Il sistema ha mostrato delle lacune e delle storture, in alcuni casi anche fisiologiche. Il dossier ha un senso solo se si approda – spiega Fabrizio Ferrandelli, uno dei componenti della Commissione regionale – ad una normativa. La denuncia per la denuncia non basta, ecco perché stiamo lavorando per fare un passo in avanti e cambiare la normativa. Serve una legge voto da presentare al Senato e su cui confrontarci con la Commissione nazionale antimafia”.

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