PALERMO – Dirigente tecnico antropologo, dirigente tecnico archeologo, dirigente tecnico paleografo e via così per un totale di 347 posti da dirigente all’assessorato Beni culturali della Regione Siciliana. E poi: assistente tecnico geometra, assistente tecnico etnonaturalista, assistente tecnico restauratore e ancora, per un totale di altri 450 posti di lavoro per diplomati sempre nell’assessorato di piazza Croci a Palermo. Tutto cancellato con un colpo di spugna, in autotutela. Fine dei sogni per i disoccupati, per chi ci aveva creduto, per chi aveva sperato nel ‘Concorsone’ dei Beni culturali.
Diciannove bandi di concorso, con selezione per soli titoli, pubblicati sulla Gazzetta ufficiale della regione siciliana nell’aprile del 2000. Tutti firmati dall’allora assessore Salvatore Morinello, deputato gelese all’Assemblea regionale siciliana entrato nella giunta di Vincenzo Leanza dopo la scissione con il Partito Comunista e dopo aver fondato i Comunisti italiani, partito al quale aderì anche l’attuale governatore Rosario Crocetta, che di Morinello fu pure consulente.
Sono passati quasi quindici anni da allora, dal giorno in cui la notizia si diffuse velocemente in tutta la Sicilia. Ottocento posti di lavoro nella pubblica amministrazione. Una possibilità che fece gola a molti e che portò molti a tentare la sorte: 376.749 le istanze arrivate in assessorato.
I primi ritardi già nel momento di stilare le graduatorie, affidate agli Uffici di collocamento. Gli elenchi provvisori arriveranno soltanto nel 2005, seguiti da una pioggia di ricorsi al Tar. Il colmo? Mentre i concorsi si svolgevano e si aspettavano le graduatorie, anzi, soltanto un mese dopo la pubblicazione dei bandi, l’Ars approva una legge, la numero 10 del 2000 che muta le qualifiche alla Regione, sopprimendo, di fatto, quella di dirigente tecnico, e dando vita così a una “confusione interpretativa” (vanno equiparati ai dirigenti? ai funzionari direttivi?) che ad oggi non è stata ancora risolta, una delle motivazioni per cui il bando è stato annullato.
Gli assunti tra i vincitori di concorso per le varie figure di dirigente furono soltanto 115, inquadrati come funzionari direttivi, con un contratto quindi non dirigenziale nonostante la dicitura espressamente indicata dai bandi. Dei 450 assistenti tecnici nessuno fu richiamato né tantomeno assunto. L’ex assessore di Crocetta, Mariarita Sgarlata, ha provato a prendere le redini della situazione, ma il suo tempo a piazza Croci è stato troppo breve.
Ieri la batosta per tutti coloro i quali ancora aspettavano quella telefonata attesa da quindici anni. L’assessorato per la Funzione pubblica – attualmente senza un assessore alla guida – tenuto conto del tempo trascorso e delle mutate condizioni economiche, sociali e amministrative della Regione, chiede all’assessorato per i Beni culturali se ha ancora bisogno di quelle figure. Ma non essendo più, quelle stesse figure, previste dalle piante organiche degli uffici, l’assessorato risponde negativamente: “Non sussiste più l’interesse alla prosecuzione delle selezioni”. E così, con un colpo di spugna, ecco la fine di tutto.
La Regione decide la revoca in autotutela dei concorsi non ancora completati. Una mossa difensiva contro cause e ricorsi che potrebbero provocare un serio danno economico per le casse, già in difficoltà, dell’amministrazione regionale. Anche contro la revoca in autotutela si può ricorrere al Tar entro dieci giorni.
Il parere dell’esperto
“Il rapporto di lavoro tra pubblica amministrazione e vincitore di concorso – spiega l’avvocato Francesco Leone, legale che si occupa di cause contro l’amministrazione – ha inizio soltanto nel momento in cui si firma un contratto, non quindi al momento della pubblicazione delle graduatorie. La Regione non ha obbligo di assunzione e poteva avvalersi di un margine di tempo discrezionale per decidere come procedere dopo le selezioni. La decisione di annullare i concorsi in autotutela, dunque, è legittima e un’azione legale sarebbe difficile, non impossibile ma difficile. Diverso sarebbe se la Regione avesse, nel frattempo, assunto qualcuno per quelle stesse posizioni senza scorrere le graduatorie dei concorsi suddetti. In quel caso la battaglia legale sarebbe certamente più semplice”.

