PALERMO – Pochi giorni fa, il malore. Al quale sono seguite non troppe manifestazioni di solidarietà. Poi, il ritorno “ruggente” tramite il suo blog: “Sono pronto a ripartire”, ha annunciato Gianfranco Micciché. Ma questa campagna elettorale ha un sapore speciale. È quella del “ritorno” nella coalizione che fa capo a Berlusconi, ma anche quella della “grande fuga” da Grande Sud. Un partito lasciato da alcuni dei fedelissimi del leader.
Onorevole, intanto come sta?
“Meglio, ma non devo eccedere. La tentazione però sarebbe quella di rituffarmi subito nella campagna elettorale”.
Sul suo blog scrive che ha avuto modo di riflettere. Su cosa, in particolare?
“Sulla mia vita. Quella privata, fatta di persone, affetti e amicizie; quella politica, sull’attuale situazione a pochi giorni dal voto”.
Come giudica l’attuale situazione politica, allora?
“Se l’antipolitica è così forte in questo momento un motivo ci sarà. La gente ha bisogno di punti di riferimento. Berlusconi ha sempre dimostrato dimostrato di esserlo, gli altri no. Gli altri che certezze danno agli italiani e ai meridionali in particolare? La sinistra scende al Sud solo in occasione delle campagne elettorali, poi chi si è visto si è visto. Monti non ci si avvicina nemmeno. Ecco perché sono sempre più convinto che un partito come Grande Sud, alleato di Berlusconi, può essere per i meridionali l’unica possibilità di interlocuzione reale con Roma”.
Lei ringrazia anche chi “non” le è stato vicino. A chi si riferisce?
“Mi riferisco proprio a quelle amicizie che si sono deteriorate a causa del cosiddetto ‘panico da opposizione’. È quella sindrome che porta troppo spesso certuni a ‘saltare sul carro dei vincitori’. Un’epidemia che in queste settimane in Sicilia ha mietuto molte vittime”.
Lei dice di avere riscoperto il valore dei rapporti umani. Eppure,
molti suoi ex “fedelissimi” che l’hanno abbandonata, hanno spiegato la
cosa proprio con motivazioni di natura personale (si sono sentiti
traditi, o messi in disparte…). Altri invece hanno evidenziato le divergenze di natura politica…
“La realtà è evidente: tutte queste persone hanno avuto paura di non ottenere un posto di sottogoverno o un ruolo in maggioranza. Si sono fatte ‘comprare’, altrimenti non avrebbero abbandonato Grande Sud”.
Insomma, lei la pensa un po’ come Cascio. Crocetta avrebbe promesso qualcosa in cambio del sostegno al suo governo e al suo movimento.
“Non so se il ‘presidente rivoluzionario’ Crocetta sarà in grado di pagarli, tante sono ormai le bocche da sfamare. A loro ho ripetuto quanto già dichiarato qualche giorno fa: si facciano ‘pagare’ subito perché finite le elezioni potrebbe sorgere qualche problema. D’altro canto, ogni giorno raccolgo le testimonianze di tanti amici di Grande Sud che, anche dai banchi dell’opposizione di un paese di provincia si battono con lo stesso fervore, con altrettanto impegno di quanto io faccia tra i banchi del Parlamento per portare avanti il nostro progetto politico”.
E il suo riavvicinamento al Cavaliere, e conseguentemente alla Lega?
“Le critiche sulla scelta politica di allearsi con Berlusconi e la Lega sono solo buffonate. È un modo per camuffare il cambio di casacca. L’elettore di Grande Sud ha già compreso che l’alleanza con la Lega è un’alleanza voluta per bilanciare, in quello che sarà il futuro governo di centrodestra, le attenzioni dell’agenda politica. La Lega Nord baderà alle esigenze del Nord, noi di Grande Sud ci occuperemo di quelle del Mezzogiorno. La legge elettorale, del resto, impone delle alleanze tecniche. La coalizione capeggiata da Berlusconi è la naturale collocazione per Grande Sud. Siamo nati nel centrodestra e nel centrodestra rimarremo”.
Si può essere autonomisti, meridionalisti, in una coalizione come quella del centrodestra,
alleata della Lega Nord?
“L’errore finora è stato quello di fare le battaglie per il Sud al di fuori della coalizione. La Lega invece è sempre stata al fianco di Berlusconi. Grande Sud rappresenta il giusto bilanciamento tra gli interessi dei territori. E’ un’alleanza che conviene a noi e conviene a Berlusconi, che non sarà più condizionato solo dalla Lega.
”
Torniamo alle cose siciliane. Come giudica le prime mosse del governo Crocetta?
“Tanti proclami e poca concretezza. E aggiungo: molto fumo negli occhi in periodo di campagna elettorale. Il difficile verrà dopo le elezioni, quando alleati e mercenari andranno da Crocetta a chiedere conto e ragione. Per quanto riguarda invece la gestione della macchina amministrativa, Crocetta sta facendo ”girare come trottole” dirigenti e funzionari, ma non sta affrontando il nodo della burocrazia, vero e proprio ‘cancro’ che frena lo sviluppo dell’Isola e scoraggia gli imprenditori ad investire.
Qualcuno, anche tra i suoi ex compagni di partito, oggi dice che il vero “sicilianista” è proprio lui.
“Lo si dice di ogni presidente della Regione. Io finora un sicilianista di sinistra non l’ho mai conosciuto. Da uno che è legato mani e piedi al Pd di Bersani e all’Udc di Casini mi aspetto tutto, tranne del vero autonomismo”.
L’ha chiamata nei giorni scorsi Raffaele Lombardo?
“Sì, è stato tra i primi. Ha anche avuto la fortuna di trovare il telefono libero”.
Quanto sono lontani, oggi, i tempi del 61-0?
“Credo che una vittoria oggi sarebbe ancora più esaltante rispetto al 2001”.

