CATANIA – “Il futuro non si costruisce cancellando le orme del passato, ma guardando al passato e proiettandosi al futuro”. 66 anni, pensionato, padre di tre figli e orgoglioso nonno di quattro nipoti. L’incedere della voce a tratti incerto, mentre ricorda le “indescrivibili condizioni di vita che si vivevano a Maniace” quando lui era solo una ragazzo, tradisce una commozione svelata anche dal luccichio degli occhi. È Salvatore Bevacqua, il primo ad avere annunciato la propria candidatura a primo cittadino del piccolo comune etneo.
La sua è la storia di chi Maniace l’ha visto letteralmente nascere. Lavapiatti a soli 13 anni nel castello dei Nelson, poi cuoco e infine factotum. A 24 inizia la sua avventura politica, animato dalla “voglia di fare qualcosa per cambiare la situazione”, perché profonda era la spaccatura che divideva la vita dentro e fuori il castello: tra le mura il lusso, mentre tra la popolazione mancavano i servizi più essenziali. A spingerlo concretamente colui che da sempre considera il suo maestro di vita: il parroco Nunzio Galati, fondatore nel ’67 di quel Comitato cittadino che nell’81 conquistò l’autonomia del paese dal Comune di Bronte (“ricordo ancora la raccolta firme fatta sotto la neve del ’75”).
“In me porto tutt’oggi quella grinta che avevo nel Comitato cittadino. Ho ancora tanta voglia di fare”. Una carriera politica la sua che ha presagito prima e ascoltato dopo i primi vagiti del comune nebroideo. Sostenuto dal Comitato (di cui sarà vice dal ’74 al ’76 e poi presidente della sezione pro autonomia fino all’81), nel ’73 è nel tris di maniacesi (il secondo) che riesce a sedere al consiglio comunale brontese. Conquistata l’indipendenza, per dieci anni segue le vicende del proprio paese come consigliere di opposizione, espressione della DC. Perse invece le elezioni del ’96 come candidato sindaco, nel quinquennio successivo è presidente del Consiglio comunale. Ad animarlo, sempre, l’obiettivo “di migliorare le condizioni di Maniace”.
“E ora siamo qui. Credo che sia giunta l’ora del cambiamento”. Polemico nei confronti della decennale amministrazione uscente, a suo dire “inerme e servile”, dopo dieci anni ritorna in campo con “Maniace in movimento”, lista civica in cui a incontrasi sono la vecchia guardia e le giovani leve. A scendere in campo al suo fianco tutti i predecessori dell’attuale primo cittadino Salvatore Pinzone Vecchio (alla guida del Comune da ben due mandati): Emilio Conti, Carmelo Lupica Rinato e anche quel Franco Parasiliti che nel ’96 gli soffiò la fascia per un centinaio di voti. Esponenti del vecchio Comitato cittadino accanto ai quali sono ragazzi e ragazze (età media 25 anni), “ancora lindi politicamente”, a mettersi in gioco e a sostenere la sua candidatura. Ed è per metà in rosa la squadra che è stata da poco presentata, perché, afferma Bevacqua, “credo fermamente nella presenza femminile. La donna ha tutta un’altra visione della vita. Una buona amministratrice della famiglia lo è anche della cosa pubblica”.
Un programma elettorale che ha fatto proprie le segnalazioni affidate dagli elettori a “pizzini” colorati. Mancanza di strutture e di attenzione ai giovani. È quanto emerge dai numerosi post-it fatti attaccare alla bacheca della sede durante gli incontri con la cittadinanza. “Certo non possiamo realizzare il libro dei sogni – ammette Bevacqua – ma le cose più importanti credo che abbiano il diritto di rivendicarle”.
“È come se fossimo seduti su un lingotto d’oro e non avessimo niente da mangiare”, ma su tutte la priorità resta la messa in sicurezza dei torrenti. Attraversato dal Martello, dal Cutò e dal Saracena, Maniace ha infatti sperimentato già in passato la furia delle esondazioni e “fanno paura”. Eppure non meno importante è la valorizzazione del territorio. Posta a cavallo tra il Parco dell’Etna e quello dei Nebrodi, con i suoi boschi, i suoi frutteti, gli allevamenti e i corsi d’acqua, la zona è “una delle più belle vallate della Sicilia”, per questo è necessaria anche qualche opera di “maquillage” nel comune, per farla diventare davvero il “giardino dei Nebrodi”, come viene spesso definita. Obiettivo prefisso è allora fare leva su quelli che sono i punti forte del territorio, per creare economia e farsi conoscere: spingendo i coltivatori a unirsi in consorzi e aiutandoli a commercializzare i prodotti all’esterno; incrementando il turismo, che “non deve essere solo quello della domenica”, ma organizzando pullman che facciano visitare i dintorni, facendo assaggiare i prodotti caseari tipici, riproponendo la sagra del suino nero, trasformando “le caratteristiche case rurali risalenti all’epoca della riforma agraria in strutture ricettive”, cercando una sinergia col proprietario del vicinissimo Castello Nelson, il Comune di Bronte (ma in generale con l’esterno “per trarre vantaggi reciproci”), al fine di attirare insieme sempre più visitatori.
Migliorare i servizi anche per le periferie e creare centri di aggregazione per giovani e anziani. Di certo “una criticità di Maniace è l’essere geograficamente sparpagliata”. Sono infatti ben 24 le contrade, di cui 18 ancora abitate. Questo il motivo per cui, di fronte alle difficoltà nel garantire servizi in ciascuna di esse, in programma c’è quantomeno di accordare una maggiore attenzione alle contrade più grandi, potenziando nel contempo i servizi del centro che servano anche alle periferie. E su tutte, in questo caso, la priorità diventa garantire la presenza del medico sull’ambulanza (ad oggi sprovvista), considerati i 13 km che separano Maniace dall’ospedale di Bronte e i 18 che dividono invece questo dalle contrade più lontane. Quasi scontata l’attenzione rivolta a giovani e anziani, visto l’incontro intergenerazionale che “Maniace in movimento” propone con i suoi candidati. In entrambi i casi l’obiettivo è la creazione di appositi centri culturali di aggregazione (oggi inesistenti), perché “solo se si confrontano – dice l’aspirante primo cittadino, riferendosi ai giovani – c’è una crescita civile. Mentre per gli anziani non basta organizzare la gitarella o la ballata, come ha fatto questa amministrazione”, importante è invece farli socializzare, fare loro conoscere, “con l’aiuto dei moderni mezzi”, il mondo che c’è oltre i confini di Maniace.
“Ho cercato di fare prima l’uomo che il politico. E soprattutto la politica delle cose e non le cose della politica, negative”. “Fare politica significa dare un servizio alla comunità” per questo “anche se non verrò eletto, io non mi fermerò”. Nel momento in cui all’orizzonte si prospetta la possibilità di ricoprire la carica di sindaco, è “il servilismo che questa amministrazione comunale ha portato avanti” a preoccuparlo di più “e se vuole glielo sottoscrivo”, aggiunge. “Una forma di servilismo e di clientelismo che annienta la crescita civile e fa aumentare il malumore, per cui qualsiasi sindaco si trovi ad amministrare dopo ha difficoltà, perché il cittadino dice “era meglio quell’altro che mi faceva il favore personale”. Obiettivo primario è invece “allontanare questo modo di agire, perché non basta essere umile con le persone. Chi riveste una carica pubblica deve prima fare valere le regole e da questo punto di vista questa amministrazione comunale – e di nuovo a rimarcare – glielo posso sottoscrivere, di queste regole non ne ha avuto nessuna”. “Non basta aspettare il cittadino e accompagnarlo se ha bisogno. Questo è il clientelismo di cui parlavo”.
Una lunga chiacchierata, fatta di ricordi, analisi e propositi. E alla fine l’ultima domanda “come dovrebbe comportarsi un politico che non rispetta il proprio programma?”. “Non tanto dimettersi quanto avere il coraggio di dire la verità “non ci sono riuscito”. E la risposta si amplia fino ad abbracciare l’attuale amministrazione che “nel 2005 (all’inizio del suo primo mandato, ndr) se n’è uscita con la strada di Longi, che avrebbe dovuto collegare i due Parchi. Certo, l’idea era bella e su questo ci hanno giocato, sono stati degli ottimi venditori di fumo, ma se uno ha in mente di realizzare un’opera, allora si ci mette e la fa, mentre in dieci anni è rimasta lettera morta”.
Ma del resto, come afferma il primo candidato, “ognuno vende il proprio prodotto”. Starà alla cittadinanza, il 31 maggio e il primo giugno, scegliere a chi accordare la propria fiducia.

