PALERMO – Un insospettabile fisioterapista, Giovan Battista Ciulla, si sarebbe sobbarcato il peso di raccogliere le macerie della famiglia mafiosa di Monreale, azzerata con il blitz del 2013.
Arrestati Vincenzo Madonia, Carmelo La Ciura e Giuseppe Lucido Libranti, Ciulla, fino ad oggi incensurato, prese il potere in virtù della sua amicizia con il genero di La Ciura. E così il semplice soldato divenne generale. È stato lui stesso, intercettato dai carabinieri, a descrivere il suo ruolo: “… nemmeno prima me ne potevo uscire… perché purtroppo non è una cosa di ora.. è una cosa di sempre… solo che prima io… partivo nel momento del bisogno”. E il suo interlocutore chiosava: “Il soldato è diventato generale”.
A completare l’organigramma sarebbero Onfrio Buzzetta (imprenditore edile e capo decina di Pioppo), Giuseppe Giorlando (già arrestato nel blitz Apocalisse) e Nicola Rinicella, altro imprenditore e pure lui incensurato. Dalle indagini è emerso che a volere Ciulla al potere sarebbero stati i boss di San Giuseppe Jato che gli affiancarono, come supervisore, il capo decina Giuseppe D’Anna che, per suggellare l’accordo, scelse Ciulla come suo compare d’anello.
Insediati i nuovi vertici sarebbe partita una stagione di danneggiamenti. Il più eclatante fu l’incendio della macchina della figlia del vecchio capo, Vincenzo Madonia. Troppo esuberante il comportamento di Ciulla per passare inosservato. Non si presentava alle riunioni e non gestiva bene il denaro. E così arrivò il richiamo di Gregorio Agrigento, il capo mandamento di San Giuseppe Jato.
