Egr. sott. Puglisi, anche questo suo articolo, come quasi tutti quelli che ho avuto il piacere e l'onore di leggere, è pura poesia, toccante e commovente. Tralasciando, per il momento, la mia opinione sulla totale assenza delle Istituzioni su cui mi sono sempre espresso, credo che, purtroppo, non sarà facile raggiungere il cuore di ragazzi delle Zen che "camminano" armati: la questione, a mio avviso, è di carattere culturale. Il contesto nel quale il “ragazzo che cammina armato” è nato e cresciuto gli ha impartito i “valori” della ingiustificata prevaricazione, della violenza, della criminalità, dell’odio. Si, certo, senza un apparente perché, senza un “giustificato” motivo ma, più banalmente e più semplicemente, per dare sfogo ad una rabbia repressa o a qualcosa che ci somiglia, ma che ci sfugge, avendo avuto ciascuno di noi la “fortuna” di appartenere alla società civile, nonostante i tutti i suoi limiti e tutti i suoi difetti. Oltre il contesto sociale, ancor peggio, c’è il contesto familiare: un ragazzo che commette un crimine punibile con un ergastolo (si appura già tramite intercettazioni ambientali negli istituti di pena) viene “consolato” dai propri cari e rassicurato che la condanna sarà limitata nel tempo. Non ci sono parole utili alla “rieducazione”, bensì l’incoraggiamento a mantenere vivo l’orgoglio. Del resto, essendo cresciuto in una famiglia dove i valori e l’educazione sono indirizzati al disprezzo di tutto ciò che rappresenta lo Stato, non avendo altri termini di confronto, credo che sia quasi scontata la condotta quotidiana del ragazzo che cammina armato, non capacitandosi perché mai dovrebbe fare diversamente. Non vorrei apparire ripetitivo rispetto a precedenti miei commenti, ma rimango fermamente convinto che la totale assenza delle Istituzioni ed il totale abbandono del territorio, sono i principali responsabili morali del degrado morale che ha colpito al cuore il quartiere dello Zen e, purtroppo per tutti noi, non soltanto lo Zen, non soltanto tutti i quartieri di periferia, ma adesso anche il resto della città.


Arrivo’ Mandrake e sentenzio’….ma mi faccia il.piacereeee!!!!!….alla Toto’….
La sanità pubblica in Sicilia è già roba da Paese dell’Africa centrale subshariana, o poco meglio. Soprattutto in determinate zone. In Sicilia, più che altrove, la salute è un “diritto” solo per chi ha soldi e/o rapporti che gli consentono di usufruire della sanità privata.
La sanità pubblica in Sicilia è vergognosamente inesistente, quasi dannosa ed è figlia di tutti i governi che si sono succeduti nel tempo! Noi abitiamo in una terra bellissima ma nelle mani sbagliate e non se ne uscirà mai!
Non amo il PD, non credo di avere nulla in comune con Bonaccin ma con provo tristezza e rammarico di aver lasciato la Romagna dopo cinque anni che mi hanno consentito di toccare con mani quella che è la loro sanità senza contare tutto il resto della vita che li si svolge.
La differenza cruda:loro spendono in regione per la sanità il 90% delle entrate da noi si spende il 10% delle entrate il resto è da ripartire.
Chi dici????????????Posti al cimitero esauriti. Quando votate mi raccomando la santuzza dell’onorevole che darà posti di lavoro a pagamento per tremesi ai costri figli
Bonaçcini pensasse alla sua romagna continuamente sott’acqua. Non si curi della Sicilia già malandata di suo anche grazie al suo “compegno” crocetta.