Valenza e il monopolio del cemento| Imprenditori alla corte del ras - Live Sicilia

Valenza e il monopolio del cemento| Imprenditori alla corte del ras

Le inchieste e i processi che lo hanno coinvolto non hanno frenato la scalata dell'imprenditore di Borgetto, nel Palermitano, arrestato ieri. I suoi affari andavano a gonfie vele.

MAFIA - L'INCHIESTA
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PALERMO – Arrestato, scarcerato e processato. A volte assolto, altre condannato. Di vicissitudini giudiziarie Benedetto Valenza ne ha attraversato parecchie. Di certo, però, non gli hanno impedito di diventare il ras delle forniture di calcestruzzo in una grossa fetta della provincia di Palermo.

I carabinieri del gruppo di Monreale lo hanno arrestato con l’accusa di intestazione fittizia di beni. Gli arresti domiciliari sono stati concessi a Filippo Scrozzo e Giuseppe Giamo, anche loro di Borgetto. Sotto sequestro, la “Euro Calcestruzzi” di Filippo Scrozzo&C snc, di cui Valenza sarebbe il dominus occulto.

Le carte dell’inchiesta sono zeppe di nomi di imprenditori che a Valenza si sono rivolti per le forniture. Alcuni per scelta, altri perché il nome di Valenza avrebbe rotto le regole del mercato, dando vita a una sorta di monopolio per le forniture. E nelle carte ci sono pure i nomi dei padroncini, piccoli autotrasportatori che solo rivolgendosi a Valenza avrebbero ottenuto delle commesse.

L’imprenditore è figlio di Salvatore e nipote di Erasmo Valenza, entrambi inghiottiti dalla lupara bianca nel 1983 e considerati legati al capomafia di Cinisi, Gaetano Badalamenti. Nel 2000 Valenza fu assolto dall’accusa di mafia. Nonostante il verdetto, i giudici facevano rilevare la sua vicinanza ai fratelli Leonardo e Vito Vitale, boss storici di Partinico. Una vicinanza che costò a Valenza la sorveglianza speciale per tre anni e la confisca, ormai definitiva, di beni e società riconducibili a lui, alla moglie e alla figlia.

Nel 2005 Valenza è tornato in carcere. Ancora una volta, però, fu assolto dall’accusa di avere fatto parte della famiglia mafiosa dei Vitale e di tentata estorsione. Tornò libero nel 2007. Non tardò a reinserirsi nel settore delle forniture di cemento, stavolta coinvolgendo la madre Flora Camilli. Ed è proprio per l’intestazione fittizia di un impianto alla mamma che Valenza è stato arrestato nel 2009 e condannato con sentenza definitiva. Nel corso delle indagini furono sequestrati l’impresa Camilli Flora, la Calcestruzzi Lo Bello Salvatore di Castelvetrano, la Calcestruzzi Timpa Salvatore di Balestrate e la società 2P Trasporti di Alcamo.

Nel febbraio 2009 a Valenza sono stati concessi gli arresti domiciliari che nel 2012 sono stati commutati in affidamento in prova ai servizi sociali. Passaggio necessario, un posto di lavoro fisso e Valenza è stato assunto alla “Simone Cucinella legnami” di Partinico. Quattro mesi dopo, un nuovo arresto – gli furono concessi i domiciliari – nell’ambito dell’inchiesta sul presunto utilizzo di cemento depotenziato per il porto di Balestrate. Meno di venti giorni dopo, però, il tribunale del Riesame annullò la misura cautelare. Una volta rimesso inn libertà, Benedetto Valenza avrebbe ripreso gli affari di sempre. E così, già nel settembre 2012, raccontava che “a Villagrazia di Carini abbiamo portato pure il ferro e ne ho altri clienti che aspettano a me per il ferro… pacchetto completo (cemento e ferro ndr)”. Che fosse lui il gestore di fatto dell’impianto di Borgetto emergerebbe anche dalla telefonata di un piccolo autotrasportatore che, diceva, “ho questa macchina e ho bisogno di girare”. E Valenza non gli chiudeva la porta in sfaccia: “Nino, oggi sono qua a Borgetto, ho un sacco di cose da fare, eventualmente lunedì verso sera, appena mi sbrigo ti telefono”.

Era Valenza a stabilire il prezzo del materiale come emergerebbe dalla conversazione con un costruttore di Partinico. Quest’ultimo si era rivolto a Scrozzo: “Non mi stai trattando bene”. E Scrozzo se n’era lavato le mani: “Parla con Benny che vuoi”.

Partinico, San Giuseppe Jato, ma anche Cinisi, Castellammare del Golfo e Porto Empedocle: gli ordinativi a Valenza giungevano da più parti. A volte sarebbe stato lui stesso a presentarsi nei cantieri per convincere, e i suoi metodi sarebbero stati persuasivi, un imprenditore a non rifornirsi altrove.


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Commenti

    Chiamare questi delinquenti “imprenditori” è un’offesa agli imprenditori.
    Chiamateli ignoranti trafficanti/traffichini, ma non imprenditori.

    … caso mai “PRENDITORI”…

    Facce da “Wanted”, manca solo la taglia.

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