Non volete ancora capire che il Policlinico di Palermo dovete chiuderlo . Non funziona nulla.

Non volete ancora capire che il Policlinico di Palermo dovete chiuderlo . Non funziona nulla.
Meno eroi, più orologi a cucù.
Siamo abituati agli schiaffi salutari che la chiesa cattolica propone ai politici locali al governo, politici che per altro da sempre millantano appartenenze cattoliche, meno frequenti e forse altrettanto salutari sono le domande che la chiesa dovrebbe farsi sulla propria di presenza, sia in termini di servizi che un tempo erano capillari, mi riferisco a salesiani e vincenziani per esempio, sia ad un certo modo di vivere le fede in luoghi dove alla sobrietà che ti aspetti da una presunta povertà si oppone una ostentazione di ricchezza arrogante e pacchiana che non si capisce cosa abbia a che fare con il messaggio di Cristo. Per farla breve oltre ai servizi pubblici ormai totalmente assenti o rassegnati si associa una chiesa, che da quanto visto in questi giorni sembra affollare più i quartieri bene che le periferie e che in luoghi come lo zen e brancaccio sembra più un oggetto da vandalizzare come una qualsiasi panchina, tranne quando serve ad un video di matrimoni, battesimi etc. Ci dica la Curia cosa ha in campo allora, oltre alle critiche sacrosante ma anche facili, ai politici e alla classe dirigente locale che in gran parte si dice appunto cattolica
È necessario che si risvegli quel "flusso di coscienza " profondo che sensibilizzi le anime soprattutto dei giovani, il FUTURO. Era il tempo delle "donne dei lenzuoli" era il tempo di Biagio , il tempo del Risveglio delle coscienze, del senso di responsabilita', il tempo della Fiaccolata, preghiera laica delle Persone. Solidarietà alla cara Persona Ferrandelli.
Già nel 2017 il G. L. del Tribunale di Marsala si pronunciò in tal senso su ricorso ex art. 700 c.p.c.dell' avv. Erasmo Foraci.
Nelle condizioni date e con il senno di ciò che è successo finora, ha ragione Calenda. Se ci fosse stata o fosse alle viste una classe politica regionale adeguata, allora Calenda avrebbe torto.
Quando si tratta di difendere lo strumento giuridico-istituzionale (lo Statuto) che tanto significativamente contribuisce al loro potere politico personale, i politici siciliani mettono da parte le loro divergenze (vere o inscenate) e sono tutti sulla stessa linea d’onda: lo Statuto non si tocca, il problema non è lo Statuto ma il fatto che “Non è mai stato applicato” adeguatamente…vecchi luoghi comuni e vecchia retorica. La stessa retorica che, ai fini della difesa dello Statuto (cioè dei privilegi che lo stesso garantisce di fatto alle classi dirigenti locali) attinge a piene mani ad ad un nutrito armamentario di amenità, alcune delle quali fanno capolino nelle parole di Cirillo e La Vardera : Statuto come strumento di “autodeterminazione” dei siciliani, espressione del loro “diritto di governarsi”; Sicilia trattata come “colonia” dalla cattivissima Roma… Tutte chiacchiere.
Calenda (che in generale non apprezzo) in questo caso ha ragione; anzi, a dire il vero io ho idee ancora più radicali delle sue. Ritengo che sarebbe opportuno non solo abolire lo Statuto, ma anche commissariare la Regione, affidandone l’amministrazione a soggetti non siciliani.
Analisi perfetta Massimo Russo ,che condivido pienamente
Va dato atto a Calenda della sua coerenza.Quando alle ultime regionali ha candidato presidente ad Armao, aveva visto giusto su come distruggere lo statuto……
Condivido l’idea del commissariamento
Calenda ha pienamente ragione, l’ autonomia regionale serve solo a qualche migliaio di politici e affiliati, non serve certamente al comune cittadino siciliano che ne sopporta solo costi e inefficienze.
dc e la vardera insieme, pensino a risolvere i problemi dei prossimi mesi (munnizza, acqua, viabilità, incendi ecc ecc) che poi sono quelli di sempre grazie al loro statuto