PALERMO – I giorni trascorsi lontano dalla politica, l’ultima Finanziaria “nella quale la Dc ha mantenuto fedeltà al governo”, l’attesa per un “chiarimento” con il governatore Schifani in chiave Giunta, il “cannibalismo politico” degli alleati del centrodestra e, infine, il rigetto delle accuse formulate nei suoi confronti dalla procura di Palermo. Carmelo Pace, capogruppo della Democrazia cristiana all’Ars, parla per la prima volta in una intervista da quando il partito è stato scosso dall’inchiesta che lo vede tra gli indagati.
Partiamo dal vostro ruolo nel centrodestra, la Dc è ancora in maggioranza?
“Di certo lo siamo stati, con grande lealtà e responsabilità, dal 2022 alla Finanziaria appena approvata. Ben 122mila siciliani hanno votato per la Dc e, contestualmente, anche per Schifani presidente. In linea con quel voto, il comportamento e le espressioni di voto del gruppo parlamentare in aula e nelle commissioni, dall’insediamento e fino all’ultima Finanziaria, sono stati riconosciuti da tutto il Parlamento come leali e coerenti nei confronti del governo, della maggioranza e del presidente. Un atteggiamento di correttezza e lealtà all’Esecutivo, rispettoso del presidente della Regione e del nostro elettorato che nelle urne ci diede un mandato chiaro: stare nel centrodestra accanto a Schifani”.
Ma dallo scoppio dell’inchiesta siete fuori dalla Giunta, scenario che non sembra destinato a cambiare viste le ultime dichiarazioni del presidente della Regione.
“Per quasi 50 giorni sono stato volutamente lontano dall’agone politico. Il gruppo parlamentare ha fatto dei passaggi, anche con il presidente Schifani, e mi è sembrato di capire che non sono state adottate scelte definitive”.
Qual è allora la realtà?
“Durante i lavori per la Finanziaria, nel corso di un breve incontro, il presidente Schifani e i miei colleghi del gruppo parlamentare si sono dati appuntamento a dopo le feste per fare chiarezza e per capire come continuare insieme questo percorso. Consuetudine vuole che chi siede nel governo lo faccia in quanto parte della maggioranza, e viceversa. Se le cose per il presidente Schifani, o per gli altri partiti della coalizione, sono cambiate o cambieranno, in quel caso vorrà dire che non saremo stati noi ad uscire dalla maggioranza. Potremo soltanto prendere atto di una decisione non nostra”.
In questa Finanziaria siete stati accanto al governo fino al voto finale, l’alleanza non sembra messa in discussione.
“Anche in occasione della recente approvazione della legge Finanziaria il voto della Dc è stato fondamentale e univoco. E alla luce del margine ristretto con cui è stata approvata la manovra, il nostro voto è risultato decisivo. Anche prima di questo voto, Schifani ha avuto prova massima della nostra lealtà sia in occasione della mozione di sfiducia, dove ha ottenuto il sostegno della Dc nonostante il ritiro delle deleghe ai nostri due assessori, sia per la manovra quater. In quella occasione il presidente ci chiese di uscire dall’aula: abbiamo rappresentato le nostre perplessità di fronte a quella presa di posizione, ma fummo leali, così come la Lega e Forza Italia. Il risultato politico, però, fu sotto gli occhi di tutti (diverse norme delle variazioni di bilancio caddero con il voto segreto, ndr). Ribadisco: siamo stati leali anche quando questa lealtà ci è costata cara perché potevamo restare in aula e difendere, come centrodestra, le norme che avevamo portato avanti assieme al governo”.
Voi chiedete il reintegro in Giunta, se questo non dovesse avvenire pensereste di avere subito un tradimento?
“Credo che il presidente in questi ultimi sviluppi sia stato indotto dagli eventi e dalle inevitabili dinamiche politiche. Segnalo però che una eventuale fuoriuscita della Dc dalla coalizione di governo ridurrebbe considerevolmente i numeri della stessa maggioranza e questo non aiuterebbe l’azione di governo. Spero che questo pensiero sia condiviso anche dalle altre forze della coalizione. Se esiste veramente il tentativo politico di lasciarci fuori lo capiremo in occasione del chiarimento con il presidente, ma io sono sicuro che ancora una volta troveremo le ragioni per stare insieme”.
Sta alludendo al fatto che qualcuno nel centrodestra stia lavorando contro la Dc?
“Le posso dire che nelle ultime settimane, visti gli eventi, non c’è un solo eletto della Dc, dai consiglieri comunali ai deputati, che non sia stato contattato. Di certo questi ultimi giorni ci hanno lasciato una forma di cinismo e cannibalismo politico. Le faccio io una domanda: un’eventuale estromissione definitiva dal governo, con la conseguenza di una maggioranza numericamente più risicata, a chi gioverebbe politicamente? A lei le valutazioni…”.
Il rischio che il gruppo Dc all’Ars possa sfaldarsi comunque esiste.
“Non posso negare che stiamo attraversando un momento delicato e complesso, ma il gruppo parlamentare ha mostrato e continua a dimostrare senso di responsabilità. Fino ad oggi abbiamo espresso tutti la volontà di continuare a stare insieme e di prendere le decisioni unanimemente, come ribadito più volte nei nostri incontri. Tutto questo nonostante le sirene ammaliatrici lungo il percorso”.
L’intergruppo con i deputati di Cateno De Luca potrebbe aiutarvi nel tentativo di restare uniti e chiedere il reintegro in Giunta? Com’è nata questa idea?
“Si tratta di una mera ipotesi di lavoro ancora in fase embrionale”.
Lavorate anche in prospettiva elezioni 2027?
“Anche questa attualmente è solo un’ipotesi che, in caso di realizzazione, potrebbe rivelarsi elettoralmente interessante. Ad oggi, però, è presto per parlarne. Al momento non c’è nulla di concreto se non uno scambio vicendevole di intenzioni. Credo che sarà molto interessante la manifestazione del 18 gennaio a Caltagirone, dove siamo stati invitati a partecipare”.
Ma non sarebbe l’Udc la vostra destinazione naturale?
“Non si può escludere nulla. Siamo in una fase di seria riflessione politica e gli eventuali percorsi politici futuri li vogliamo condividere e metabolizzare con la nostra base, i nostri iscritti, i nostri eletti e i nostri amministratori”.
Passiamo all’inchiesta che la vede tra gli indagati. Lei è accusato di corruzione. Secondo la Procura avrebbe portato del denaro, venuto fuori dalle tasche di un imprenditore, all’allora dg del Consorzio di bonifica Sicilia occidentale Giovanni Tomasino che avrebbe dovuto assicurare dei vantaggi all’imprenditore in future gare dell’ente.
“Ho già risposto nelle sedi opportune respingendo le accuse. Ho piena fiducia nel lavoro della magistratura”.
Ha qualcosa da rimproverarsi? Al di là dell’aspetto strettamente giudiziario e legato al codice penale, ritiene di avere avuto qualche atteggiamento troppo ‘leggero’?
“Lei stesso ha ricostruito l’accusa che mi viene fatta. Se quest’accusa fosse vera non saremmo di fronte ad una leggerezza, ma ad una ipotesi di reato. Ma, ripeto, ho già risposto nelle sedi opportune”.

