Carruba e Marco, i due "registi" |"Così saccheggiavano il Bellini"

Carruba e Marco, i due “registi” |”Così saccheggiavano il Bellini”

Intercettazioni, analisi dei conti correnti, indagini sui movimenti di denaro. Ecco il sistema scoperto dalla Guardia di Finanza.

le carte dell'inchiesta The Band
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CATANIA – Giuseppa Agata Carruba avrebbe “saccheggiato” le casse dell’Istituto musicale Bellini dal 2007 al 2016 di milioni di euro. Per i magistrati è la mamma della consigliera Erika Marco il “perno centrale” del sistema illecito con cui sono state svuotate le casse del conservatorio dedicato al “cigno” catanese. Una vicenda “squallida”, la descrive la pm Di Marco, che ha “provocato il collasso dell’ente”. L’istituto Bellini sarebbe stato per la Carruba “una sorta di bancomat personale dal fondo illimitato cui attingere – scrivono gli inquirenti – per ogni esigenza, dall’acquisto di vestiti, di beni mobili e immobili per se e i familiari e pagare i debiti delle aziende di famiglia”.

La Guardia di Finanza ha analizzato ogni movimento bancario, ogni mandato di pagamento, ogni impegno di spesa che proveniva dall’Istituto Bellini dal 2007 al 29 febbraio 2016 ed è riuscito attraverso una complessa attività investigativa a ricostruire il presunto sistema predatorio che aveva come “maestri d’orchestra” la responsabile della ragioneria e il marito (e imprenditore) Fabio Marco. I militari guidati dal comandante scoprono uno “scenario delittuoso inquietante” in cui opera “un reticolo di società” da utilizzare per il “lavaggio” delle somme “sottratte” all’Istituto musicale. “I coniugi Marco sarebbero i principali artefici – si legge negli atti della magistratura – Carruba e Marco si sarebbero avvalsi di amici intimi e di imprenditori compiacenti per occultare distrazioni di denaro”. I soldi sarebbero stati trasferiti attraverso “falsificazione di registri e documentazione” alle aziende, presunte fornitrici del conservatorio, ma poi sarebbero tornati nelle tasche della famiglia Marco. “Le somme confluite sui conti correnti e sui depositi a risparmio delle imprese – spiega la magistratura – spesso sarebbero tornati nella disponibilità dei coniugi (o dei loro familiari o dell’impresa familiare Icomit srl) medianti complessi e plurimi passaggi di denaro attraverso prelievi e riconsegna del denaro. Somme decurtate – secondo l’accusa – delle percentuali che spettavano al riciclatore di turno”.

Per anni la Carruba avrebbe potuto agire senza alcun problema, anche perché l’ex direttore amministrativo Francesco Bruno non avrebbe approntato le dovute verifiche. E’ proprio il funzionario nel corso di una intercettazione con il segretario generale del Comune di Catania Antonella Liotta ad ammettere “che ho firmato pure la mondezza”. Bruno, che ha letto sui giornali la notizia dell’indagine, parla di una situazione “da arresto”, ma alla Liotta assicura che non “poteva immaginare” quanto stava accadendo in quanto aveva “la massima fiducia” nella Carruba. Fiducia, infatti, che evidenzia anche al nuovo direttore amministrativo dell’Istituto Musicale Vincenzo Bellini Clara Leonardi che invece fa scattare una precisa denuncia. Non potevano certo passare inosservati alla nuova dirigente i pagamenti anomali e gli importi esorbitati sborsati a favore dei dipendenti. Ma oltre questo il “giochetto” è stato palesato quando un funzionario di banca ha chiesto alla Leonardi “lumi” su un mandato di pagamento su cui era posta la sua firma, falsificata dalla Carruba. Fatto che l’indagata avrebbe ammesso alla Leonardi  durante un incontro fuori dal palazzo di via Sacro Cuore: giustificando il comportamento per “gravi difficoltà economiche”.

Mandati di pagamento con causali varie, mandati per gli emolumenti mensili dei dipendenti, mandati per “indennità di funzione”, versamenti di contributi. Erano diversi gli “artifizi” in cui la Carruba sarebbe riuscita a “svuotare le casse” del conservatorio al fine di arricchire se stessa e altri dipendenti, tra cui “le sue amiche” (così le definisce la magistratura) Lea Marino e Vita Marina Motta, Le due donne che poi ammettono le proprie colpe e restituiscono le somme “ingiustamente” percepite. Ma non dimentichiamo gli altri dipendenti “beneficiari” del sistema architettato dalla Carruba, come Paolo Di Costa, Roberto Russo, Elisa Sciacca e Francesca Romano. Un collega parlando con la Marino descrive Di Costa come “quel pezzo di merda che si è fottuto i soldi”. Non è la sola intercettazione che per la Gip Cercone sarebbe un fondamentale riscontro investigativo.

Si parla di “perseveranza criminale” nelle carte dell’inchiesta The Band. Gli indagati non avrebbero avuto “remore a saccheggiare le casse” dell’Istituto Bellini e tutto sarebbe stato giustificato da uno snodato “arricchimento personale”. Inequivocabile un’altra intercettazione. Placido Anastasi, parlando con un collega o della Marino o della Motta, afferma: “C’è una che ha nove appartamenti… si è comprata nove appartamenti a Catania, tutti affittati agli studenti… e ogni appartamento gli frutta unite mille e cinquecento euro al mese”.


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