“Te la senti di stare con me e Diana?”, è il testo di un messaggio inviato tramite Whatsapp, la risposta era: “Dipende”. Comincia così lo scambio di messaggi WhatsApp tra Alessia Pifferi e un uomo, classe 1966, residente a Cenate Sopra in provincia di Bergamo, indagato per corruzione di minorenne: l’accusa è che l’uomo e la donna possano aver coinvolto in giochi sessuali la piccola Diana, motivo per cui ieri gli agenti della squadra mobile hanno effettuato una perquisizione nella casa del 56enne.
Un storia che aggiunge elementi agghiaccianti alle accuse nei confronti di Alessia Pifferi, in carcere per omicidio volontario aggravato dopo aver lasciato morire di stenti la bambina di appena 18 mesi, abbandonandola per sei giorni a luglio nella sua casa.
“Nudi sotto il piumone…abbracciati…e Diana che dorme” scrive lui nei messaggi che risalgono allo scorso 20. “Siiii” è la risposta della donna. E poi la richiesta su cui si basano le accuse. “Ti piace baciare? Ma posso anche davanti a Diana?” dice l’uomo. “Certo che puoi”, risponde Alessia.
Poi arrivano le domande da parte della donna che scrive: “Te la senti di stare con me e Diana? O vuoi che porti Diana dalla baby sitter? Dimmi tu”. Fino all’ultima affermazione da parte dell’uomo che scrive: “Voglio baciare anche Diana”. E la risposta: “Lo farai”. È in questo periodo, la primavera del 2022, che Pifferi ha una serie di incontri con diversi uomini ed è stata lei stessa ad ammettere di aver lasciato la figlia sola in casa per alcuni weekend, prima per poche ore e poi per giorni interi. Dalle indagini risulta che la frequentazione tra i due fosse continuata fino a maggio. L’uomo è sposato e ha una figlia.
Gli inquirenti hanno sequestrato cellulari e pc all’uomo, alla ricerca di immagini o fotografie con minori. Ma anche di messaggi, chat e qualsiasi altra comunicazione con Pifferi, oltre che di materiale che possa allargare e consolidare le accuse. Nelle scorse settimane era emersa anche un’altra novità nella vicenda. I primi esiti delle analisi tossicologiche sul corpo della piccola avevano accertato la somministrazione di benzodiazepine, non nel sangue ma nei capelli: il sospetto è che le gocce le venissero somministrate per stordirla, per prevenirne i pianti e gli strepiti.

