Covid, Caritas: "A Catania quaranta per cento interventi in più" - Live Sicilia

Covid, Caritas: “A Catania quaranta per cento interventi in più”

Il rapporto dell'organizzazione: "La pandemia ha complicato la situazione occupazionale, facendo crescere le richieste"
SOLIDARIETÀ
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CATANIA – Aumentano del quaranta per cento gli interventi dell’Help Center della Caritas alla Stazione Centrale di Catania: lo fare sapere la stessa organizzazione, che in una nota aggiunge: “La pandemia ha inciso sui flussi migratori e sulla popolazione straniera residente a Catania, complicando la situazione occupazionale e facendo crescere le richieste in Caritas”. Sono in contrazione gli stranieri residenti censiti nell’area metropolitana etnea (-0,8% tra 2019 e 2020). Stabile il dato relativo al comune di Catania: 13.622 stranieri residenti censiti, circa 800 unità in più rispetto al 2019.

I dati sono il risultato di una un’analisi che ha incrociato dati dell’Osservatorio Diocesano delle Povertà e delle Risorse, dell’Istat e del XXX Rapporto Immigrazione 2021 ‘Verso un noi sempre più grande’ di Caritas-Migrantes. In calo a livello nazionale i movimenti migratori (-17,4%), così come una generale flessione per movimenti interni tra comuni e da e per l’estero. Si tratta, scrivono gli autori del rapporto Caritas-Migrantes, della componente specificatamente demografica dell’impatto che il virus ha avuto sulle vite degli stranieri in Italia, che poi può essere allargato anche in riferimento ad altri importanti indicatori come la tenuta occupazionale.

Per la Caritas di Catania “la pandemia ha pesato fortemente anche sull’economia e quindi sulle condizioni di vita delle persone”. A fronte di numeri sostanzialmente stabili di popolazione straniera residente, sono cresciute le richieste degli stranieri all’Help Center. “Molti cittadini stranieri ascoltati hanno chiesto un aiuto all’Help Center – ha spiegato Sarah Zimbili, assistente sociale e referente della struttura – perché nell’anno della pandemia si sono trovati a perdere lavoro e casa. Prima riuscivano a sopravvivere tra un lavoro stagionale e l’altro, poi sono stati travolti dalle chiusure e dalla cessazione di molte attività”.


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