CATANIA – Mario Poidomani, il presunto capo di un cartello di trafficanti di cocaina e crack – autonomo rispetto alle organizzazioni malavitose catanesi e operante a Librino – aveva le idee chiarissime su come muoversi. Il suo ‘segreto’ era creare piccoli punti di spaccio. Una sorta di front office della droga.
L’innovazione applicata allo spaccio era quella di piazzare videocamere al posto delle vedette, e fare in modo che i venditori di droga, con i clienti, non avessero alcun contatto. Le sue istruzioni erano chiare: “…Tipo la banca, la prima porta, pom! Entri, chiudi, neanche apri, apri lo sportelletto e li vedi neppure in faccia…”.
Le istruzioni per l’uso
Nelle intercettazioni dei carabinieri, di una indagine coordinata dalla Dda e concretizzata nelle pagine del gip Sebastiano Fabio Di Giacomo Barbagallo, ci sono le istruzioni per l’uso. A darle è proprio Poidomani, che parla con uno dei piccoli spacciatori. Il reclutamento è nella fase del “corteggiamento“.
E allo spacciatore che nicchia, quando gli viene proposto di aprire un punto di spaccio a casa sua – perché un vicino, “quello dopo di me”, sostiene, “è sbirro” (espressione dispregiativa che a Catania può voler dire tante cose) – Poidomani dice di non preoccuparsi. Se la vedono loro. O al massimo cambia casa. Interviene un altro uomo: “Non ti preoccupare ce la sbrighiamo noi… ci parliamo noi altri… ci parlo io…!”
“Ti faccio guadagnare i soldi”
A quel punto però interviene Poidomani: poco più che 30enne, sa bene che non ci sono soluzioni in questi casi. Un appartenente alle forze dell’ordine non va infastidito, né tanto meno minacciato.
“Ti faccio guadagnare i soldi… – propone – affittati un’altra casa casomai“. A quel punto lo spacciatore ci comincia a pensare. “Sai cos’è siccome non sono da solo, c’è anche mia mamma… vediamo che… ora parlo con lei”. E la risposta: “Facciamo una cosa, io ti do cento euro e tu ti affitti una casa”.
I lavori per i punti di spaccio
Poi s’inizia a lavorare per la realizzazione di questi punti di spaccio, case adibite alla vendita di droga. Di queste case, polizia e carabinieri, in questi mesi ne hanno scoperte diverse a Catania. Non sembra proprio un’idea originalissima, ma Poidomani ci crede. Dà addirittura il via ai lavori. “Ci vogliono 600 euro”, gli dice un “amico”, evidentemente rispettandolo. “600 euro solo per il materiale”. “Intanto tieni questi – replica Poidomani – per adesso devi fare solo il cancello”.
L’obiettivo, però, è creare una specie di gabbia dentro la casa. “Tipo la banca, la prima porta, pom! Entri, chiudi, neanche apri, apri lo sportelletto e li vedi neppure in faccia…incomprensibile… nel porticato da dietro…”. Ma le immagini delle telecamere, chiede, si devono vedere dal cellulare.

