CATANIA – È stato a un passo dalla morte. Dentro una maschera, dove sentiva il flusso continuo e costante di ossigeno, ha vissuto sulla carne e nell’anima la lotta per la vita. E alla fine ce l’ha fatta. Giovanni Magrì, avvocato ed ex carabiniere dell’arma, è stato contagiato dal coronavirus lo scorso mese. “Era il 18 novembre. È stato il vertice della fine”, dice. Per una serie di patologie di cui soffre e che lo hanno obbligato anche a lasciare la divisa, Magrì non si è vaccinato. Il covid lo ha colpito duramente. “Sono arrivato al Cannizzaro con 40 di febbre. Sono stato letteralmente aggredito dall’amore dei medici che mi hanno assistito. Prima mi hanno fatto l’infusione di monoclonali, ma non è bastato”, spiega l’avvocato. Quando hanno fatto la tac i polmoni erano devastati.
“Sono stato in uno stato di pre-coma per cinque giorni – racconta Giovanni Magrì – i medici hanno valutato se fosse il caso di intubarmi. Poi non l’hanno fatto e mi hanno messo una maschera facciale come quella che usano i sub”. Una scelta che per l’avvocato ha rappresentato una seconda rinascita. In quei giorni Giovanni Magrì ha sperimentato “il totale abbandono” e ha in qualche modo riscoperto la “fede in Dio. Ho lasciato lo spazio alle emozioni negative come la rabbia e la vendetta – confessa – al sentimento liberatorio del perdono”. “Questa esperienza, che io definisco una fermata obbligatoria dell’autobus nella mia vita, mi ha permesso di avere una seconda famiglia. Che sono i medici del reparto covid del Cannizzaro. Dalla persona che puliva le stanze, agli infermieri, ai medici, al primario”. Per l’ex militare la parola famiglia è ‘sacra’. Lui ha avuto la fortuna di trovare due genitori che lo hanno “salvato con il loro amore” adottandolo. “Erano tutti bardati, ma ho potuto vedere i loro occhi che sono la finestra dell’anima”. “Angeli di Dio”, così li descrive Magrì.
Il direttore della Pneumologia Covid Sandro Distefano è andato a trovare l’avvocato. “Un giorno ho sentito bussare ed era il direttore del reparto”, ricorda. Un calvario quello vissuto dall’ex carabiniere parmense, che vive da decenni a Catania, che gli ha dato una sorta di “seconda vita”. Uno dei momenti più commoventi e forti per Giovanni durante il ricovero è stato quando una dolce infermiera, con molta delicatezza, gli ha chiesto se potevano farsi un selfie. “Un dono enorme”, racconta l’avvocato ancora emozionato nel parlarne. Quella foto è diventata virale sui social. Ancora Giovanni Magrì non si è totalmente ristabilito, però è potuto tornare a casa. E lì passerà le feste. Ma siccome il Natale si trascorre in famiglia, l’avvocato ha deciso che porterà a quegli angeli vestiti di bianco un panettone in corsia.

