CATANIA – “Catania è nostra e non di Cosa nostra”. E solo uno degli slogan urlati durante il partecipato corteo organizzato a Catania in occasione della giornata della memoria delle vittime di mafia dell’Associazione Libera che si è celebrato lo scorso 21 febbraio. Gli alunni delle scuole hanno sfilato lungo via Etnea intonando ritornelli che siamo abituati a sentire durante le proteste di piazza e che sono stati rimodulati per questo evento. Al corteo non poteva mancare Dario Montana, il fratello del poliziotto Beppe ucciso dalla mafia e che si è costituito parte civile nel processo Ciancio per quel “necrologio negato” dal direttore de La Sicilia. In rappresentanza del Comune l’assessore alla legalità Rosario D’Agata.
Cartelloni, striscioni, lenzuola con impressi i nomi di chi ha lottato per la legalità, di chi con il proprio lavoro ha scoperchiato affari illeciti, malaffare, collusione, di chi semplicemente ha scelto da che parte stare ed è stato condannato a morte. A morte dalla mafia. Magistrati, poliziotti, carabinieri, giornalisti, semplici cittadini, uomini e donne. Tutti uccisi dalla lurida criminalità organizzata. I nomi sono stati scritti con un pennarello su alcuni palloncini che poi prenderanno il volo.
Quando viene intonato “chi non salta un mafioso è…!”, inizia una danza tra gli alunni e gli studenti. E ai bordi dei marciapiedi si vede chi inizia a saltare trascinato dall’energia che sprigionano i giovani catanesi in corteo. Una scintilla di legalità, magari seguendo l’esempio di Peppino Impastato. “La mafia è una montagna di merda”, che lo sappiano tutti.



