CATANIA – “Il bene di mio figlio non può consistere in un suo trasferimento in comunità”. Lo ha detto la mamma del ragazzino di 12 anni, che i giudici hanno affidato in via esclusiva al padre ma che non sente ragioni e vuole rimanere assieme a lei. Ieri la Corte d’appello di Catania doveva decidere sull’ulteriore richiesta del padre: trasferire il ragazzino in una casa-famiglia, come una sorta di ‘atto intermedio’ che avrebbe poi preluso al trasferimento nella casa paterna.
Una decisione a cui si oppone il piccolo e a cui si è opposta seccamente anche la madre. La donna è assistita dagli avvocati Giuseppe Lipera e Graziella Coco, dinanzi alla sezione Minori e Famiglia della corte etnea, presieduta da Massimo Escher, consiglieri a latere Antonella Resta e Sabrina Lattanzio. E dinanzi ai giudici ha ribadito la propria disponibilità a garantire stabilità, continuità affettiva e pieno sostegno al percorso di crescita del ragazzo.
Il termine ai legali per le memorie
I giudici a quel punto hanno rinviato tutto dando un termine ai legali delle parti di depositare memorie. Memorie che serviranno, peraltro, a comprendere se la richiesta del padre debba intendersi come l’attuazione del dettato dei giudici o una domanda ex novo. Sul verdetto che affida in via esclusiva al padre il minore, infatti, pende ricorso in Cassazione dei legali della mamma. Ricorso che sarà discusso il prossimo 5 maggio.
“Ieri – spiega l’avvocato Lipera – la Corte di Appello ha sentito e fatto discutere tutte le parti. Era altresì acquisito il parere scritto del Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Catania, il quale ha concluso chiedendo il rigetto dell’istanza del padre, evidenziando come il trasferimento del minore presso una casa-famiglia non rappresenti il preminente interesse né un’esigenza attuale del ragazzo, il quale peraltro, proprio quest’anno, ha intrapreso un nuovo percorso scolastico frequentando la prima classe della scuola secondaria di primo grado”.
La presenza dei servizi sociali in aula
La Pg avrebbe inoltre richiamato la pendenza del giudizio di legittimità, cioè l’attesa del pronunciamento della Cassazione. All’udienza erano presenti anche i Servizi Sociali del Comune di Catania, che hanno riferito in merito al persistente e fermo rifiuto del minore di trasferirsi presso il padre. E, su richiesta della Corte, hanno sottolineato la disponibilità di una casa alloggio nel Comune di San Gregorio, non essendovi disponibilità nel Ragusano.
I difensori della madre a quel punto hanno tornato a opporsi a ogni ipotesi di collocamento del minore in comunità. “Riteniamo che questa soluzione non risponda al suo superiore interesse e che sarebbe gravemente pregiudizievole sotto il profilo affettivo, relazionale e scolastico”.

