"A Catania troppe donne nel silenzio della povertà e della violenza"

“A Catania troppe donne nel silenzio della povertà e della violenza”

L'intervento di Concetta Raia già deputata regionale dem
25 NOVEMBRE
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2 min di lettura

CATANIA – La mancanza di diritti molto spesso rappresenta una forma di violenza, soprattutto se si parla di violenza domestica e violenza economica. Infatti la dignità economica delle donne è un diritto fondamentale ed è il primo passo per prevenire ogni forma di violenza.

In Sicilia la condizione pensionistica delle donne rappresenta una vera emergenza sociale, che alimenta forme di violenza poco visibili ma profondamente radicate. La violenza economica.
Un fenomeno diffuso in molte province della regione e che non risparmia Catania, dove migliaia di pensionate vivono in condizioni di forte vulnerabilità, spesso tali da impedire autonomia personale e familiare.

Secondo il Rendiconto sociale INPS 2023, nella provincia di Catania si contano 234.974 pensionati, di cui 118.952 donne. Pur essendo la maggioranza, le pensionate percepiscono pensioni più basse e spesso insufficienti. Il Quadro Economico Previdenziale 2024 indica una spesa complessiva di 4,77 miliardi di euro l’anno, con un importo medio annuo di 14.182 euro, valore che per le donne è ancora più ridotto a causa di carriere lavorative storicamente fragili, precarie o discontinue.
A livello regionale, il gender gap pensionistico sfiora il 40%, con una pensionata che può arrivare a percepire quasi la metà di un uomo.

Questa precarietà economica si traduce in una condizione di dipendenza che spesso impedisce alle donne anziane di allontanarsi da relazioni violente o manipolatorie. Molte non possono permettersi un affitto, non dispongono di risparmi o reti di sostegno e rischiano la povertà assoluta in caso di separazione.
È una violenza silenziosa che non lascia lividi, ma limita libertà e dignità: la violenza economica.

Alle spalle di queste pensioni minime vi sono anni di lavori saltuari, impieghi a nero, part-time involontari, lavoro di cura non retribuito e interruzioni dovute alla carenza di servizi familiari. L’effetto cumulativo si traduce oggi in assegni insufficienti per una vita dignitosa, aggravati dal caro-affitti e dall’aumento del costo della vita.

È urgente che la politica regionale e nazionale intervenga riconoscendo la violenza economica come parte integrante della violenza di genere e adottando misure strutturali:
1. aumento delle pensioni minime per le donne con carriere discontinue.
2. riconoscimento dei periodi di cura come contributi utili.
3. sostegni economici e abitativi per le donne anziane che vogliono uscire dalla violenza.
4. potenziamento dei centri antiviolenza con servizi dedicati alle pensionate.
5. politiche per il lavoro femminile stabile in Sicilia.

A Catania, come nel resto dell’isola, troppe donne vivono il doppio silenzio della povertà e della violenza domestica. La dignità economica delle donne è un diritto e la base per prevenire ogni forma di violenza.


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