Catania, uccise e bruciò il rivale in amore: ergastolo definitivo

Catania, uccise e bruciò il rivale in amore: ergastolo definitivo

Catania, uccise e bruciò il rivale in amore: ergastolo definitivo
La Cassazione ha ritenuto inammissibili i ricorsi della difesa (nella foto, la vittima Massimo Pappalardo)
OMICIDIO DEL 2015
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CATANIA – Si scrive l’ultima pagina di una vicenda giudiziaria che ha lasciato scossi e increduli per le modalità dell’omicidio. Massimo Pappalardo, giovane pizzaiolo acese, è stato ammazzato con 4 colpi di pistola, bruciato e poi abbandonato in una Toyota Aigò nelle campagne etnee. Tutto per un’insana e criminale gelosia.

La condanna all’ergastolo nei confronti di Ignazio Sciuriello è diventata definitiva. La Corte di Cassazione, I sezione penale, ha dichiarato infatti inammissibili i ricorsi proposti dalla difesa che avevano impugnato la sentenza della Corte d’Assise d’Appello. Erano stati condannati in secondo grado anche Giuseppe Sciuriello a 3 anni (per concorso nella distruzione di cadavere) e Massimo Distefano a 24 anni (per concorso nell’omicidio). 

Tutto risale alla primavera del 2015. Ignazio Sciurello non avrebbe accettato la relazione di Pappalardo con la sua ex. E così avrebbe deciso di eliminare il suo rivale. Il killer ha attirato il pizzaiolo nella sua abitazione e dopo averlo colpito con 4 pallottole ha ordinato ai suoi complici di far sparire il corpo. Che è stato bruciato all’interno dell’auto della vittima. I carabinieri trovarono il corpo carbonizzato in una scarpata nelle campagne di Paternò.

L’imputato dopo l’omicidio si rese irreperibile. Ma grazie alle indagini dei carabinieri fu arrestato nell’ottobre del 2015 nei sobborghi di Parigi con il supporto della polizia francese. 

Ad inchiodare Sciurello i filmati degli impianti di video sorveglianza raccolti dagli investigatori – sotto il coordinamento della procura etnea – e l’esame incrociato dei tabulati telefonici. Accertamenti tecnici da cui gli inquirenti hanno ricostruito quanto accaduto quella sera di marzo di sei anni e mezzo fa.

L’accusa nel processo di primo grado è stata rappresentata dai pm Norzi e Molè, in appello invece dalla pg Rosa Miriam Cantone.

La Corte di Cassazione ha confermato pure le statuizioni civili disposte in favore dei familiari, costituiti parti civili con gli avvocati Enzo Mellia, Piero Continella, Paolo Saladdino, Giuseppe Lo Faro, Micaela Menzella, Tiziana Leonardi e Salvatore Di Dio.

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