PALERMO – Troppe assenze nei banchi del centrodestra all’Ars e i lavori slittano. Un film già visto ma che evidentemente piace così tanto ai deputati che nella seduta di mercoledì 8 aprile lo hanno proiettato ancora una volta in ‘Sala’ d’Ercole.
L’impasse del centrodestra all’Ars
Ci è andato di mezzo un ddl su sanità e politiche socioassistenziali. All’interno c’era un intervento contro l’endometriosi. Ne hanno fatto le spese anche le 387 famiglie dei lavoratori Almaviva che attendono di agganciare al treno di questo ddl una norma per vincolare il bacino di lavoratori al progetto del numero unico 116117.
I banchi vuoti sul lato destro di Sala d’Ercole fotografano lo stato di salute di una maggioranza che preferisce evitare la conta a Palazzo dei Normanni. Una paura che ha bloccato, di fatto, in questi mesi l’attività legislativa. Se si esclude il passaggio ‘tecnico’ sulla variazione di bilancio approvata a fine marzo con il Consolidato 2024,gli altri provvedimenti si sono schiantati su un muro di divisioni divenuto sempre più grande.

Che cosa turba le notti del centrodestra
Diversi i nodi da sciogliere nella coalizione: su tutti il rimpasto, con la gara interna a Forza Italia e le richieste della Dc di rientrare in Giunta. Tutto questo senza dimenticare la richiesta di un secondo assessore avanzata dal Mpa e le mire di FdI sulla sanità. A corollario anche le ‘scaramucce’ sulle elezioni amministrative di maggio. Sala d’Ercole, insomma, appare come lo specchio di una coalizione che al momento preferisce altre modalità di dialogo interno.
La ‘palude’ dell’Ars
Le stesse variazioni di bilancio approvate a fine marzo erano state accantonate appena cinque giorni prima in un’aula che appare sempre più come una palude per la coalizione di governo. La scelta fu del presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, in virtù delle troppe assenze in aula. Galvagno preferì evitare i patemi di un eventuale voto segreto che avrebbe rappresentato un serio problema per il governo Schifani.
Dopo qualche giorno, con il governatore presente in aula, il via libera ai due provvedimenti e l’ok anche ad alcuni debiti fuori bilancio. Questi ultimi passati ancora una volta con voto segreto, chiesto però dal capogruppo di Forza Italia Stefano Pellegrino.
Il viaggio a vuoto di Rosetta Cirrone Cipolla
Il clima, quindi, non è dei migliori nel centrodestra. Il campanello d’allarme nella giornata di mercoledì 8 aprile era arrivato in tarda mattinata con la mancata ratifica, da parte della commissione Verifica poteri, dell’insediamento di Rosetta Cirrone Cipolla. Si tratta della consigliera comunale di Niscemi che deve sostituire il deputato forzista Michele Mancuso, costretto agli arresti domiciliari.
Mancanza del numero legale in commissione e giuramento d’aula rinviato, con tanto di delusione per amici e parenti giunti da Niscemi fino a Palermo. Nel pomeriggio il nulla di fatto di Sala d’Ercole per la misura che istituisce all’ospedale Umberto I di Enna il terzo centro regionale per il trattamento dell’endometriosi. È la goccia che fa traboccare il vaso. “Vergogna”, urla dal podio si Sala d’Ercole la forzista Luisa Lantieri, mentre Gianfranco Miccichè sottolinea. “La politica ha mollato”.
Centrodestra in affanno anche nelle commissioni
Il giorno prima le divisioni della coalizione erano emerse anche in commissione Bilancio, con il nulla di fatto sulla norma per i lavoratori Almaviva. Soltanto due i deputati di centrodestra pronti a votare l’emendamento per il reimpiego dei lavoratori 116117: Marianna Caronia e Marco Intravaia.

Un andazzo che va avanti da tempo nelle commissioni del Parlamento regionale, dove i distinguo e le prese di posizione non si contano più. È accaduto anche con la nomina di Salvatore Iacolino a dg del Policlinico di Messina. Sono state necessarie tre sedute della commissione Affari istituzionali per dare il via alla nomina, arrivato comunque con un 5-5 sul quale è stato determinante il voto del presidente Ignazio Abbate. Quella designazione è comunque saltata per le vicende giudiziarie che hanno coinvolto il manager.
Terzo mandato, una doppia ferita ancora aperta
In aula, con la meritevole eccezione del ddl su Comiso città della Pace, le cose non sono andate meglio nel recente passato. Resta ancora aperta, infatti, la doppia ferita inflitta dai franchi tiratori sul terzo mandato ai sindaci. La norma, bocciata nell’ambito del ddl Enti locali, venne riproposta su input della Lega e ancora una volta bocciata.
Il clamore di quel secondo voto contrario convinse ancora una volta Galvagno ad evitare il peggio per il ddl di riforma della dirigenza regionale. Il disegno di legge venne così dirottato nuovamente in commissione per evitare, almeno per quella volta, lo stesso film con identico finale.

